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Alfa Romeo 156, la storia della berlina Auto dell’Anno 1998

L’Alfa Romeo 156 con le sue 680.000 vendite complessive è stata una delle Alfa Romeo di maggior successo della storia. La 156 è stata presentata nel 1997 e nel 1998 è stata eletta Auto dell’Anno.

Le berline fanno parte della storia ultracentenaria dell’Alfa Romeo. L’ottava puntata della saga delle “Storie Alfa Romeo” è dedicata proprio ad una berlina di successo, ovvero la 156 prodotta dal Biscione tra il 1997 ed il 2005. Quest’auto ha riscosso un grande successo testimoniato dalle 680mila vendite, numeri che fanno della 156 una delle Alfa Romeo di maggior successo della storia.

Alfa Romeo 156, una berlina di successo

Presentata alla stampa internazionale nel 1997, al Centro Cultural de Belém di Lisbona, l’Alfa Romeo 156 diventerà una berlina di successo. Le intenzioni dell’azienda sono state dichiarate fin dall’inizio: creare una berlina che unisca l’eccellenza di stile a un comportamento dinamico ineccepibile, in perfetto equilibrio tra prestazioni e handling. L’auto è nata inizialmente a trazione posteriore, ma fin dagli inizi, l’ipotesi della trazione anteriore ha affascinato i progettisti.

Alfa Romeo 156, 1997
Alfa Romeo 156 del 1997

Alfa Romeo a trazione anteriore

L’idea di un’Alfa Romeo a trazione anteriore si affacciò nel primo dopoguerra. Satta Puliga e Busso erano convinti delle potenzialità di questa soluzione e avviarono un programma di sviluppo che puntò a fare della 1900 la prima trazione anteriore della Casa. L’azienda decise però di andare in un’altra direzione: All’inizio degli anni cinquanta si iniziò a pensare a una “vetturetta” Alfa Romeo, la “V”, una trazione anteriore per cui vennero studiati diversi tipi di motorizzazione.

Nessuno di questi progetti arriverà però all’industrializzazione. La decisione fu solo rimandata. Alfa Romeo volle allargare la gamma con un modello al di sotto della Giulietta: una compatta “tutto avanti” in grado di far decollare i volumi.

Alfa Romeo Alfasud, 1972
Alfasud del 1972, al prima Alfa Romeo a trazione anteriore

A seguire il nuovo progetto l’azienda richiamò Rudolf Hruska, il “padre” delle Giuliette. A lui Alfa Romeo affidò una doppia responsabilità: disegnare contemporaneamente la nuova vettura e lo stabilimento in cui deve essere costruita. Così nasque l’Alfasud, la prima trazione anteriore Alfa Romeo.

Alfasud, la storia della prima trazione anteriore Alfa Romeo.

Alfasud nacque “da foglio bianco” e “da prato verde”: fu uno dei non frequenti casi in cui una fabbrica di automobili vene progettata e costruita per produrre uno specifico modello. La vettura non aveva vincoli tecnici da rispettare, se non essere fedele ai suoi obiettivi di prodotto. “Era scontato che fosse a trazione anteriore. E doveva essere un’utilitaria di lusso, una vettura a 5 posti con bagagliaio molto capiente”. Così Hruska descrisse il progetto qualche anno dopo.

Il motore 1.2 litri “boxer” (a cilindri contrapposti) venne preferito al 4 cilindri in linea perché più basso, e più adatto a un profilo aerodinamico. L’inedito body due volumi nacque per migliorare l’accesso al bagagliaio, che raggiunse 400 litri anche grazie alla posizione del serbatoio, collocato sotto il sedile posteriore anziché tra sedile e vano bagagli. Una impostazione innovativa, funzionale e sicura che fece subito scuola.

Alfasud, Salone di Torino, 1971
Alfasud al Salone di Torino nel 1971

Alfasud fu la prima commessa importante di Giorgetto Giugiaro e si rivelò un grande successo commerciale. Per rispettare tutti i vincoli di spazio e dimensione, il giovane stilista inventò la caratteristica “coda alta” e la collegò al frontale aerodinamico con una linea semplice e filante.

Alfasud entrò in produzione nel 1972, l’anno in cui il Marchio superò il milione di unità dalla fondazione. Da sola riuscì quasi a eguagliare questo record, con 900.925 esemplari prodotti tra il 1972 e il 1984 (senza contare le versioni Sprint). Fu l’Alfa Romeo più venduta di sempre.

Alfa Romeo acquistata dal Gruppo Fiat nel 1986

Nel 1986 l’IRI (proprietaria di Alfa Romeo dal 1933) cedette il Marchio al Gruppo Fiat e come in tutti i processi di integrazione industriale i primi anni furono dedicati alla razionalizzazione delle catene produttive e di fornitura. Negli anni ottanta, per tutte le Case la parola d’ordine fu “sinergie”. Processo e prodotto furono sempre più standardizzati. Molti componenti vennero condivisi per ragioni di costi. Ai designer si chiese di rispettare vincoli rigidi (come le dimensioni dell’anello porte), che condizionò fortemente la creatività.

Negli anni successivi, queste regole si allentarono. Gli automobilisti non amavano l’eccesso di omologazione, e andarono alla ricerca di auto più riconoscibili. La personalità del Brand tornò a pesare nella scelta. Fu una svolta che cambiò la storia della progettazione auto di fine secolo.

Alfa Romeo ritorno alle origini

Per Alfa Romeo fu un ritorno alle origini. Il primo passo per rilanciare le caratteristiche distintive del Marchio fu far rinascere Alfa Corse, la gloriosa scuderia dove aveva mosso i primi passi anche il giovane Enzo Ferrari. Nel 1993, la 155 GTA partecipò al DTM, il campionato turismo in Germania e lo vinse con Nicola Larini che arrivò primo in 11 gare su 20 e riportò Alfa Romeo sul gradino più alto del podio del Nürburgring.

Antonino La Vecchia
Alfa Romeo 155 GTA pilotata da Antonino La Vecchia

Ancora più importante fu il contributo del design. La 164 del 1987, prima ammiraglia a trazione anteriore del Marchio fu firmata da Pininfarina, ma da quel momento in avanti fu sempre più importante il ruolo del Centro Stile Alfa Romeo.

Ad Arese cambiarono le tecnologie, cambiarono le persone, cambiò il processo. Vennero introdotti nuovi sistemi “computer-assisted” per la progettazione e il prototyping. Il team del Centro Stile venne integrato nelle piattaforme progettuali e partecipò a tutte le scelte tecnologiche perché quello che è funzionale deve anche essere bello e viceversa. Forma e sostanza vanno sempre insieme: è la “bellezza necessaria” Alfa Romeo.

Alfa Romeo 164, 1987
Alfa Romeo 164 del 1987

Al Centro Stile non venne commissionato un modello soltanto, ma il progetto di una gamma completa. E in pochi anni il sogno si avverò. Nel 1995 il Marchio portò nel segmento “C” una inedita due volumi (la 145), a cui l’anno successivo affiancò la versione due volumi e mezzo (la 146). Seguirono le sportive GTV e Spider, realizzate in collaborazione con Pininfarina. Ma la vera svolta fu con la 156.

Alfa Romeo 156, la storia, com’era

Lo stile dell’Alfa Romeo 156 fu un sorprendente mix di forza, innovazione e classicità. Lo scudo riprese importanza e proiettò le sue linee sul cofano. In vista frontale, i parafanghi “cadono sulle ruote” a filo carrozzeria, per comunicare robustezza e aderenza a terra. Il rapporto tra superfici vetrate e metallo fu più da coupé che da berlina.

Scomparvero le maniglie posteriori, integrate in modo quasi invisibile nella cornice dei finestrini, e la fiancata pulita evidenziò il profilo slanciato e dinamico della vettura. “Sembra che si muova anche quando sta ferma” commenta de’ Silva.

La 156 riprese la ricerca cromatica che già era stata caratteristica di Carabo e Montreal. I designer Alfa Romeo trovarono ispirazione nella collezione del Museo, conservata nello stesso edificio di oggi: osservando il colore della 8C 2900 B del 1938 inventarono l’azzurro “Nuvola”,ottenuto con una vernice micalizzata a più strati che dà alla vettura riflessi iridescenti.

Alfa Romeo 156, 1997
Alfa Romeo 156 del 1997 con il suo azzurro “Nuvola”

156 fu un’auto straordinaria anche dal punto di vista tecnico. Ai progettisti venne chiesto di sviluppare il concetto di “sportività evoluta” combinando potenza, leggerezza e controllo. È da sempre la formula della guida Alfa Romeo. Per raggiungere questo obiettivo, vennero introdotti nuovi materiali (come il magnesio e gli acciai “tailored blank”), vennero progettati sistemi di sospensioni molto raffinati (come il quadrilatero alto anteriore), venne soprattutto dedicata una cura particolare alla messa a punto meccanica, per esaltare lo handling e la precisione delle traiettorie.

La 156 mise tutti d’accordo: è la berlina più divertente da guidare della sua generazione. E la sua versione sportiva vinse ben 13 titoli in 10 anni nei campionati Turismo.

Alfa Romeo 156 motori benzina Twin Spark e diesel JTD

Al lancio i propulsori furono sei. Il V6 Busso venne affiancato da tre motori “Twin Spark” che per la prima volta combinarono la doppia accensione (una tecnologia già utilizzata da Giuseppe Merosi nel 1914) con quattro valvole per cilindro.

Alfa Romeo 156, 1997
Alfa Romeo 156 montava motor benzina Twin Spark e diesel JTD

Secondo le regole del mercato europeo di allora l’offerta a benzina prevalse ma queste regole stavano per cambiare. Sarà proprio Alfa Romeo a dare inizio alla rivoluzione: la 156 è la prima auto del mondo a lanciare il “common rail”.

I giornalisti che provarono le versioni 1.9 e 2.4 JTD a Lisbona rimasero a bocca aperta: per la prima volta i motori diesel offrirono prestazioni, silenziosità e comfort “da benzina”.

Alfa Romeo 156 premio Auto dell’Anno 1998

L’Alfa Romeo 156 convinse il pubblico e la critica e nel 1998 portò per la prima volta in casa Alfa Romeo il premio internazionale “Auto dell’Anno”. La sorella minore 147 (che condivideva non solo il “family feeling” stilistico, ma anche pianale, sospensioni e motori) la seguirà pochi anni dopo, vincendo lo stesso premio nel 2001.

Foto 8 puntata Storie Alfa Romeo dedicata alla 156

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