Ferrari Luce telaio 0 ecco chi l’ha comprata a 40 milioni di dollari
Ferrari Luce Telaio 0: chi è Herbert Wertheim, l'uomo che ha pagato 40 milioni di dollari per la prima elettrica di Maranello
La Monterey Car Week 2026 verrà ricordata a lungo negli annali dell’automobilismo da collezione, e non solo per le solite berlinette d’epoca che ogni anno si contendono il palcoscenico californiano. Quest’anno il vero protagonista è stato un esemplare decisamente contemporaneo, uscito dalle linee di Maranello appena qualche mese fa: la Ferrari Luce con telaio numero zero, il primo esemplare mai assemblato della prima vettura completamente elettrica nella storia del Cavallino Rampante.
Battuta all’asta da RM Sotheby’s, questa Luce “Chassis 0” ha raggiunto la cifra record di quaranta milioni di dollari, circa trentaquattro milioni e mezzo di euro al cambio attuale, diventando così l’auto di nuova produzione più costosa mai aggiudicata in un’asta pubblica. Dietro questa cifra sbalorditiva si nasconde una storia personale altrettanto sorprendente, quella di Herbert “Herbie” Wertheim, ottantasettenne imprenditore e filantropo americano che negli ambienti del collezionismo automobilistico si sta ritagliando una fama tutta sua.
Ferrari Luce telaio 0
La Ferrari Luce e il valore del telaio zero
Prima di entrare nel merito della figura di Wertheim vale la pena ricordare perché proprio questo esemplare abbia generato un’asta così accesa. La Ferrari Luce, sigla interna Type F222, rappresenta una svolta epocale per la casa di Maranello: è infatti la prima Ferrari di serie a trazione esclusivamente elettrica, oltre che il primo modello a cinque posti mai realizzato dal marchio. Il progetto, sviluppato anche grazie alla collaborazione con Sir Jony Ive e Marc Newson del collettivo di design LoveFrom, ha introdotto un linguaggio stilistico radicalmente diverso rispetto alla tradizione sportiva del Cavallino, con superfici essenziali e un’architettura a quattro porte pensata per la massima versatilità.

Sotto la scocca convivono quattro motori elettrici indipendenti, uno per ruota, capaci di erogare complessivamente oltre mille cavalli e di spingere la vettura da zero a cento chilometri orari in poco più di due secondi, con un’autonomia dichiarata che sfiora i cinquecento chilometri grazie a un pacco batterie da centoventidue chilowattora.

L’esemplare aggiudicato da Wertheim non è una Luce qualunque acquistata in concessionaria, ma il telaio zero, cioè la primissima unità realizzata dalla catena produttiva, quella che convenzionalmente precede anche l’esemplare numero uno destinato alla vendita commerciale. Nel mondo del collezionismo Ferrari il telaio zero ha da sempre un valore simbolico enorme, perché rappresenta il punto di partenza fisico e storico di un intero modello, l’oggetto che in futuro musei e collezionisti si contenderanno come reperto fondativo di un’epoca. A questo si aggiunge la versione Tailor Made, il programma di personalizzazione più esclusivo offerto da Ferrari, che in questo caso ha vestito la vettura con una livrea totalmente bianca sia nella carrozzeria (Madreperla Semi-Gloss) sia negli interni (Perla Le Mans con dettagli in Grigio Corvara), una scelta cromatica insolita e proprio per questo memorabile.
Chi è Herbert Wertheim, il miliardario dal cappello rosso
Dietro l’offerta record c’è una figura tutt’altro che scontata nel panorama dei grandi collezionisti di supercar. Herbert Wertheim, conosciuto da tutti come Herbie, è nato a Filadelfia nel 1939 da una famiglia della classe operaia che si trasferì poi in Florida per gestire un piccolo panificio. Ragazzo dislessico e ribelle, a soli diciassette anni si arruolò nella Marina degli Stati Uniti pur di sfuggire a un destino da riformatorio, un episodio che lui stesso racconta come il primo bivio importante della sua vita. Dopo il servizio militare lavorò come ingegnere alla NASA prima di dedicarsi agli studi di optometria, la disciplina che gli avrebbe cambiato radicalmente il futuro.

La svolta arrivò nel 1969, quando Wertheim fu il primo al mondo a dimostrare clinicamente che la luce ultravioletta è responsabile della formazione della cataratta e provoca danni gravi alla retina umana. Da questa scoperta scientifica nacque un’invenzione che oggi diamo per scontata ogni volta che indossiamo un paio di occhiali da sole con lenti scure o protettive: la prima tintura in grado di assorbire i raggi UV applicabile alle lenti in plastica. Su questa intuizione Wertheim costruì la Brain Power Inc., azienda che nel tempo è diventata il più grande produttore mondiale di tinte ottiche e prodotti chimici oftalmici, permettendogli di accumulare oltre cento brevetti personali nel settore.
Il patrimonio di Wertheim, stimato da Forbes in circa cinque miliardi di dollari, non deriva però soltanto dai laboratori di ottica. Fin dagli anni Settanta l’imprenditore ha reinvestito costantemente gli utili della sua azienda nel mercato azionario, guadagnandosi negli ambienti finanziari l’appellativo di Warren Buffett dell’ottica. Tra le operazioni più fruttuose ci sono gli acquisti di pacchetti azionari di Apple e Microsoft realizzati letteralmente nei giorni delle rispettive offerte pubbliche iniziali, titoli che ha tenuto in portafoglio per decenni, oltre alla posizione di maggiore azionista individuale di Heico, colosso dell’aerospazio e dell’elettronica. A completare il ritratto di un personaggio fuori dagli schemi c’è anche l’immagine pubblica di Wertheim, sempre riconoscibile per la giacca rossa e il caratteristico cappello a falda larga dello stesso colore, un dettaglio diventato ormai il suo tratto distintivo alle aste più importanti del mondo.
Non è la prima volta: il precedente della Daytona SP3
Quella della Ferrari Luce non è la prima incursione di Wertheim nel mondo delle aste di Ferrari da record. Appena un anno prima, sempre durante la Monterey Car Week, l’imprenditore americano si era già aggiudicato per ventisei milioni di dollari un’altra vettura unica del Cavallino, l’ultimo esemplare della serie limitata Daytona SP3 in versione Tailor Made, numerato “599+1” a chiudere idealmente la produzione delle seicento unità previste. Quella vettura si distingueva per una livrea bicolore giallo Modena in fibra di carbonio con dettagli neri lucidi, e al momento della vendita rappresentò la Ferrari di nuova produzione più costosa mai battuta all’asta, un primato che la stessa Luce Telaio 0 ha ora superato ampiamente.

Questo doppio precedente racconta molto del modo in cui Wertheim interpreta il collezionismo automobilistico: non tanto come semplice accumulo di oggetti rari, quanto come veicolo di filantropia su larga scala. In entrambi i casi, infatti, l’intero ricavato delle aste è stato devoluto alla Ferrari Foundation, l’ente benefico legato alla casa di Maranello che finanzia programmi educativi dedicati alle discipline scientifiche e tecnologiche per i giovani talenti di tutto il mondo. Nel caso specifico della Luce Telaio 0, come spiegato durante l’asta da Massimiliano Di Silvestre, Chief Marketing and Commercial Officer di Ferrari, i fondi raccolti contribuiranno al finanziamento dell’M-Tech Alfredo Ferrari Campus, una struttura da cinquantaduemila metri quadri la cui apertura è prevista per il 2029 e che sarà interamente dedicata alla formazione dei giovani ingegneri e tecnici del futuro.
Un acquisto controverso ma dal significato simbolico
Va detto che la Ferrari Luce non ha convinto tutti fin dal debutto, tanto da essere stata criticata anche da figure storiche legate al marchio come l’ex presidente Luca Cordero di Montezemolo, che ha espresso più di una perplessità sull’estetica essenziale scelta per la prima elettrica di Maranello. Proprio per questo il risultato dell’asta ha sorpreso non pochi osservatori del settore, alimentando un dibattito acceso tra chi vede in questa cifra la dimostrazione che il jet set internazionale non acquista tanto il design in sé quanto l’esclusività assoluta e la possibilità di entrare nella storia del marchio, e chi invece considera quaranta milioni di dollari una valutazione sproporzionata per un modello ancora privo di un vero e proprio pedigree sportivo.

Al di là delle polemiche, resta il fatto che la vicenda della Luce Telaio 0 conferma quanto il mercato del collezionismo Ferrari continui a muoversi su logiche proprie, spesso lontane dalle valutazioni tecniche pure e più vicine a dinamiche di prestigio, unicità e beneficenza. Con questo secondo acquisto record in appena dodici mesi, Herbert Wertheim si conferma oggi una delle figure più influenti e generose nel panorama delle aste automobilistiche di fascia altissima, capace di trasformare la propria passione per il Cavallino Rampante in un contributo concreto a favore della formazione delle nuove generazioni.
Anche, Nicole, la ex moglie di Wertheim è famosa per le sue generose donazioni arrivando a circa 300 milioni di dollari. Lo sarà anche la figlia Erica? C’è da dire che il miliardario americano ha potuto beneficiare in entrambi i casi di una notevole agevolazione fiscale potendo detrarre quasi tutta la cifra degli acquisti delle Ferrari poichè devoluti in beneficenza, sicuramente con gli affari ci sa fare!
Le altre sue donazioni includono:
- $ 100 milioni a Baptist Health South Florida, maggio 2026.
- $ 50 milioni all’Università della Florida
- $50 milioni a UC Berkeley
- $ 100 milioni alla salute dell’Università della Florida
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