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Enel X e Google, il TAR conferma la maxi multa

Dopo la sentenza dell'Antitrust, Google perde anche nel ricorso. Il TAR del Lazio ha confermato a Google il pagamento di 100 milioni di euro per la mancata pubblicazione dell'App di ricarica su Android Auto

Una questione che va avanti da tempo e che ha confermato una multa salata per Google: l’antitrust, infatti, aveva imposto all’azienda americana un pagamento di 100 milioni di euro a seguito della denuncia da parte di Enel X.

Il motivo: Google non aveva pubblicato su Android Auto l’APP di Enel X JuicePass che consente di trovare, attivare e pagare la ricarica elettrica alle colonnine.

Le motivazioni presentate da Google erano legate al template, non adeguato per garantire gli standard di sicurezza durante la guida; Enel, invece, aveva sostenuto che l’azienda americana abbia omesso l’app per inserirne le stesse funzioni in Maps. In questo modo, Google avrebbe raccolto le commissioni sui pagamenti, oltre a dati e informazioni immessi dagli utenti.

La questione è finita al TAR di Roma a cui hanno ricorso i legali di Google.

Ricarica auto elettriche, interoperabilità Enel X e BeCharge
L’app Enel X consente di localizzare le colonnine per ricaricare l’auto elettrica ed effettuare il pagamento

Enel X, Google e il ricorso respinto

Il colosso informatico, tuttavia, non ci è stato e ha presentato ricorso poi respinto dal TAR del Lazio in quanto il giudice amministrativo non può sostituirsi all’Autorità competente che individua il mercato rilevante.

In sintesi il TAR ha riconosciuto che Google ha abusato di una posizione rilevante nel settore di Android Auto, in cui, secondo lo stesso, non poteva essere considerato un gatekeeper, ovvero un esperto di settore.

Secondo il TAR, Google ricopre una posizione di dominio negli ecosistemi e nel mondo delle app.

Non è stato il TAR a stabilire se Google fosse o meno un gatekeeper, lo ha già fatto l’autorità competente. In base al verdetto, il primo ha rigettato il ricorso, oltre ad aver giustificato la multa di 100 milioni di euro, commisurata al potere che l’azienda americana esercita nelle app e negli ecosistemi.

Ecosistemi e AppStore

Nel caso citato la Commissione ha concluso che Google detiene una posizione dominante nel mercato dei portali di vendita di applicazioni per Android (Android app store). Tale conclusione si fonda, tra l’altro, sulla quota di mercato di Google, sulla quantità e popolarità delle applicazioni disponibili sul Google Play, sulle funzionalità di aggiornamento automatico delle app e sul fatto che gli app store per sistemi operativi che non sono oggetto di licenza, e tra questi in particolare iOS di Apple, non esercitano una pressione competitiva sufficiente ad affievolire l’autonomia di comportamento di Google; su Google Play sono disponibili “oltre due milioni di app”.

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iOS è ritenuto un competitor di livello troppo basso per “opporsi” a Google

Questo è quanto riporta la sentenza del TAR, da cui si comprende anche il livello (basso) di competitività di iOS nella realtà delle app. La sua “chiusura” e la poca diffusione, infatti, ha agevolato l’imporsi di Google in posizioni dominanti.

Android Vs iOS: chi è il migliore?

La Commissione ha, in effetti, valutato che la piattaforma Android è caratterizzata da effetti di rete: in particolare, “quanto più gli utenti utilizzano un sistema operativo per dispositivi mobili, tanto più gli sviluppatori elaborano applicazioni per questo sistema, e ciò a sua volta attrae un numero maggiore di utenti”. In particolare, la Commissione ha evidenziato che gli effetti di rete emergono in quanto gli sviluppatori di app, quando decidono per quale sistema operativo (oggetto di licenza) creare applicazioni, tengono conto delle possibilità di download da parte degli utenti finali e, pertanto, preferiscono i sistemi operativi che hanno una base utenti ampia. In tal senso, la rilevante diffusione di Android costituisce un forte incentivo per gli sviluppatori a concentrare la propria attività su tale sistema operativo”.

Insomma, Google è così forte, secondo il TAR, da poter influenzare il mercato, anche se gli esperti di ecosistemi sanno che è il mondo iOS ad attrarre gli sviluppatori – lo dimostrano le tante app per questo sistema che non sono adatte ad Android, in cui sono presenti app non rilevanti che iOS non ha voluto proporre.

A differenza di Google Play, CarPlay di Apple ha inserito l’app Enel X nel suo catalogo

Se il destino di Enel X non è con Google Play, lo è sul CarPlay di Apple, azienda che, non va dimenticato, ha supportato Enel nella realizzazione dell’app. Inoltre, Google ha concesso alle case automobilistiche di realizzare app per gestire i sistemi delle auto nonostante la mancanza di un template dedicato, proprio la scusa addotta per giustificare la mancanza di Enel X.

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Giulia Nicora

Scrivere, scrivere, scrivere. E leggere, scattare foto e, quando possibile, viaggiare, che sia dall'altra parte del mondo o a pochi passi da casa. Questa sono io, sempre con il sorriso e tanto entusiasmo - perchè sì, cerco di vedere il lato positivo in tutto.

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