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Multa Antitrust, la DR contesta tutto

L'Antitrust ha multato DR Automobiles per "pratiche commerciali scorrette" con 6 milioni di euro. Il marchio molisano ricorre per impugnare il provvedimento

La DR non ci sta e contesta tutto all’Antitrust AGCOM che ha concluso l’istruttoria che impone di pagare una sanzione di 6 milioni di euro, insieme alla controllata DR Service & Parts, per due pratiche commerciali scorrette (il testo del provvedimento), una delle quali ha coinciso con un notevole aumento delle vendite dei marchi DR ed EVO in Italia. DR Automobiles avrebbe indicato “ingannevolmente” l’Italia come luogo di produzione delle vetture DR ed EVO, effettivamente prodotte in Cina mentre, come è ampiamente risaputo, una parte dell’allestimento finale, relative finiture e personalizzazioni vengono ultimate nel molisano. Inoltre, le due società, secondo l’Antitrust, non avrebbero garantito un adeguato rifornimento di pezzi di ricambio né un’adeguata assistenza post-vendita.

Tra l’altro bisogna però ricordare che il problema di reperimento dei ricambi in determinati periodi, come quelli post covid, ha interessato non solo DR ma anche altri noti marchi automobilistici, vedi BMW caso sensori pressione pneumatici o tubi olio scatola sterzo BMW ad esempio. Basta fare delle ricerche mirate in rete per scoprire che il problema della reperibilità dei ricambi di meccanica e carrozzeria è stato molto più diffuso di quanto si possa immaginare.

Replica DR all’Antitrust

Contestiamo in toto il provvedimento dell’Agcm che ci accingiamo a impugnare, fiduciosi di un totale ribaltamento – le parole di Massimo Di Risio, fondatore e presidente del Gruppo DR Automobiles – l’azienda è solida ed è in grado di sostenere anche un’eventuale, quanto improbabile, conferma della sanzione. Continuiamo a correre, così come siamo abituati a fare”.

Nel corso del procedimento DR ha offerto la massima disponibilità, proponendo impegni tangibili volti a rimediare alle preoccupazioni espresse dall’Autorità, che però non sono stati accettati da quest’ultima. Nel merito, DR osserva che la delocalizzazione in Estremo Oriente di parte della produzione delle autovetture (pratica comune nel settore automotive) commercializzate da DR Automobiles Groupe non è mai stata celata al pubblico, come testimoniato da numerosi articoli di stampa e servizi televisivi, nonché dalle informazioni divulgate attraverso i canali ufficiali web e social del gruppo.

Massimo Di Risio, fondatore e presidente del Gruppo DR Automobiles
Massimo Di Risio, fondatore e presidente del Gruppo DR Automobiles

Al tempo stesso, le campagne advertising non hanno mai inteso pubblicizzare una pretesa integrale fabbricazione delle autovetture in Italia, quanto sottolineare il forte legame del gruppo automobilistico con il nostro Paese e la regione Molise sotto il profilo proprietario e storico. Oltre ad evidenziare le importanti fasi che si svolgono nell’HQ di Macchia d’Isernia (IS) in termini di ricerca e sviluppo, design, progettazione, aggiunta di funzionalità, rifinitura e completamento delle autovetture commercializzate. Tutti aspetti che non sono stati adeguatamente valorizzati dal provvedimento dell’AGCM. DR Automobiles Groupe intende, ad ogni modo, accrescere le fasi di lavorazioni in Italia, ampliando a tal proposito il proprio polo industriale di Macchia d’Isernia con un nuovo stabilimento produttivo, nella prospettiva dello sviluppo di nuovi modelli, anche ad alimentazione integralmente elettrica.

fabbrica DR di Macchia d'Isernia
La fabbrica DR di Macchia d’Isernia dove vengono terminati gli assemblaggi finali delle DR

Per quanto riguarda le condotte sanzionate sotto il profilo dell’assistenza post-vendita, l’AGCM ha contestato al Gruppo DR i tempi di attesa sofferti da alcuni consumatori per la riparazione delle proprie autovetture, omettendo di considerare che ciò è derivato dalla indisponibilità oggettiva di alcuni pezzi di ricambio a causa della nota disruption della catena di approvvigionamento del settore automotive avvenuta nel periodo post-pandemico. Situazione comune a tutto il settore e comunque ormai in fase di assorbimento, come provano i dati registrati dal Gruppo già dal 2023 e ulteriormente migliorati nel primo trimestre del 2024, che mostrano tempi medi di consegna dei pezzi di ricambio di poco superiori ai 2 giorni.

L’Antitrust ha ordinato inoltre alle società di comunicare entro sessanta giorni le misure adottate per porre fine a queste pratiche.

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