Modifica Articolo 78: addio lungaggini in Motorizzazione (Omologazioni)?
Semplificazione e tuning: arriva una nuova proposta di legge dall'On. Riccardo Augusto Marchetti che punta a delegare le certificazioni alle officine autorizzate, seguendo il modello europeo.

L’Italia si prepara a una piccola grande rivoluzione nel mondo dell’automotive e delle personalizzazioni. Il cuore della questione è l’Articolo 78 del Codice della Strada, da anni “spauracchio” di appassionati, professionisti e trasportatori a causa di una burocrazia lenta e spesso ridondante per le omologazioni di accessori e componenti aftermarket.
L’11 febbraio 2026 segna un punto di svolta: è stata infatti incardinata in Commissione Trasporti alla Camera la proposta di legge presentata dall’On. Riccardo Augusto Marchetti (Lega), che punta a snellire drasticamente le procedure per le modifiche tecniche dei veicoli.
Cosa cambia con la riforma Marchetti?
L’obiettivo dichiarato è la sburocratizzazione. Oggi, anche l’installazione di componenti già dotati di omologazione europea richiede il passaggio obbligatorio e spesso estenuante presso gli uffici della Motorizzazione Civile per il collaudo e l’aggiornamento della carta di circolazione.
La proposta di legge punta a introdurre un modello di “certificazione qualificata” ispirato a nazioni come la Germania.
- Ruolo centrale delle Officine: le modifiche potranno essere certificate direttamente da officine ed enti autorizzati, iscritti in un apposito registro del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT).
- Responsabilità tecnica: saranno i tecnici installatori a certificare la corretta esecuzione dei lavori, assumendosi la responsabilità legale della conformità.
- Motorizzazione come supervisore: la Motorizzazione Civile non scomparirà, ma passerà da “unico imbuto amministrativo” a ente di vigilanza e controllo.
“È una riforma di buon senso che allinea finalmente l’Italia a modelli europei già consolidati”, ha dichiarato l’On. Marchetti. “Puntiamo a ridurre tempi e incertezze senza abbassare i livelli di sicurezza“.
I vantaggi per il settore e gli appassionati: questa modifica non riguarda solo il mondo del tuning estetico o prestazionale, ma tocca trasversalmente diverse categorie come imprese e lavoratori che possono velocizzare l’allestimento di veicoli commerciali o industriali.
C’è anche il discorso sicurezza e legalità: facilitare le omologazioni riduce il rischio che molti utenti circolino con modifiche “non dichiarate”, incentivando invece l’uso di componenti certificati e installati a regola d’arte. E’ interessato anche il Terzo Settore per le agevolazioni sui veicoli destinati al volontariato e al trasporto disabili, spesso soggetti a lunghe attese per le modifiche necessarie.
L’intervista all’Onorevole che propone la legge per il tuning
🎤 Per capire meglio il raggio di azione di questa proposta di legge abbiamo intervistato l’On. Riccardo Augusto Marchetti.
Onorevole Marchetti, la sua proposta di legge sull’articolo 78 del Codice della Strada è stata appena incardinata in Commissione Trasporti. Qual è l’obiettivo principale del provvedimento?
“L’obiettivo è molto semplice: sburocratizzare senza deregolamentare. Oggi anche le modifiche effettuate con componenti già omologati a livello italiano o europeo possono richiedere mesi, a volte oltre un anno, per completare l’iter in Motorizzazione. Questo non aumenta la sicurezza, ma crea solo ritardi, costi e spesso irregolarità involontarie. La proposta punta a rendere il sistema più rapido, più chiaro e più europeo“
Entriamo nel merito. Cosa cambia concretamente per chi modifica un’auto con componenti aftermarket omologati?
“Cambia l’approccio. Se il componente è omologato in Italia o in un altro Stato membro dell’Unione europea, correttamente identificato e installato secondo le specifiche, non ha senso trattare quella modifica come se fosse una nuova omologazione del veicolo. La proposta consente di concentrare il controllo sulla conformità del componente e sulla qualità dell’installazione, evitando procedure inutilmente complesse”.
Uno dei punti che ha fatto più discutere è il ruolo delle officine. Che spazio avranno?
“Un ruolo centrale, ma regolato e responsabile. La proposta prevede che le verifiche possano essere svolte anche da officine o enti privati autorizzati e iscritti in un registro, che sarà istituito dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Non parliamo di “liberi tutti”, ma di soggetti qualificati, selezionati secondo requisiti precisi e sottoposti a vigilanza pubblica”.
Quindi si supera il passaggio obbligatorio in Motorizzazione?
“Si supera l’idea che ogni singola modifica debba necessariamente passare da un unico sportello amministrativo, anche quando non aggiunge valore in termini di sicurezza. La Motorizzazione non viene eliminata, resta un presidio fondamentale, ma il sistema viene alleggerito e reso più efficiente, spostando il baricentro sulla verifica tecnica qualificata”.
Il modello a cui si ispira è quello tedesco del TÜV?
“Sì, è uno dei riferimenti principali, ed è citato anche nella relazione della proposta. In Germania il sistema funziona perché chi certifica si assume una responsabilità reale. Lo Stato definisce le regole, autorizza i soggetti e controlla, ma non diventa un imbuto amministrativo. È un modello europeo già collaudato”.
C’è chi teme una liberalizzazione selvaggia dell’aftermarket a discapito delle case costruttrici. È così?
“No, ed è una lettura sbagliata. La proposta non toglie nulla alle case madri. Se un costruttore offre componenti omologati, sicuri e competitivi, il consumatore continuerà naturalmente a preferirli. Qui non si crea concorrenza sleale, si evita che la burocrazia diventi una barriera artificiale al mercato”.
Chi stabilisce se un componente è effettivamente omologato?
“Non il politico e non l’officina. L’omologazione è rilasciata dalle autorità competenti secondo il diritto europeo. L’officina o l’ente autorizzato verifica che quel componente sia effettivamente quello omologato e che sia installato correttamente. È una distinzione fondamentale”.
E sul fronte della sicurezza stradale?
“La sicurezza non viene ridotta, anzi. Portare alla legalità modifiche oggi sommerse significa più controlli reali, più responsabilità e più trasparenza, anche per le assicurazioni. Chi certifica una modifica si assume responsabilità amministrativa, civile e penale. Questo rafforza il sistema”.
Quali categorie di utenti beneficeranno di più di questa riforma?
“Non parliamo solo di appassionati di tuning. Ne beneficeranno famiglie, lavoratori, imprese, veicoli commerciali, persone che hanno bisogno di adattamenti specifici, agricoltori, volontariato. È una riforma che riguarda la vita quotidiana, non una nicchia”.
Qual è il messaggio finale che vuole mandare al mondo delle elaborazioni?
“Che questa proposta non nasce contro qualcuno, ma a favore della legalità, della competenza e del buon senso. Meno burocrazia inutile, più responsabilità tecnica, tempi certi e regole chiare. È quello che serve a un Paese che vuole stare al passo con l’Europa”.
C’è un mondo ed una economia importante che gira intorno alla personalizzazione dell’auto, dei fuoristrada e delle moto che il sottoscritto conosce bene avendolo vissuto in prima linea ed intensamente per 30 anni con il magazine ELABORARE, la bibbia per gli appassionati dell’auto.
Speriamo che questa proposta di legge diventi realtà perché ne beneficeranno gli appassionati, ma soprattutto anche tutto ciò che vi ruota intorno.