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Diffusione Coronavirus e inquinamento, cosa c’è di vero

Il contagio da Coronavirus è anche legato all'inquinamento dell'aria? Esiste una relazione tra le polveri sottili come il particolato e la diffusione del virus Covid-19?

Coronavirus e inquinamento – Gli scienziati italiani della Sima stanno studiando, con tanto di relazione , se la diffusione del Coronavirus è legato al particolato, una delle polveri sottili. Se ne parla da qualche giorno e sembrerebbe un’ipotesi da non sottovalutare, ma cosa c’è di vero? C’è correlazione tra diffusione del Coronavirus e inquinamento, che tra l’altro per quest’ultimo non accenna a scendere sensibilmente nonostante il blocco della circolazione.

Inquinamento e polveri sottili favoriscono la diffusione del Coronavirus?

In effetti verrebbe da pensare che le polveri sottili possano fungere da vettore per la propagazione del virus, perché queste restano sospese in aria per ore o perfino giorni. Una prova di questo fenomeno è stata già riscontrata sempre quest’anno in Cina, più precisamente a Lanzhou dove la Sima ha affermato che la propagazione del virus morbillo è stata favorita da alti livelli di particolato presente nell’aria.

Dimensioni a confronto tra virus (primo a sinistra), batterio, PM2.5, cellula del sangue e PM10
Dimensioni a confronto tra virus (primo a sinistra), batterio, PM2.5, cellula del sangue e PM10

Di conseguenza la diffusione del Coronavirus Covid-19 nelle regioni italiane con concentrazioni di PM10 oltre i limiti, sembrerebbe portare a un aumento esponenziale della diffusione del contagio.
Ma sarà davvero così?

Coronavirus perché più diffuso in Lombardia? Colpa dell’inquinamento?

Per quanto riguarda la maggiore propagazione del virus Covid-19 tramite le polveri sottili in Lombardia, resta a oggi, soltanto un’ipotesi per giunta non confermata come dalla nota informativa della IAS.

Quello che è già noto è che l’aria inquinata, in gran parte per l’uso di combustibili fossili, provoca danni ai polmoni e al cuore. Infatti è responsabile di circa 9 milioni di morti precoci all’anno nel mondo e 34.000 in Italia. Quindi infezioni respiratorie, come il Coronavirus, possono avere impatti più gravi sugli abitanti delle città e su quelli esposti a fumi tossici, rispetto ad altri.

Diffusione Coronavirus e inquinamento, potrebbe non esserci legami secondo IAS

Ma siamo sicuri che la diffusione del Coronavirus è collegata all’inquinamento? Non la pensa così la IAS (Società Italia di Aerosol) che vanta circa 150 ricercatori esperti sulle problematiche del particolato atmosferico. La IAS da un contributo alla discussione sulla relazione tra inquinamento da particolato atmosferico e diffusione del COVID-19. Nella nota informativa della IAS sulla diffusione del Coronavirus si legge che: le “conoscenze relative alla diffusione del virus in relazione all’inquinamento sono ancora molto limitate quindi bisogna utilizzare la massima cautela quando si interpretano i dati“.

Informativa IAS relazione inquinamento diffusione Coronavirus Covid-19
Inquinamento e diffusione Coronavirus Covid-19, la relazione dell’informativa IAS

Quindi con le attuali conoscenze a disposizione non è possibile affermare che il particolato atmosferico possa agire come vettore per il trasporto del virus, alzando così il ritmo del contagio. Inoltre non sono ancora del tutto noti l’emivita del virus sulle superfici ed i fattori che lo influenzano.

Correlazione tra Coronavirus e condizioni meteo

Invece è più probabile che per la diffusione del Coronavirus ci sia una interazione tra più fattori anche meteorologici che portano le regioni del Nord Italia a essere più colpite. Infatti ,particolari condizioni meteo come la bassa temperatura e l’elevata umidità atmosferica, favoriscono sia la sopravvivenza del virus sia la stagnazione del particolato come accade in Pianura Padana.

Ma non bisogna fare una semplice correlazione di causa-effetto vista la covarianza di più fattori. Inoltre il periodo di monitoraggio per l’indagine sull’epidemia da Coronavirus è ancora troppo limitato. Non si dispongono ancora di valide evidenze scientifiche in grado di supportare questa relazione tra particolato e diffusione del virus Covid-19.

Patologie respiratorie o cardiocircolatorie favoriscono il contagio del virus?

Di certo basandoci, sui dati pregressi di malattie respiratorie, è più probabile che nelle zone maggiormente inquinate possa esserci un ambiente più favorevole alla diffusione di alcune malattie e quindi del virus.

Infatti secondo gli scienziati, una popolazione sottoposta ad alti tassi d’inquinamento, è più soggetta a sviluppare patologie respiratorie o cardiocircolatorie ed è quindi più fragile. Immaginatevi le conseguenze sui malati cronici che appunto soffrono con l’apparato respiratorio o cardiocircolatorio.

Ricordiamo anche che in generale giovani e anziani sono i più colpiti dall’aria inquinata e guarda caso l’Italia è al primo posto in Europa per sostanze inquinanti come particolato, ozono e diossido di azoto.

Traffico inquinamento
Traffico inquinamento

In Cina il Coronavirus ha abbattuto l’inquinamento e migliorato l’aria

Può il Coronavirus aver portato indirettamente dei miglioramenti alle condizioni di vita di alcune persone? In Cina la diminuzione dell’inquinamento (al contrario dell’Italia) compenserebbe di molto il bilancio dei morti da Coronavirus. Infatti potrebbe salvare decine di migliaia di vite da morte precoce per aria inquinata e malattie correlate. Nel 2019 la produzione di PM2.5 è aumentata del 13% dovuto al crescere dell’industria pesante in parte alimentata dalle centrali a carbone.

Non dimentichiamoci però che, mentre l’inquinamento atmosferico urbano è diminuito nei paesi sviluppati, l’aria tossica è salita nei paesi in via di sviluppo, come l’India. Inoltre la scienza ci insegna che epidemie come queste capiteranno sempre più di frequente. Questo a causa dei cambiamenti climatici e quindi spetta a noi impegnarci per ripulire al più presto l’aria del pianeta.

Coronavirus foto
Coronavirus diffusione

Coronavirus, Sars e Mers, morte da inquinamento e fumatori

A proposito della morte da inquinamento, non scordiamo infatti che gli scienziati avevano analizzato l’epidemia di Sars in Cina nel 2003 scoprendo che le persone infette, residenti nella zone più inquinate, erano soggette al doppio delle probabilità di morire rispetto a quelle in aree meno inquinate. Altra considerazione riguarda i fumatori e gli ex fumatori come dimostrato nel 2012 con la Mers. Essi avrebbero più probabilità di contrarre il virus con la e morire.

I fumatori sono potenzialmente più vulnerabili dai virus
I fumatori sono potenzialmente più vulnerabili dai virus

Conclusioni, c’entra l’inquinamento?

Attualmente non è ancora stata ufficialmente dimostrata la correlazione tra la diffusione del Coronavirus e inquinamento. Infatti l’articolo presentato dai ricercatori della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima, Position Paper Relazione ), che avvalora questa ipotesi, non è ancora stato sottoposto a peer review (revisione paritaria) per la pubblicazione su riviste scientifiche come hanno comunicato gli studiosi della IAS.

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