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Lancia Delta gare, ricordi con Cesare Fiorio

Abbiamo incontrato Cesare Fiorio, fondatore della Squadra Corse Lancia “HF” nel 1963,  Direttore Sportivo Squadra Corse Lancia fino al 1989, Direttore Sportivo Ferrari dall’89 al ’91, per fare una chiacchierata sulla Lancia Delta.

D –  Per te Cesare la Lancia Delta ha rappresentato qualcosa di veramente importante. Un mito che non tramonta mai.  Ci racconti come è nato il programma Delta corse?

R – Parlo sempre volentieri della Lancia Delta e del suo straordinario percorso agonistico. E sempre più mi sorprendono l’interesse, l’entusiasmo e le emozioni che questa macchina riesce ancora a generare anche dopo tanti anni e in alcune persone che, per la loro età, non hanno vissuto quelle incredibili stagioni.
Il programma Delta è nato per caso, sulla scia di un improvviso cambio di regolamento tecnico imposto dalla Federazione che, con un preavviso di soli sei mesi, aveva decretato la fine delle vetture Gruppo B per ragioni di sicurezza. Ben 7 Costruttori pensarono in quel momento di poter sviluppare un progetto vincente in quella nuova categoria denominata Gruppo A. E altrettanti si presentarono al via della prima gara con questo regolamento, che era il Rally di Montecarlo. Tutti avevano avuto a disposizione lo stesso striminzito tempo per elaborare i loro programmi: ma fu solo la Lancia e la sua squadra corse, con la sua tradizione vincente, la sua migliore cultura tecnica, la sua capacità di innovare in tempi ristretti, a saper interpretare e sviluppare un progetto che resterà dominante nei sei anni successivi, dove furono portati in Italia sei titoli mondiali consecutivi.

D – Avevate timore degli avversari?
R – Non c’era storia: tedeschi e giapponesi, francesi e inglesi, tutti ad inseguire e nessuno che riuscisse a prevalere contro la Delta e le sue continue evoluzioni e innovazioni: il reparto corse Lancia era una macchina da guerra dove militavano i migliori progettisti, i migliori meccanici, i migliori strateghi e dove volevano correre i migliori piloti del momento. Eravamo abbastanza sicuri di fare bene. 

D – I piloti che importanza avevano?
R – Mi piace ricordare che per la seconda volta dopo Munari, un altro italiano, Miki Biasion, riuscì a fregiarsi ben due volte del titolo iridato con la Delta a dimostrazione che i nostri, se messi nelle stesse condizioni, non sono secondi a nessuno. Il loro contributo è stato importante. 

D – Come mai non si è proseguita questa attività sportiva Lancia che era vincente? 
R – Purtroppo scelte aziendali poco illuminate. Dopo che avevo lasciato la direzione del team per passare alla Ferrari F1, decisero che la Lancia doveva uscire dalle corse automobilistiche, uccidendo così un Marchio che aveva insegnato al mondo come si gareggiava e disperdendo in mille inutili rivoli un patrimonio di uomini e di cultura tecnica che per vent’anni aveva rappresentato il punto di riferimento di eccellenza nelle competizioni su strada.

D- Cosa ne pensi del progetto Evoluzione GT e delle altre proposte relative ad una possibile nuova Lancia Delta?
E’ veramente un gran peccato vedere la fatica di molti appassionati, nostri tecnici di valore che, pur con mezzi limitati, riescono a portare avanti progetti ambiziosi e avanzati come questa riedizione di una grande vettura come la Delta. Meriterebbero ben maggiore attenzione, oltre alla concreta opportunità di finalizzare i loro progetti. E sarebbe anche importante che qualcuno si accorgesse di quale straordinario potenziale umano e tecnico il nostro Paese sappia esprimere: non lasciamoli soli!

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