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Danni da buche stradali: come chiedere e ottenere il risarcimento dall’Ente

La cattiva manutenzione dell'asfalto continua a provocare incidenti e rotture a cerchi, pneumatici e sospensioni: come funziona la responsabilità del Comune ex Art. 2051 C.C., le foto necessarie e l'iter legale per ottenere il risarcimento dei danni.

Le buche stradali sono un vero flagello per gli automobilisti italiani da sempre abituati a pericolose peripezie in strada per evitare i famigerati crateri. Il maltempo e la cattiva manutenzione sono la causa principale delle buche stradali che in Europa contribuiscono a causare più di un terzo di tutti gli incidenti ogni anno.

Secondo le analisi del settore delle pavimentazioni stradali (SITEB), in Italia il deficit di manutenzione accumulato sulla rete stradale secondaria e urbana supera ormai i 42 miliardi di euro. Il ritardo negli interventi ordinari fa sì che oltre il 60% delle strade urbane e provinciali presenti ammaloramenti gravi, crepe e voragini, con un costo per la collettività tra danni ai veicoli, risarcimenti e incidenti stimato in oltre 1,5 miliardi di euro all’anno.

Risarcimento danni buca stradale

I danni più diffusi sono alle ruote e alle sospensioni. Le buche sono veramente micidiali per i cerchi in lega, e succede anche che un automobilista per evitarne una rischi un frontale con un altro veicolo.
In caso di danno come bisogna comportarsi? C’è possibilità di richiedere un rimborso da parte dell’Ente pubblico proprietario della strada.

Cosa dice la legge: l’Articolo 2051 C.C. e la svolta della Cassazione

La richiesta di risarcimento si fonda sull’Articolo 2051 del Codice Civile, che regola la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia. La giurisprudenza più recente della Corte di Cassazione ha consolidato un principio fondamentale: gli Enti proprietari o gestori della strada (Comuni, ANAS, Province) sono custodi della rete stradale e rispondono direttamente dei danni causati dalle insidie presenti sul manto d’asfalto.

Per evitare il risarcimento, la Pubblica Amministrazione deve fornire la prova del caso fortuito: deve cioè dimostrare che l’evento dannoso si è verificato per un fattore del tutto imprevedibile e inevitabile (come una buca formatasi a seguito di un eccezionale e improvviso evento atmosferico poche ore prima dell’impatto) oppure per l’evidente imprudenza dell’automobilista (eccesso di velocità o distrazione per l’uso dello smartphone).

Ovviamente il tutto dipende da caso a caso e spesso i giudici danno ragione all’infortunato, applicando l’art. 2043 del Codice Civile, che prevede il risarcimento da parte del tutore del bene che ha causato tale danno. L’art. 2051, inoltre, sottolinea che il risarcimento del danno è dovuto solo in caso fortuito. Ciò significa che il cittadino deve dimostrare di “aver proceduto sempre con la massima attenzione” e, nel caso del pedone, con “scarpe adatte” che non amplifichino il danno.

Come richiedere il rimborso dei danni da buche stradali?

Ma come si chiede il rimborso? Come prima cosa si deve documentare l’accaduto con una foto, possibilmente prima di togliere l’auto dalla voragine. Dopodiché bisogna chiamare le Autorità competenti (Vigili Urbani, Carabinieri o la stradale), per procurarsi una prova certificata di quanto accaduto. Il verbale è un atto importante da presentare in fase di richiesta di rimborso.

In caso in cui le Autorità sono impossibilitate a raggiungere il luogo del sinistro è necessario provare l’accaduto con l’ausilio di un testimone (se l’automobilista al momento del fatto si trova da solo, è importante che chiami qualcuno che lo raggiunga sul luogo della buca per testimoniare il danno).

Poi è necessaria la prova del danno al proprio mezzo ovvero tramite la fattura o il preventivo di un carrozziere o un gommista o un meccanico che certifichi il danno o la riparazione.
In caso di infortuni alla persona è importante presentare il verbale di pronto soccorso.

Invisibilità e trabocchetto: quando scatta il rimborso

Per ottenere il risarcimento, la buca deve configurarsi come un vero e proprio “trabocchetto” o “insidia”, ossia un pericolo non visibile e non prevedibile con la normale diligenza.

Buca coperta da pozzanghera o non illuminata: se la voragine è piena d’acqua o si trova in un tratto al buio privo di segnalazione, la responsabilità del Comune è pressoché certa.

Voragine ben visibile e nota: se la buca è di enormi dimensioni, perfettamente visibile su una strada percorsa quotidianamente dall’automobilista in pieno giorno, i giudici tendono a riconoscere il concorso di colpa o a negare il risarcimento per difetto di cautela da parte del conducente.

Causa civile rimborso danni buche stradali

Con queste prove in mano si può scegliere di inoltrare la richiesta di rimborso anche da soli, tramite una raccomandata A.R. all’Ente proprietario della strada. Purtroppo non potrebbe essere sufficiente perché non sempre la voce dei cittadini viene ascoltata dalle Autorità. Dunque la via più sicura è quella di rivolgersi ad un legale.

Dall’altra parte i Comuni cercano di prendere tempo e molte volte una banale richiesta di rimborso si trasforma in un procedimento penale.
In fase processuale bisogna tenere a mente che le pubbliche amministrazioni sono responsabili delle buche, a meno che dimostrino che l’evento si è verificato per un caso fortuito, ossia per un fatto imprevedibile e inevitabile. Fra i casi fortuiti, su cui le Amministrazioni pongono maggiormente l’accento, vi è il comportamento alla guida dall’automobilista.

Ad esempio, sotto la lente d’ingrandimento finisce la velocità oltre i limiti stabiliti dalla legge o dalle concrete condizioni della strada. È invalidante anche un comportamento distratto, come l’uso del telefonino, che solleva l’amministrazione dalla responsabilità per lo stato della strada. Tale imprudenza, infatti, impedisce di ottenere il risarcimento dei danni causati da una buca.

La giurisprudenza inoltre non sempre si è espressa allo stesso modo su questo tipo di problema, ma tutti sono d’accordo sul fatto che l’incidente causato da una fossa stradale chiaramente visibile non può essere oggetto di rimborso.

In poche parole di fronte ad una vera e propria voragine l’automobilista ha tutto il tempo e il modo di vederla e dunque di evitarla o di attenuare il danno.

buche stradali
Buca stradale, un vero cratere

Una soluzione definitiva alle buche stradali l’aveva proposta Michelin con un cerchio che non si rompe mai. Questa rivoluzionaria ruota si chiama Acorus, ma non è mai stata messa in vendita.

Buche stradali di Roma

Roma continua a detenere la triste “maglia nera” delle buche stradali in Italia. Negli oltre 8.000 chilometri di rete viaria della Capitale (tra viabilità principale e secondaria), l’asfalto mostra crepe, avvallamenti e voragini a macchia d’olio. Con l’arrivo della stagione piovosa la situazione peggiora drasticamente: l’acqua penetra nelle fessure del manto stradale e, sotto la pressione continua del traffico pesante e degli autobus, sbriciola l’asfalto creando veri e propri crateri.

Per anni gli interventi si sono limitati al cosiddetto “asfalto a freddo” o a “ripristini tampone” che durano poche settimane. Una piaga che si traduce in un salasso economico per le casse comunali (tra richieste di risarcimento e interventi d’urgenza) e in un pericolo gravissimo per la sicurezza, in particolare per scooteristi e motociclisti.

Nonostante i recenti e imponenti piani di rifacimento profondo delle arterie principali (con la fresatura e la stesa del nuovo tappeto d’usura fino a 10 cm), la viabilità secondaria e di quartiere resta un campo minato, dove le insidie stradali continuano a essere la prima causa di sinistri urbani e di rotture meccaniche a pneumatici, cerchi e sospensioni.

buche stradali Roma
Alcune buche sulle strade con cigli vivi che spaccano pneumatici e cerchi

Dal punto di vista economico le buche stradali sono un vero salasso per i cittadini. Un danno anche per le casse del Comune. Nel conto ci sono anche le spese mediche sostenute dai cittadini vittime di incidenti (il Codacons nel suo rapporto ha stilato una serie di patologie correlate: lombalgia, disturbi alla schiena e alla cervicale, alterazioni croniche a carico della colonna). Poi naturalmente ci sono da considerare i guasti meccanici ad auto e motorini, ma anche agli autobus del Comune fermi in rimessa.

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Francesca Calonzi

Avvocato con studio a Roma e Rieti, specializzato in diritto diritto assicurativo, sinistri stradali e tematiche legate al Codice Stradale.