Citroën

Tetto auto, l’evoluzione targata Citroën

Il tetto auto nella storia di Citroën ha subito una continua evoluzione, dai supporti elastici, passando per la tela e la plastica fino ai tetti panoramici dell’attuate gamma

La storia di Citroën ci dice che è stata sempre alla ricerca del comfort e di soluzioni per migliorare la vita a bordo. Il Double Chevron fu anche uno dei primi marchi a dotare le auto di un tetto. L’automobile nacque senza tetto: le prime automobili dotate di motore a combustione interna, erano infatti poco più di un calesse senza cavalli.

Il primo tetto auto sulla Citroën Type A

Già alla fine della prima guerra mondiale, quando André Citroën lanciò la sua Type A, la forma delle vetture si era evoluta e molte avevano una carrozzeria chiusa che talvolta consentiva anche all’autista di sedersi all’interno!

La Citroën Tipo A 10HP, lanciata nel 1919, era offerta con vari tipi di carrozzeria, così per le successive Tipo B e per le C4 e C6, lanciate alla fine degli anni ’20. Ciò che accomunava le più grandi berline Citroën era la necessità di montare un tetto in materiale elastico, secondo il procedimento “Weymann” che prevedeva l’uso di coperture in pergamoide, indispensabili per evitare che le vibrazioni del motore sollecitassero la struttura sino a strappare le lamiere delle pannellature più grandi, come quella del tetto.

Con l’introduzione del “moteur flottant”, ovvero dei supporti elastici in grado di ridurre drasticamente rumore e sollecitazioni meccaniche trasmesse dal propulsore, fu finalmente possibile stampare anche i tetti in un solo pezzo di lamiera, semplificando la costruzione, riducendo i costi (e quindi i prezzi di vendita) con ulteriori vantaggi anche in termini di estetica del veicolo.

Citroën Type A
Citroën Type A

Tetto auto in tela sulla Citroën 2CV

Certo, questo valeva soprattutto per le vetture di grandi dimensioni, Citroën C4 e C6, mentre per la futura 2CV i tecnici capirono fin da subito che l’uso della lamiera avrebbe inciso sul peso complessivo della vettura e per questo decisero di dotarla di un pratico tetto in tela che dal parabrezza anteriore scendeva sino al paraurti posteriore, facendo anche da copertura del bagagliaio.

Ma i progettisti della Citroën lavoravano già ad un’altra innovativa autovettura che nel 1955 sarebbe divenuta la DS19, così uno dei chimici dell’azienda, tale Trouche, propose all’ingegnere capo André Lefebvre una soluzione alternativa per la realizzazione del tetto dell’erede della Traction Avant: l’uso della plastica!

Tetto in tela della Citroën 2CV

Tetto auto in plastica Citroën Mehari

Va detto che nel 1938, anno in cui partirono gli studi per la produzione dei nuovi tetti, sui polimeri plastici si sapeva ancora poco. In quegli anni, infatti, Roland de la Poype, il geniale inventore che avrebbe costruito con Citroën l’auto “tout plastique”, la Méhari, era impegnato alla scuola di volo dell’aeronautica francese dove si preparava a vincere la seconda guerra mondiale sui cieli d’Europa.

Quindi, in mancanza di meglio, i tetti delle prime DS19 vennero modellati in vetroresina, materiale composto da fibre vetrose e resine agglomeranti: più leggero della lamiera ma meno stabile nel tempo. Sei anni dopo la DS19, nel 1961, Citroën lanciò una nuova berlina: l’AMI6, derivata dalla 2CV ma lussuosa come una piccola DS. Anche per AMI6 i tecnici adottarono un tetto in plastica, usando però l’ABS che fu subito impiegato anche per la DS.

ABS I vantaggi dell’ABS erano molti: dalla possibilità di essere colorato “nella massa”, anziché verniciato solo superficialmente, alla grande capacità isolante sia termica che acustica. Un tetto in ABS era leggero, duraturo, resistente (molto elastico) ed isolante: semplicemente perfetto!

Art Car Citroen Mehari
Citroën Mehari

Ma per essere montato, un tetto in ABS richiedeva accorgimenti particolari già durante la progettazione della vettura: era infatti necessario prevedere una cornice per contenere il tetto nella fase di costruzione del veicolo. Con il progredire dell’industrializzazione, i tetti diventavano parte strutturale delle automobili e così Citroën per i modelli successivi come GS, SM e CX (ma anche per l’AMI8) tornò a tetti in acciaio, ma lasciò sempre la possibilità di inserire in fabbrica un tetto apribile, che fosse in tela, in lamiera o in vetro, costantemente disponibile sui listini di tutti i modelli del Double Chevron.

Con l’obiettivo di offrire il massimo del comfort, sui modelli CX fu previsto quasi da subito uno speciale equipaggiamento detto Isother, che comprendeva una migliore coibentazione termica del tetto, alette parasole anche ai posti posteriori e un isolamento acustico migliorato.

Citroën CX

Tetto auto panoramico sulle moderne Citroën

Su svariati modelli della gamma Citroën c’è sempre stata la possibilità di avere tetti in vetro, anche panoramici, che garantiscono una grande luminosità a bordo e che migliorano il comfort globale del veicolo.

Nella gamma più recente, ad esempio, troviamo: il tetto in vetro panoramico di Citroën C3, C4 SpaceTourer e SpaceTourer; il tetto vetrato panoramico ad alta protezione termica di Nuova C4 Cactus; il tetto vetrato panoramico associato al Modutop di Nuovo Berlingo, quello in vetro panoramico apribile con comando elettrico sequenziale di C3 Aircross e infine il tetto in vetro panoramico apribile di oltre 1 metro di lunghezza del Nuovo SUV Citroën C5 Aircross.

La Maison di Citroën alla Milano Design Week 2019 C5 Aircross
Citroën C5 Aircross

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