Video social con guida pericolosa, la proposta di Codacons al Governo
Per il Codacons, in Italia serve oscurare i video social che esaltano comportamenti pericolosi alla guida, trasformando violazioni delle regole in uno show online

Basta ai video social dove i ragazzi si esibiscono alla guida di auto e moto, esaltando le proprie gesta pericolose: lo dice il Codacons, che si rivolge al Governo affinché attui le procedure per bannare quei filmati in cui vengono violate le elementari norme del Codice della Strada, trasformando quei contenuti in uno show da condividere.
Video social di guida spericolata: tragico precedente scuote la Gran Bretagna
La Gran Bretagna sarebbe da imitare, visto che Oltremanica è stata annunciata una stretta in tal senso. La questione è tornata alla ribalta dopo il tragico incidente avvenuto sulla A66, vicino a Middlesbrough, costato la vita a sette persone. Alcuni video pubblicati sui social e riconducibili ad almeno uno dei giovani morti lo mostravano alla guida a velocità elevatissima e, in un caso, durante un inseguimento della Polizia.
Il guaio dell’emulazione
Sui social circolano filmati nei quali velocità estreme, sorpassi azzardati, gare, manovre pericolose e violazioni del Codice della Strada vengono presentati come imprese da mostrare al pubblico, raccogliendo visualizzazioni, commenti e interazioni, denuncia il Codacons.
Il rischio è che la ricerca di visibilità sui social trasformi la strada in un set e la guida pericolosa in uno spettacolo, alimentando fenomeni di emulazione soprattutto tra gli utenti più giovani. “La strada non può diventare un set per conquistare like e visualizzazioni. Quando i social premiano e amplificano condotte che mettono a rischio la vita”, lancia l’allarme l’associazione.
Morale: anzitutto occorrono misure specifiche nei confronti dei contenuti che celebrano o incentivano comportamenti gravemente pericolosi al volante. E poi bisogna coinvolgere le piattaforme social e le autorità competenti.

Cortocircuito social: più soldi a chi calpesta le regole
Aggiungiamo che sarebbe urgente l’analisi di come gli algoritmi delle piattaforme (TikTok, Instagram, YouTube) premino il contenuto estremo e ad alto tasso di coinvolgimento (like, condivisioni, commenti). Occhio anche al ruolo delle sponsorizzazioni e delle entrate economiche derivanti dalle visualizzazioni, che trasformano la trasgressione in un modello di business per alcuni creator. In generale, questo non vale solo per auto e moto che sfrecciano a 200 all’ora dove il limite è di 50, ma anche per una miriade di contenuti su trend pericolosi, sfide estreme e bravate virali mandate in onda solo per catturare l’attenzione della rete.