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Multa al T-Red con segnaletica invisibile: il mio caso e il ricorso

Segnaletica invisibile e T-Red a Rieti: ho vissuto in prima persona la trappola dell'incrocio. Ecco i motivi tecnici e legali per cui contestare la multa nel ricorso in Appello.

Negli incroci regolati da impianti semaforici con corsie di incanalamento dedicate (es. svolta a sinistra con fase autonoma e proseguimento dritto o a destra con fase verde coordinata), la chiarezza dell’incrocio è fondamentale per la sicurezza stradale. Tuttavia, capita sempre più spesso che la segnaletica orizzontale — come frecce direzionali e linee d’arresto — sia completamente usurata, sbiadita o invisibile.

Questa condizione di degrado genera confusione nell’automobilista, che può non rendersi conto di trovarsi a un semaforo con doppia canalizzazione, rischiare di posizionarsi nella corsia errata e quindi far scattare le telecamere di rilevamento delle infrazioni (Photored o T-Red) partendo quando scatta il verde, mentre quello della sua corsia è rosso.
Ma cosa prevede la legge e quando è possibile contestare un verbale per un impianto non a norma?

Il quadro normativo: la gerarchia dei segnali e il principio di visibilità

Il Codice della Strada (D.Lgs. 285/1992) regola la segnaletica e la conduzione dei veicoli negli incroci articolati:

  1. Art. 38, comma 2 (Gerarchia delle segnalazioni): i segnali luminosi prevalgono su quelli verticali e orizzontali. Tuttavia, affinché un semaforo di corsia (con freccia direzionale) sia vincolante per una specifica corsia, la relativa corsia di canalizzazione deve essere chiaramente delimitata e identificabile a terra (Art. 146 e 147 Regolamento d’Esecuzione).
  2. Art. 38, comma 13 (Obbligo di manutenzione): l’ente proprietario della strada (Comune o Provincia) ha l’obbligo di mantenere la segnaletica stradale sempre in perfetta efficienza ed efficacia.
  3. Art. 146, comma 3 (Violazione della segnaletica luminosa): sancisce le sanzioni per il passaggio con il rosso, ma presuppone che il conducente sia stato messo nelle condizioni di percepire chiaramente quale lanterna semaforica regoli la sua corsia di appartenenza.

Se la segnaletica orizzontale è assente o sbiadita, viene meno il principio dell’affidamento e il diritto dell’utente della strada a un’informazione stradale chiara e inequivocabile.

Corsie di canalizzazione e frecce direzionali assenti all'incrocio a Rieti su Via Salaria/Largo dei Bersaglieri, dove è attivo Impianto di Rilevazione Infrazioni al Semaforo Rosso PARVC.
Corsie di canalizzazione e frecce direzionali assenti all’incrocio a Rieti su Via Salaria/Largo dei Bersaglieri, dove è attivo l’Impianto di Rilevazione Infrazioni al Semaforo Rosso PARVC.

Semaforo a doppia corsia: perché nasce la confusione?

In un incrocio a doppia corsia con fasi semaforiche distinte:

  • La corsia di sinistra potrebbe avere la luce rossa (in attesa di svolta).
  • La corsia di destra potrebbe avere la luce verde (per proseguire dritto).

Se le frecce direzionali sull’asfalto e le strisce continue di incanalamento sono illeggibili:

  • L’automobilista non riesce a capire con certezza dove posizionarsi con sufficiente anticipo.
  • In assenza di chiare indicazioni a terra (frecce e segnali di corsia) potrebbe non comprendere che trattasi di un semaforo doppio, uno per singola corsia e che ci sia un solo rosso ed un solo verde.
  • Se è posizionato nella corsia di sinistra, fermo con il rosso per girare a sinistra, può ripartire quando scatta il verde che era invece per la corsia di destra.

Queste sono situazioni in cui successivamente il sistema automatico rileva il transito con il rosso della corsia in cui si trova il veicolo, facendo scattare la sanzione (che comporta una multa pecuniaria elevata e la decurtazione di 6 punti dalla patente).

Come dimostrare l’illegittimità del verbale

Se si decide di contestare il verbale, il ricorso non può basarsi su una semplice dichiarazione d’incertezza, ma deve fondarsi su prove documentali rigide:

1. Rilievi fotografici e stato dei luoghi

Scattare fotografie dell’incrocio al momento dell’infrazione (o in tempi immediatamente successivi), evidenziando lo stato di usura delle strisce d’arresto e delle frecce direzionali.

2. La presenza di perizie o relazioni tecniche pregresse

L’elemento probatorio di maggior peso nei giudizi di merito è rappresentato dagli atti interni dell’Amministrazione. Se il Comune (o il Comando di Polizia Locale) era in possesso di perizie, verbali di sopralluogo o relazioni tecniche periodiche effettuate da tecnici abilitati che consigliavano il ripristino o evidenziavano la “carenza/insufficienza della segnaletica”, viene dimostrata la colpa e la negligenza dell’Ente. L’esistenza di tali documenti dimostra che l’Amministrazione era consapevole dell’inadeguatezza dell’impianto e non ha agito per garantire la sicurezza e la trasparenza della viabilità.

3. L’accesso agli atti (L. 241/90)

Attraverso un’istanza di accesso agli atti amministrativi, il cittadino o il suo legale possono richiedere tutta la documentazione relativa alla manutenzione dell’incrocio, all’omologazione del dispositivo di rilevamento e ai verbali di verifica dello stato della segnaletica.

Ricorso al Giudice di Pace e Appello in Tribunale

Il verbale può essere contestato al Giudice di Pace. In caso di rigetto del ricorso in primo grado, la controversia si sposta in Appello presso il Tribunale Civile competente. In sede d’appello, l’esistenza di perizie e documenti che certificano l’insufficienza della segnaletica costituisce la colonna portante della difesa: dimostra infatti come la violazione non sia frutto della volontà di eludere il Codice della Strada, bensì di un errore scusabile indotto dalla cattiva manutenzione della strada da parte dell’Ente pubblico.

Esempi di incoerenza pratica, mancanza della segnaletica orizzontale di canalizzazione

Sotto un esempio di un impianto semaforico con canalizzazioni assenti e carenza di indicazioni che si trova a Rieti in Via Salaria/Largo dei Bersaglieri, dove è attivo l’Impianto di Rilevazione Infrazioni al Semaforo Rosso PARVC (“approvato” dal Ministero, non dotato di Omologazione). La foto è relativa ad una contestazione elevata al sottoscritto in data 21/06/2026 sul cui impianto era stata effettuata una verifica funzionale in data antecedente il 13/10/2023 dalla Project Automation dove era stato annotato “Si consiglia il rifacimento della segnaletica orizzontale“. Non solo non è stata ripristinata la segnaletica a terra, ma a causa del tempo e dell’usura dovuta al traffico, le condizioni sono peggiorate dopo 3 anni dalla verifica.

In particolare su questo incrocio alla data di giugno 2023 si denotava:

  • Assenza di strisce di corsia (longitudinali): l’asfalto mostrava una stesura di manto stradale recente (zona più scura al centro), ma mancava del tutto la striscia longitudinale di separazione tra la corsia di sinistra (dove viaggia l’auto bianca) e quella di destra (dove viaggia l’auto scura). Le due auto procedono appaiate in uno spazio aperto privo di delimitazione di corsia a terra.
  • Assenza di frecce direzionali a terra: sul manto stradale prima della linea di arresto non era presente alcuna freccia direzionale (né per svolta a SX, né per dritto/DX). La fotografia attesta direttamente che, al 21.06.2024, le segnalazioni orizzontali di canalizzazione erano completamente assenti, di cui evidenziava l’ultimo verbale di manutenzione periodica dell’impianto del 13.10.2023 dell’ente manutentore.
Questa è la visione dalla prospettiva vista dalla telecamera del PARVC totalmente differente da quella dell'automobilista.

Stato di degrado dell’impianto semaforico, casi reali

La foto dell’incrocio tra Via Salaria e Largo dei Bersaglieri di Rieti dove è attivo un PARVC ritrae un tipico impianto semaforico in forte stato di degrado: la lanterna semaforica di destra presenta la totale assenza della visiera parasole, un difetto strutturale che ne compromette la schermatura e altera la corretta percezione del segnale luminoso che arriva (non essendo oscurato) anche all’automobilista della corsia di SX. A ciò si aggiunge la presenza di accumuli di sporcizia e detriti sulla lente della lanterna soprastante, a dimostrazione di una totale carenza di manutenzione periodica dell’impianto da parte dell’Ente, ovvero il Comune di Rieti. L’assenza di visiere integre, unita alla completa mancanza di segnaletica di canalizzazione sull’asfalto, priva l’automobilista del necessario isolamento visivo, ingenerando un palese inganno percettivo sulla fase semaforica assegnata alla propria corsia.

La battaglia in Appello: una questione di principio per la sicurezza di tutti

Il caso dell’incrocio di Rieti in Via Salaria non è un episodio isolato, ma l’emblema di un malcostume diffuso: trasformare i sistemi automatici di rilevamento in strumenti di mero incasso sanzionatorio, dimenticando che il primo dovere della Pubblica Amministrazione è garantire la sicurezza e la chiarezza visiva della viabilità.

Chi scrive ha vissuto questa vicenda in prima persona, vedendosi contestata un’infrazione a bordo della propria Renault Zoe proprio in quell’intersezione priva di strisce di canalizzazione e con semafori ammalorati che ha tratto in inganno il sottoscritto che si era arrestato regolarmente con il rosso, ripartendo all’accensione del verde della corsia a fianco.

La mia vicenda personale: perché porto il Comune di Rieti in Appello

In prima persona, a bordo della mia Renault Zoe, mi sono trovato al centro di questa dinamica all’incrocio tra Via Salaria e Largo dei Bersaglieri a Rieti. È una situazione in cui il buon senso dell’automobilista viene tradito dalla P.A.: l’arresto iniziale al semaforo dimostra la piena volontà di rispettare il Codice, ma la successiva ripartenza è stata indotta da un errore scusabile (Art. 3 L. 689/81), generato da una segnaletica ingannevole e fuorviante.

Trattandosi di una vera e propria trappola per molti cittadini, ho deciso di non limitarmi a una semplice sanzione accettata, ma di portare l’Ente in Tribunale. Il Giudice di Pace di Rieti ha rigettato il ricorso con condanna anche delle spese legali della controparte (Comune). Ora si va in Appello con la difesa dell’Avv. Francesca Calonzi, fondando il ricorso alla sentenza di condanna del Giudice di Pace su quattro pilastri tecnici e giuridici:

  • Buon senso ed errore incolpevole (Art. 3 L. 689/81): la buona fede del conducente è dimostrata dall’arresto al semaforo; la ripartenza errata è dipesa dall’incertezza visiva creata dall’Ente.
  • Carenza e fatiscenza della segnaletica: l’asfalto è privo di strisce longitudinali di corsia e frecce, mentre la lanterna semaforica di sinistra ha la visiera parasole spaccata, violando gli obblighi di manutenzione ex Art. 14 C.d.S. e alterando la percezione della luce.
  • Prova documentale del degrado: una perizia del manutentore ufficiale (Project Automation) evidenziava già 3 anni prima dell’infrazione la necessità di rifare le strisce, rimasta del tutto inascoltata dal Comune.
  • Mancanza di omologazione e vizi del software: il dispositivo opera in mera approvazione anziché omologazione (in contrasto con la giurisprudenza della Cassazione).

Una battaglia di principio per dimostrare che le sanzioni non possono trasformarsi in uno strumento per risanare i bilanci comunali soprattutto con un’infrastruttura stradale non a norma.

L’obiettivo di questo ricorso non è solo la tutela del singolo automobilista di fronte a una sanzione ingiusta, ma l’affermazione di un principio cardine sancito dal Codice della Strada: non può esserci sanzione senza un’adeguata e perfetta manutenzione della segnaletica stradale.
Vi terremo aggiornati sugli sviluppi della sentenza di secondo grado.

Nota: il materiale fotografico è stato prodotto e realizzato alla data dell’infrazione, giugno 2024.

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Giovanni Mancini

L'Ing. Giovanni Mancini, ingegnere meccanico e membro della Commissione Motorismo dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, è pilota, giornalista, Direttore Responsabile di NewsAuto.it e dei magazine Elaborare GT e Elaborare 4x4, punti di riferimento per i car enthusiast da oltre trent'anni. Con una carriera agonistica di oltre 100 gare… More »