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Guerra tra ACI e ASI, scontro istituzionale sulle auto storiche

Scontro istituzionale sulle auto storiche fra ACI e ASI. La guerra è nata dopo le dichiarazioni del Presidente ACI Sticchi Damiani sul Certificato di Rilevanza Storica a cui replica il n.1 dell’Asi Alberto Scuro.

Guerra tra ACI e ASI, si è proprio così. Lo scontro sulle auto storiche si è acceso dopo una dichiarazione del Presidente dell’Automobile Club Italia, Angelo Sticchi Damiani, nel corso della 74^ Conferenza del Traffico e della Circolazione tenutasi a Roma durante la quale ha evidenziato come il Certificato di Rilevanza Storica, attraverso il quale viene un’auto definita “di interesse storico” con registrazione sul libretto di circolazione, venga rilasciato da un’associazione privata di cui l’Aci non sa nulla.

Secondo Sticchi Damiani: “un documento dello Stato non può essere imbrattato con delle cose che Aci non sa come, a che costo e con che sistemi sono state definite”.

Video degli interventi durante la 74^ Conferenza del Traffico e della Circolazione

“Sono socio dell’ASI dal 1978 – dichiara il presidente dell’ACI all’ANSA – ma quanto da loro riportato non risponde al vero”. La querelle si concentra sui 4,6 milioni di auto tra i 20 e i 29 anni che, sostiene Sticchi Damiani “una volta certificate rappresentano per l’Associazione una indubbia entrata”.
E’ sulle cifre dell’intero parco auto nazionale che c’è discordanza.

Certificato di rilevanza storica

Il Certificato di Rilevanza Storica – per Sticchi Damiani – viene rilasciato da un’associazione privata di cui non sappiamo nulla”.
In Italia, per ACI, circolano 39 milioni di vetture, e non 56 come sostenuto da ASI; le ultraventennali non sono 12 milioni ma 7,5 milioni.

Di queste, 4,6 milioni hanno tra i 20 e i 29 anni. “Auto vecchie, ma certo non tutte storiche. Basti pensare – riflette Sticchi – alle 700mila Fiat Punto prima serie ancora circolanti: cos’hanno di storico? Al momento sono soltanto 380mila le autovetture meritevoli di essere riconosciute di interesse storico collezionistico. Concedere la ‘patente’ di auto storica a tutte le over-20 è un errore”.

Presidente Aci Sticchi Damiani bollo superbollo omologazione auto sportive
Presidente dell’Automobile Club Italia, Angelo Sticchi Damiani

Scontro istituzionale ACI-ASI

Dopo queste parole l’ASI, Automotoclub Storico Italiano, si è sentita chiamata in causa. Ricordiamo che l’ASI è la principale associazione che, insieme alla Federazione Motociclistica Italiana ed ai Registri Storici Fiat, Lancia e Alfa Romeo, è riconosciuta dallo Stato (art. 60 del Codice della Strada e Decreto Ministeriale del 17/12/2009) come ente certificatore. Questi enti operano applicando le normative previste dallo Stato.

"Classificazione di Veicolo Storico", Veicolo di interesse storico collezionistico, iscritto al n° XXXX del registro ASI.
Lo scontro si è acceso sul Certificato di Rilevanza Storica

In disaccordo con le parole di Sticchi Damiani  – commenta l’ASI

Di seguito la ferma riposta dell’ASI alle parole di Sticchi Damiani, affidate al presidente Alberto Scuro

“Sticchi Damiani – evidenzia Alberto Scuro, presidente di Automotoclub Storico Italiano – ha anche dichiarato che tutti gli attori del motorismo storico tranne ASI sarebbero d’accordo sulla necessità di stilare una lista di veicoli che a parità di anzianità e grado di conservazione avrebbero la possibilità di essere tutelati come storici. Con tale lista lo Stato aiuterebbe chi possiede veicoli costosi ed esclusivi e non chi vuole conservare, osservando le specifiche normative previste, veicoli più diffusi e di minor valore, ma che hanno comunque segnato la storia del nostro Paese e delle nostre famiglie. Quattro dei cinque enti certificatori nazionali sono contrari a stilare la lista proposta da ACI, che non trova riscontro né nelle direttive europee né nelle indicazioni della Federazione internazionale dei veicoli storici (FIVA), né nelle normative di altri paesi europei.”

“I veicoli vecchi in Italia sono moltissimi – sottolinea Alberto Scuro – ma quelli storici pochissimi e se si vuole tutelare quello che è un vero e proprio patrimonio nazionale non si deve far confusione tra loro: i veicoli che alla Motorizzazione risultano circolanti sono 56 milioni, quelli ultraventennali 12 milioni. Quelli storici con oltre vent’anni sono 400.000 circa. Numeri completamente diversi da quelli dei veicoli vecchi e che si commentano da soli. Inoltre, tutti questi veicoli storici hanno mediamente percorrenze annue bassissime. Il mancato rinnovamento del parco auto italiano non è quindi legato ai veicoli storici che lo Stato tutela, ma a problemi ben diversi.”

“Il fatto poi – conclude presidente dell’ASI Scuro – che attività di interesse pubblico non possono essere delegate a privati, come ancora ha espresso Sticchi Damiani, mi sembra una tesi piuttosto ardita: demandare mansioni a enti che, anche se privati, hanno l’esperienza per fare una specifica attività è uno strumento importante e decisamente poco costoso rispetto alla gestione pubblica. Nello specifico, gli enti certificatori previsti dall’art. 60 del CdS non costano nulla allo Stato. Noi restiamo aperti al dialogo e a un percorso virtuoso che, nel rispetto delle specifiche competenze dei diversi attori, possa vedere tutti protagonisti di questo mondo di passione che promuove cultura e turismo ed è un enorme volano di indotto nazionale, che nel 2018 è stato stimato in 2,2 miliardi di euro.”.

Alberto Scuro, presidente di Automotoclub Storico Italiano
Alberto Scuro, presidente di Automotoclub Storico Italiano

Costi tropo elevati per bolli, superbolli e passaggi di proprietà

Ricordiamo al Presidente Sticchi Damiani l’enorme pressione fiscale che incombe sulle auto in Italia, a partire dal bollo e superbollo tassa di possesso con costi 10 volte superiori alla tassa di circolazione tedesca, per non parlare del costo dei passaggi di proprietà che in Italia rasentano prezzi folli. E’ anche per questo che le ventennali hanno rappresentato, per un periodo di tempo finché non sono state eliminate le agevolazioni, un’ancora di salvezza per spendere il giusto anche soprattutto per chi non può permettersi di pagare bolli stratosferici su mezzi che seppur obsoleti e con i limitati km percorsi mediamente nell’anno rappresentano una grande risparmio di CO2 se non rottamati rispetto alla CO2 necessaria per la produzione di una nuova auto.

Newsauto auspica il buon senso di tutti, compreso quello di chi è nell’esecutivo del Governo, affinché vengano rivista totalmente la tassazione che incombe sull’auto. Questo è possibile compensando le minore entrate con un risparmio sulla spesa pubblica, applicando semplicemente un maggior controllo su come vengono spesi i nostri soldi.

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