Questione Ferrari: tre team principal a confronto
Stesso numero di Gran Premi per Arrivabene, Binotto e Vasseur, ma risultati decisamente opposti. Un’analisi dettagliata tra numeri, successi e podi per capire cosa sia mancato davvero alla Scuderia in questi anni.

Team Principal Ferrari: tre nomi, tre gestioni, un confronto che i numeri rendono finalmente possibile. Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto e Frédéric Vasseur hanno guidato la Scuderia per periodi quasi identici, tra 81 e 84 Gran Premi ciascuno, e questo permette di leggere vittorie e podi su una base davvero comparabile. Il quadro che ne esce è netto: un primo ciclo molto produttivo e due successivi assestati su livelli simili e più bassi. È da qui che nasce la “questione Ferrari”, ovvero la difficoltà di ritrovare dopo il 2018 la continuità ai vertici che un tempo sembrava naturale.
Contenuti dell’articolo
- Un’attesa che dura da anni
- L’era Arrivabene (2015-2018): il periodo più prolifico
- L’era Binotto (2019-2022): il dimezzamento dei risultati
- L’era Vasseur (2023-oggi): un ciclo ancora aperto seppur per poco
- I tre cicli a confronto
- Cosa non dicono i numeri
- Il futuro della Ferrari: cosa serve per chiudere la questione
Un’attesa che dura da anni
Per una squadra come la Ferrari, la vittoria non è un obiettivo tra gli altri: è la ragione stessa per cui il team esiste. Eppure il tempo passa e il titolo piloti manca da troppo, alimentando un dibattito che a ogni stagione si riaccende. La cosiddetta “questione Ferrari” nasce da qui: la sensazione che a Maranello si cambino uomini, strategie e progetti, senza riuscire a ritrovare la continuità necessaria per battere gli avversari più forti.
Uno dei modi più immediati per affrontare il tema è guardare a chi ha guidato la squadra dal muretto e dagli uffici. Il ruolo di team principal è il punto di sintesi tra area tecnica, gestione dei piloti, rapporti con la federazione e con i vertici aziendali. Non tutto dipende da lui, ovviamente, ma il suo nome è quello che finisce inevitabilmente sotto i riflettori quando i risultati non arrivano.

Negli ultimi anni si sono alternati tre dirigenti: Maurizio Arrivabene, Mattia Binotto e Frédéric Vasseur. Le loro gestioni hanno avuto una durata sorprendentemente simile, tra 81 e 84 Gran Premi ciascuna. Questa coincidenza permette un confronto raro nel motorsport, dove periodi e contesti raramente sono paragonabili: a parità di tempo a disposizione, cosa hanno prodotto i tre in termini di vittorie e podi?
L’era Arrivabene (2015-2018): il periodo più prolifico
Maurizio Arrivabene ha guidato la Scuderia per quattro stagioni, dal 2015 al 2018, per un totale di 81 gare. In questo arco di tempo la Ferrari ha conquistato 14 vittorie e 71 podi. Sono numeri che, letti oggi, appaiono di un’altra epoca: una vittoria ogni cinque o sei Gran Premi, circa il 17% delle gare disputate, e un podio pressoché in ogni fine settimana.

Il dato dei podi è forse il più eloquente. Con due vetture in pista, in 81 gare la Ferrari aveva a disposizione al massimo 162 piazzamenti sul podio, e ne ha centrati 71, cioè circa il 44%. Significa che, in media, una delle due macchine saliva sul podio in gran parte dei weekend. È l’immagine di una squadra stabilmente ai vertici, capace di essere protagonista non solo nelle giornate di grazia ma con regolarità.
Questo non significa che quel ciclo sia stato privo di limiti: il traguardo finale, quello iridato, non è arrivato. Ma dal punto di vista della competitività pura, i numeri raccontano un periodo in cui la Ferrari era una presenza costante nelle posizioni di testa. È il termine di paragone con cui, ancora oggi, vengono misurati i successori.
L’era Binotto (2019-2022): il dimezzamento dei risultati
Con l’arrivo di Mattia Binotto, alla guida dal 2019 al 2022 per 82 gare, il quadro cambia in modo evidente. Le vittorie passano da 14 a 7, dimezzandosi: si scende a circa l’8,5% dei Gran Premi disputati. Anche i podi calano sensibilmente, da 71 a 47, e la percentuale sui piazzamenti teoricamente disponibili scende intorno al 29%.

È importante sottolineare che la durata del ciclo è praticamente identica a quella precedente: 82 gare contro 81. Il calo non può quindi essere attribuito a un campione più piccolo o a un periodo troppo breve per giudicare. La differenza è netta e riguarda sia i picchi, cioè le vittorie, sia la costanza, cioè la capacità di portare le vetture nei primi tre posti con regolarità.
Ovviamente un confronto numerico non racconta tutto. Il periodo di Binotto ha attraversato stagioni molto diverse tra loro, con cambiamenti regolamentari importanti e un contesto competitivo in evoluzione. Resta però un fatto: in termini di risultati, la Ferrari di questo ciclo è stata sensibilmente meno incisiva rispetto a quella del quadriennio precedente.
L’era Vasseur (2023-oggi): un ciclo ancora aperto seppur per poco
Frédéric Vasseur è alla guida della squadra dal 2023, e il suo bilancio è ancora provvisorio. Finora sono 84 le gare disputate, con 8 vittorie e 47 podi. Il dato sulle vittorie è leggermente superiore a quello del predecessore: 8 successi in 84 gare valgono circa il 9,5%, contro l’8,5% di Binotto. Un miglioramento contenuto, ma comunque un segnale.

Sul fronte dei podi, invece, il numero è identico a quello del ciclo precedente: 47. Poiché le gare sono leggermente di più, la percentuale sui piazzamenti disponibili scende di poco, attestandosi intorno al 28%. In pratica, la Ferrari di Vasseur ottiene un po’ di più nelle giornate migliori, ma non è ancora riuscita a aumentare in modo significativo la propria regolarità nelle posizioni di vertice.
Essendo un percorso non concluso, questi numeri sono destinati a cambiare. Ogni nuovo Gran Premio modifica il bilancio, e le prossime stagioni diranno se l’attuale gestione riuscirà a spezzare la continuità con il ciclo precedente e ad avvicinarsi ai livelli del 2015-2018. Per ora, il confronto lo vede più vicino a Binotto che ad Arrivabene.
I tre cicli a confronto
| DATI | MAURIZIO ARRIVABENE | MATTIA BINOTTO | FRÉDERIC VASSEUR |
|---|---|---|---|
| Periodo | 2015-2018 | 2019-2022 | 2023-oggi |
| Gare | 81 | 82 | 84 |
| Vittorie | 14 | 7 | 8 |
| % vittorie | ~17% | ~8,5% | ~9,5% |
| Podi | 71 | 47 | 47 |
| % podi disponibili | ~44% | ~29% | ~28% |
La prima lettura è la distanza tra il primo ciclo e gli altri due. Arrivabene ha ottenuto quasi il doppio delle vittorie di Binotto e una quantità di podi superiore di 24 unità rispetto a entrambi i successori. Questa differenza è il cuore della “questione Ferrari”: non un declino graduale, ma un salto verso il basso avvenuto con il cambio di ciclo e mai più recuperato.
La seconda lettura riguarda la sostanziale continuità tra Binotto e Vasseur. I podi sono gli stessi, le vittorie differiscono di una sola unità, le percentuali si assomigliano. Se il primo passaggio di consegne ha segnato una frattura, il secondo ha confermato un livello di rendimento che la squadra non riesce ancora a superare.
Infine, va notato come il dato più penalizzante non sia quello delle vittorie, ma quello dei podi. Le vittorie possono dipendere da episodi, dalla strategia o dagli errori altrui; i podi, invece, misurano la costanza di rendimento di entrambe le vetture. Il fatto che siano passati da oltre 70 a 47 in cicli di uguale durata significa che la Ferrari ha perso soprattutto in regolarità.
Cosa non dicono i numeri
Ridurre il giudizio su un team principal a vittorie e podi sarebbe un errore. Il rendimento di una squadra di Formula 1 dipende da molti fattori: il regolamento tecnico in vigore, la forza degli avversari in ciascuna stagione, le risorse economiche e umane disponibili, la qualità dei piloti, e naturalmente la situazione ereditata da chi c’era prima. Ogni team principal ha lavorato in condizioni diverse, e nessun confronto statistico può neutralizzare del tutto queste variabili.

Inoltre, il lavoro di un dirigente non si esaurisce nei risultati immediati. Costruire una struttura tecnica solida, inserire i talenti giusti, impostare progetti che daranno frutti negli anni successivi: tutto questo richiede tempo e non sempre si traduce subito in vittorie. Un ciclo povero di successi può quindi gettare le basi per un futuro migliore, così come uno molto vincente può nascondere fragilità che emergeranno più tardi.
Detto questo, i numeri restano un punto di partenza onesto e difficilmente contestabile. Non spiegano perché le cose siano andate in un certo modo, ma dicono con chiarezza cosa è successo. E ciò che è successo è che la Ferrari, a parità di durata, ha vinto ed è salita sul podio molto meno dopo il 2018 di quanto avesse fatto tra il 2015 e il 2018.
Il futuro della Ferrari: cosa serve per chiudere la questione
Il messaggio che emerge dai dati è netto: per tornare ai livelli del primo ciclo, la Ferrari deve migliorare soprattutto nella continuità. Le vittorie sono importanti, ma è la presenza costante nelle prime posizioni a costruire le stagioni da titolo. Portare entrambe le vetture regolarmente a podio è ciò che distingue una squadra che ogni tanto vince da una che lotta davvero per il mondiale.

Per Vasseur, la cui gestione è ancora in corso, la sfida è quindi doppia. Da un lato consolidare il piccolo passo avanti sul numero di successi, dall’altro alzare in modo strutturale la media dei podi, oggi ferma a livelli molto simili a quelli dell’era Binotto. Ogni gara in più è un’occasione per correggere il bilancio, ma bisogna iniziare a darsi velocemente una mossa.
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