Undercut, overcut e pit stop, le strategie vincenti in Formula 1
Dalle strategie gomme, ai pit stop perfetti: guida completa alle tattiche di gara in Formula 1
Nella massima Formula, la velocità pura non basta più: spesso una gara di Formula 1 si vince ai box con la strategia, prima ancora che in pista. Dalla scelta delle gomme al momento esatto del pit stop, passando per undercut, overcut e gestione del degrado pneumatici. Le strategie sono diventate una componente decisiva del motorsport moderno. Grazie ai dati in tempo reale e alle simulazioni, i team elaborano scenari complessi per guadagnare anche pochi secondi sugli avversari, trasformando ogni Gran Premio in una partita a scacchi giocata a oltre 300 km/h.
Strategie F1
Come vengono decise le strategie in Formula 1
Gli ingegneri utilizzano tutte le informazioni disponibili, compresi l’AI, calcoli ed algoritmi, per elaborare strategie con cui rendere più veloce il pilota in gara o in qualifica. Le strategie in Formula 1 vengono quindi decise attraverso un mix di simulazioni al computer, analisi dei dati e lettura della gara in tempo reale. Prima del weekend, i team studiano il circuito, il degrado delle gomme, il consumo di carburante e le probabilità di safety car per preparare diversi scenari strategici. Durante la corsa, ingegneri e strateghi monitorano costantemente il passo gara, le condizioni dei pneumatici e le mosse degli avversari per capire il momento migliore in cui effettuare il pit stop.

Elementi come undercut, overcut, traffico in pista e condizioni meteo possono cambiare completamente l’esito di un Gran Premio, rendendo la strategia uno degli aspetti più decisivi della Formula 1 moderna.
Evoluzione dei pit stop nella storia
Sin dagli inizi della Formula 1 nel 1950, era usanza rientrare ai box per sostituire i pneumatici e rabboccare la benzina. Anche se all’epoca si trattava di necessità poiché le vetture viaggiavano di traverso su coperture dall’impronta molto ridotta, usurandosi rapidamente. Allora, con martelli ed un po’ di incoscienza si sostituivano le gomme e si versava carburante con un imbuto nel serbatoio. Questo però metteva a rischio la sicurezza in pit-lane.

Presto si comprese anche la necessità di evitare la sosta nell’ottica dell’economia di gara. Con l’avvento di vetture più leggere, più efficienti e pneumatici più performanti si eliminarono i pit stop. Si rientrava quindi solo per ragioni meccaniche o imprevisti. Negli anni i rifornimenti sono spariti e riapparsi. Per ragioni di sicurezza, sono stati banditi dal 2010.
Resta però il jolly delle gomme. In particolar modo in tempi moderni con l’arrivo di Pirelli nel 2011. Il fornitore italiano, per mantenere vivo lo spettacolo dei pit stop in accordo con la FIA, ha concepito le mescole per la Formula 1 in modo che si degradassero costringendo i team ad elaborare strategie. Soprattutto poi da regolamento, tutti i piloti devono alternare per forza almeno due mescole di gomma differenti durante la gara, obbligandoli almeno ad una sosta.
Come funzionano i pit stop oggi in F1
Come accennato, tutti i piloti sono costretti ad effettuare almeno una sosta e cambiare i pneumatici alternando fra due delle tre mescole disponibili. Il che significa rientrare nella corsia box, rispettare il limite di velocità imposto, fermarsi nella piazzola e ripartire dopo la linea dell’uscita box. Una procedura dispendiosa in termini di tempo di gara per piloti che hanno come unico scopo quello di completare il numero di giri assegnato, nel minor tempo possibile. Allora i Team cercano di fermarsi rapidamente, sfruttando la destrezza dei meccanici, capaci di cambiare le 4 ruote in circa 2 secondi, oppure approfittando di strategie alternative.

Undercut cosa è
L’undercut è una strategia per i pit stop che si utilizza per tentare di guadagnare un vantaggio sfruttando una sosta anticipata rispetto all’avversario. Gli ingegneri anticipano la curva di degrado della gomma, fermando il pilota prima che possa perdere eccessivo tempo in pista. Se i calcoli degli ingegneri sono corretti, il pilota si ritroverà in una finestra libera del tracciato, dove potrà rientrare e sfruttare le gomme fresche senza incappare nel traffico. Questo comporta un vantaggio nei confronti dell’avversario, che nel frattempo ha girato con pneumatici più usurati, perdendo terreno prima del pitstop. Questo tipo di strategia è di particolare effetto su circuiti con asfalto ad alto degrado, oppure se si incappa in un pilota particolarmente difensivo.
Overcut cosa è
L’overcut al contrario prevede una sosta posticipata rispetto all’avversario per tentare di trarre vantaggio rimanendo fuori. Questa strategia paga particolarmente su circuiti in cui l’usura delle gomme è bassa; il che permette al pilota che segue, di sostenere un ritmo più elevato e perdere meno sul tempo di gara. Altra circostanza favorevole all’overcut, è la situazione in cui non si concretizza una reale finestra libera nel gruppo per il rientro in aria pulita del pilota. Allora il team è costretto a tenere fuori la vettura aspettando che si crei lo spazio. L’attesa può essere vantaggiosa anche in condizioni molto fredde, dove la gomma fatica ad entrare in temperatura ed è più difficile far funzionare l’undercut.
Safety car
I team devono saper cogliere anche le occasioni non programmate, come ad esempio le condizioni di Safety Car. In caso di incidenti, condizioni pericolose o altri imprevisti, la Direzione Gara può decidere di far entrare in pista una vettura per rallentare il gruppo e risolvere il problema. Quella che nasce come una procedura di sicurezza, si trasforma in un importante punto di vantaggio strategico da poter sfruttare per gli ingegneri. Se l’intero gruppo viene rallentato, il tempo perso ai box in relazione agli altri piloti, è inferiore rispetto al passo che potrebbero sostenere con la bandiera verde. Questo spesso risulta in pit stop estemporanei che permettono di ridurre drasticamente il tempo perso nei confronti degli avversari: il famoso pit stop gratis.

Pioggia
La pioggia, quando si presenta, gioca un ruolo fondamentale nelle scelte della strategia per i team, che hanno a disposizione due coperture da bagnato: intermedie, da bagnato leggero; e le rain, da bagnato pesante ma quasi mai utilizzate per ragioni di sicurezza. La vera sfida strategica è però sulle tempistiche in cui vengono montate. Ovvero nel cogliere il momento giusto per il cambio o nell’anticipare le condizioni meteo. Ogni team ha dei tempi limite sul giro di riferimento oltre il quale diventa necessario sostituire le gomme slick con le intermedie o viceversa, e riuscire a cogliere la finestra giusta è spesso un lavoro complicato. Le temperature, l’intensità della pioggia, il feeling del pilota, tutto incide sulla scelta, rendendola particolarmente delicata. Se colta nel momento giusto, l’occasione solitamente ripaga bene, con gli avversari in difficoltà su un circuito bagnato o che si asciuga.
