GUIDE CONSIGLI AUTO

La posizione di guida corretta: la cosa più sottovalutata di tutte

Tre minuti di regolazioni a costo zero per passare dalla solita posizione "da poltrona" a una postura da reale controllo del veicolo, tra sicurezza, ergonomia e reattività d'emergenza.

C’è un gesto che vedo fare sempre a chi sale in auto per la prima volta con me a fianco: si siede, allunga la mano al sedile, lo sposta di due dita e dice “ok, sono a posto”. Due dita. Dopodiché ci si aspetta che quell’auto risponda come un bisturi.

La posizione di guida corretta è l’unica regolazione gratuita che hai a disposizione. Non costa un euro, non richiede pezzi, non si consuma. Ed è la prima che tutti saltano, perché nessuno ha mai detto che fosse importante.

Poi però capita l’imprevisto, e in quel momento il controllo dell’auto passa esattamente da lì: da come sei seduto.

In breve

Perché la posizione di guida corretta viene sempre per ultima

Il problema è culturale. Alla guida associamo il comfort, non il controllo: cerchiamo la posizione in cui staremmo comodi a guardare un film, non quella in cui potremmo governare millequattrocento chili lanciati a centotrenta all’ora.

Così ci si siede bassi, sdraiati, con il braccio sinistro sul finestrino e la mano destra a ore sei sul volante. Comodissimo. Finché la strada resta una linea retta.

La verità è più semplice: la posizione di guida non serve a stare comodi, serve a farti arrivare al limite dell’auto senza doverti prima riorganizzare il corpo. Se per premere il freno a fondo devi scivolare in avanti sul sedile, quel decimo di secondo l’hai già perso.

E poi c’è il rovescio della medaglia, quello che si sente il giorno dopo un viaggio lungo: la postura sbagliata è anche la ragione per cui scendi dall’auto con la schiena a pezzi. Il tema è così concreto che i costruttori lavorano da anni su sedili certificati dal punto di vista ergonomico. Il sedile giusto però non basta, se poi lo regoli male.

Si parte dalle gambe, non dal volante

Per costruire una posizione di guida corretta l’ordine conta. Prima le gambe, poi il busto, poi le braccia. Chi parte dal volante finisce sempre per sistemare il resto in funzione delle mani, che è come costruire una casa partendo dal tetto.

Premi il pedale del freno fino in fondo, con forza, come faresti in una frenata vera. In quella condizione il ginocchio deve restare piegato, con un angolo evidente. Non “quasi” disteso: piegato.

Il motivo è meccanico. Una gamba distesa non ha più forza da dare: hai già finito la corsa e stai spingendo con l’articolazione bloccata. Una gamba flessa, invece, ha ancora riserva — e nelle frenate serie la riserva è tutto. Chi ha il cambio manuale faccia la stessa prova con la frizione a fondo, che è il pedale con la corsa più lunga.

Attenzione anche all’altezza del sedile. Alzarlo quanto basta per vedere il cofano e la strada vicina non è una vezzo da persona bassa: è visibilità in più su tutto quello che succede nei primi metri davanti a te.

Lo schienale: né poltrona né seggiolone

Lo schienale sdraiato è l’errore estetico per eccellenza. Bello da vedere dall’esterno, disastroso da dentro: le spalle si staccano dal sedile, il busto galleggia e ogni movimento del volante parte da una base che si muove insieme all’auto.

La regola pratica è “poco più che verticale”: lo schienale deve sostenere la schiena per tutta la sua lunghezza, spalle comprese, restando appena inclinato all’indietro. Non dritto come una sedia da cucina, non reclinato come un lettino.

La prova del nove la fai da fermo. Con le spalle ben appoggiate, gira il volante di mezzo giro con una mano sola: se per arrivare in fondo devi staccare la spalla dallo schienale, sei troppo lontano o troppo sdraiato.

Poi c’è la distanza dal volante, che è una faccenda di sicurezza passiva prima ancora che di tecnica. Tra lo sterno e il centro del volante servono almeno una ventina di centimetri, meglio venticinque: è lo spazio in cui l’airbag deve aprirsi per lavorare come è stato progettato. Guidare con il petto appoggiato alla corona significa togliergli quello spazio.

Il test dei polsi: dove va davvero il volante

Qui c’è un test che ho visto smontare più convinzioni di qualsiasi discorso. Spalle appoggiate allo schienale, braccia distese in avanti: i polsi devono appoggiarsi sulla parte alta della corona del volante, senza che le scapole si sollevino.

Se ci arrivi solo con le dita, sei troppo lontano. Se il volante ti finisce sull’avambraccio, sei troppo vicino. Nel punto giusto, con le mani in posizione di guida, i gomiti restano leggermente flessi: è da lì che passa la sensibilità.

Braccia tese trasmettono poco e stancano molto, perché ogni correzione diventa un movimento di tutto il corpo. Braccia troppo piegate, al contrario, ti tolgono spazio per sterzare e ti fanno picchiare i gomiti sulle cosce nelle manovre ampie.

Il volante, poi, quasi tutte le auto lo regolano in altezza e in profondità: usali entrambi. L’altezza giusta è quella che ti lascia leggere tutta la strumentazione senza guardare “attraverso” la corona e senza coprire la strada.

Il poggiatesta non è un cuscino

Nella posizione di guida corretta c’è un pezzo che tutti trascurano, ed è anche il più frainteso: il poggiatesta. Non serve ad appoggiare la testa: serve a impedire che, in un tamponamento, la testa parta all’indietro mentre il busto viene spinto in avanti.

Per fare quel lavoro deve stare in alto: la sua sommità va allineata alla sommità del capo, non alla nuca. Un poggiatesta basso non protegge, fa da fulcro — ed è il motivo per cui in tanti tamponamenti a bassa velocità, il collo se la passa peggio di quanto meriterebbe l’urto.

Conta anche la distanza: più la nuca resta vicina al poggiatesta, meglio è. Qualche centimetro, non un palmo. Regolarlo bene non elimina il rischio di lesioni cervicali, ma lo riduce in modo concreto — ed è una regolazione che richiede cinque secondi e la si fa una volta sola.

Mani, cintura e i dettagli che nessuno regola

Sulle mani sarò breve, perché il tema meriterebbe un articolo a sé: si guida con due mani sui lati del volante, simmetriche, all’altezza delle nove e quindici. Non a ore dieci e dieci come si insegnava una volta, non a ore sei con il gomito sul bracciolo.

Simmetriche significa che il volante ti dice cosa stanno facendo le ruote anteriori, e che una correzione la puoi fare senza incrociare le braccia. Con una mano sola scopri di essere in ritardo nel momento peggiore.

Poi c’è la cintura, che è l’ultima cosa da regolare e la prima che nessuno tocca. Deve passare sulla clavicola, a metà spalla, mai sul collo e mai sotto l’ascella; la parte bassa va sul bacino, sull’osso, non sulla pancia. Molte auto hanno la regolazione in altezza dell’ancoraggio: esiste, e serve.

Ultimo dettaglio, gli specchi. Si regolano dopo il sedile, sempre, perché se sposti il sedile dopo hai regolato gli specchi di un’altra persona. Quelli laterali vanno aperti fino a vedere solo un accenno della fiancata: lo scopo è coprire l’angolo cieco, non ammirare la propria portiera.

Cosa cambia davvero quando sei seduto bene

Faccio l’istruttore da venticinque anni, e c’è un momento che si ripete a ogni corso con una puntualità quasi comica. Regolo il sedile di un allievo — di solito lo porto molto più avanti e molto più dritto di come stava — e la reazione è sempre la stessa: “così mi sento strano, sembro mia nonna”. Poi si parte, e dopo due esercizi nessuno vuole più tornare come prima.

Il motivo è che con una posizione di guida corretta cambia la qualità delle informazioni che ricevi. Da seduti bene senti il momento in cui l’anteriore inizia a scivolare, senti il posteriore che si alleggerisce, senti l’ABS entrare sotto il piede invece di limitarti a subirlo. Sono le stesse cose di cui parlavo quando abbiamo visto cosa fare se l’auto scivola: senza una base stabile, quelle correzioni non le fai in tempo.

In Rally Factor Driving School — la scuola che ho fondato nel 2006, dove si fanno corsi di guida sportiva e sicura su rally, pista, drift e neve, anche per chi parte da zero — la posizione di guida è il primo esercizio della giornata. Non per pignoleria: perché tutto quello che viene dopo, dalla frenata d’emergenza al controllo di una scodata, funziona solo se il corpo è nel posto giusto.

Se un corso in presenza per ora non è nei tuoi programmi, la teoria puoi comunque metterla in ordine da casa: il videocorso di guida sicura e sportiva costa una cifra minima e le lezioni te le riguardi quando vuoi. Non sostituisce la pratica — nessun video ti fa sentire un anteriore che molla — ma te la anticipa, e ti fa arrivare in auto sapendo già cosa stai cercando.

Alla fine è tutto qui. Non ti serve un’auto migliore, non ti serve una gomma più costosa, non ti serve l’elettronica dell’ultima generazione. Ti serve smettere di considerare il sedile un divano. Domani mattina, prima di partire, dedica tre minuti a rifare tutte queste regolazioni da zero: è il più grande miglioramento di guida che puoi ottenere senza spendere niente. E l’unico che ti porti dietro su qualsiasi auto salirai per il resto della vita.

Domande frequenti sulla posizione di guida corretta

Qual è la posizione di guida corretta in auto?

Seduti con lo schienale poco più che verticale e le spalle appoggiate, con il ginocchio ancora flesso quando il pedale è premuto a fondo e i gomiti leggermente piegati con le mani sul volante. Il poggiatesta va allineato alla sommità del capo e tra sterno e centro del volante devono restare almeno una ventina di centimetri.

Come capisco se sono troppo lontano dal volante?

Con le spalle appoggiate allo schienale e le braccia distese in avanti, i polsi devono appoggiarsi sulla parte alta della corona del volante senza sollevare le scapole. Se ci arrivi solo con le dita sei troppo lontano; se il volante ti finisce sull’avambraccio sei troppo vicino.

Perché il ginocchio deve restare piegato con il pedale a fondo?

Perché una gamba distesa ha esaurito corsa e forza: sta spingendo con l’articolazione bloccata. Una gamba flessa conserva riserva di spinta, e in una frenata d’emergenza la forza sul pedale nei primi decimi di secondo fa la differenza sullo spazio di arresto.

A che altezza va regolato il poggiatesta?

La sommità del poggiatesta va allineata alla sommità del capo, non alla nuca, e la testa deve restare vicina allo schienale, nell’ordine di pochi centimetri. Regolato così riduce il rischio di lesioni cervicali in caso di tamponamento; troppo basso può fare da fulcro e peggiorare le cose.

Le mani vanno a ore dieci e due o a ore nove e tre?

A ore nove e tre, cioè ai lati del volante e simmetriche. È la posizione che dà la lettura migliore di quello che fanno le ruote anteriori, permette di correggere senza incrociare le braccia ed è più coerente con l’apertura dell’airbag rispetto alla vecchia posizione a ore dieci e due.

Guidare con lo schienale reclinato fa male alla schiena?

Guidare sdraiati toglie sostegno alla zona lombare e costringe il busto a lavorare da solo a ogni movimento, con affaticamento e dolori tipici dei viaggi lunghi. Uno schienale che sostiene tutta la schiena, spalle comprese, con un supporto lombare regolato, è più comodo sulla distanza oltre che più efficace per il controllo.

La posizione di guida corretta si impara da soli?

Le regolazioni sì, e queste bastano per la strada di tutti i giorni. Sentire perché funzionano è un’altra cosa e richiede di provare l’auto oltre la soglia di aderenza, in un ambiente protetto: Rally Factor Driving School è la più grande scuola di pilotaggio in Italia, con oltre 1.000 allievi l’anno e percorsi per tutti i livelli, dall’utente della strada allo sportivo fino all’agonista, ed è Centro Tecnico Federale ACI Sport, tra le poche scuole riconosciute e abilitate ai passaggi di licenza e alle abilitazioni per agonisti.

Giuseppe Piccioni

Giuseppe Piccioni è istruttore di guida sportiva certificato ACI Sport, pilota e tester con oltre vent'anni di esperienza nelle discipline più esigenti del motorsport italiano: rally, drift, salita. È fondatore e CEO di Rally Factor Driving School, la scuola di guida sportiva più grande d'Italia con oltre 1.000 allievi formati… More »