Auto Classiche & Storiche

Citroën SM linea DS col cuore italiano

Citroën DS una storica francese col cuore italiano. la Citroën SM degli anni ’70, originale e dal fascino francese con una linea aerodinamica ispirata alla DS ed un motore Maserati da 170 CV, è una delle più… “Citroën” di tutte! Nella ultracentenaria storia dell’automobile a volte abbiamo assistito a veri e propri “trapianti” di motori, che sono andati ad equipaggiare vetture nate con caratteristiche e cognomi differenti: pensiamo ad esempio alle Fiat Dino, nate da un accordo fra Fiat e Ferrari alla fine degli anni ’60, per consentire alla fabbrica di Maranello di costruire in tempi rapidi il numero sufficiente di propulsori per ottenere l’omologazione per la Ferrari Dino 166 di Formula 2, cosa che non poteva accadere se quel motore fosse stato montato solo sulle più costose e rare Ferrari stradali.
In tempi più recenti, nel 1987, i lettori ricordano sicuramente la Lancia Thema 8.32, meglio conosciuta come Thema-Ferrari, che montava un V8 di Maranello depotenziato ma sempre abbastanza cattivo da rendere quella macchina molto desiderata dai clienti; in questo caso le storie ci parlano non propriamente di un accordo fra Fiat-Lancia e Ferrari, bensì di un’imposizione commerciale dell’azionista di maggioranza che Enzo Ferrari digerì a fatica. Ma quel fatto non fu l’unico nel quale un propulsore di nobile casato finì nel cofano di un’auto più o meno generalista: infatti nel 1970 la Citroën fece costruire nientemeno che dalla Maserati, della quale da due anni deteneva il pacchetto azionario di maggioranza, un motore V6 che doveva equipaggiare la sua nuova Granturismo sportiva: la SM, per far crescere l’immagine della Casa francese sino ad allora focalizzata su vetture originali e dalle soluzioni tecniche inedite, ma indubbiamente di livello popolare.

Citroen-SM-auto-storiche

DS salto di qualità – Della costruzione del motore si incaricò l’ingegner Giulio Alfieri, il mitico progettista della Casa del Tridente, già padre dei celebri V8 che equipaggiavano le blasonate Ghibli, Indy e Quattroporte. Con il poco tempo a disposizione concessogli dalla Casa francese, Alfieri prese un bel V8 e “segò” i due cilindri centrali, dando vita quindi ad un V6 di 2.670 cc, compatto e leggero, dalla potenza non estrema di 170 CV per rispettare i severi limiti decisi dalla Citroën stessa, che sarebbe stato montato successivamente, con cilindrate di 3 e 2 litri, anche sulle Maserati Merak. L’auto debuttò al Salone di Ginevra del 1970 col nome appunto di SM, dove S era il codice del progetto e M stava per Maserati, per comunicare a tutti l’origine del propulsore che la equipaggiava. Lunga quasi 5 metri, trazione anteriore vantava una linea bassa e affusolata, a metà strada tra le futuristiche DS che avevano i passaruota posteriori integrali e la CX caratterizzata dalla classica coda tronca, per molti ancora oggi, indecifrabile; di queste vetture riprendeva anche la caratteristica di avere la carreggiata anteriore molto più larga di quella posteriore e le sospensioni idropneumatiche. Innovativi invece i sei fanali anteriori (dei quali i due abbaglianti centrali sterzanti assieme alle ruote) racchiusi dentro ad una larga carenatura in vetro, che le donava un aspetto inconfondibile. All’interno spiccava il cruscotto con gli strumenti ovali, così come il cuscino centrale dello sterzo, regolabile in altezza e inclinazione, e l’abitacolo rifinito con materiali lussuosi, a cominciare dalle sellerie. In quasi cinque anni la SM venne costruita in 12.920 unità sino al 1974, quando un po’ per il prezzo, lievitato dagli iniziali 5.200.000 ai 10.595.000 lire in soli 5 anni, un po’ per la crisi energetica che aveva iniziato a colpire questo tipo di automobili, finì la produzione di questa vettura di un indubbio fascino, ma strana come lo sono sempre state tante Citroën.

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