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Da Euro 5 a Euro7, disastri FAP/DPF: ecco chi c’è dietro le norme UE che distruggono i motori

Dai tavoli tecnici dell'UE al consorzio CLOVE: un'analisi su come nascono le normative Euro 7, le criticità emerse con i FAP/DPF e l'importanza di rivedere le politiche europee per garantire soluzioni reali e sostenibili per tutti.

Mentre l’intera Unione Europea incide per meno del 7-8% sulle emissioni globali di CO₂ — con il trasporto stradale continentale che rappresenta una quota compresa tra il 3% e il 4% — le istituzioni di Bruxelles continuano a pretendere enormi sacrifici economici da costruttori e automobilisti.

L’approccio legislativo europeo sulle emissioni ha intrapreso da anni una strada fatta di teorie da laboratorio e condizionamenti ideologici, ignorando l’impatto economico sull’utente finale ed il dimezzamento della vita utile dei motori. A questo si aggiunge la distorsione tutta europea del mercato dei crediti di CO₂: un cortocircuito normativo che impone alle aziende di pagare pesanti gabelle o acquistare ‘debiti e crediti’ di emissione da produttori esteri, scaricando sui cittadini il costo di regole scollegate dalla realtà industriale e automobilistica.

Come nascono le norme UE: il ruolo di DG GROW e consorzi

Per capire come si arrivi a certe storture, bisogna analizzare la Fase 1 del processo legislativo, ovvero il momento in cui nasce l’idea di modificare norme come l’Euro 5, l’Euro 6 o l’Euro 7. Qui ci sono in ballo gli uffici della GD GROW e consorzi esterni. Vediamo nel dettaglio i relativi passaggi.

  1. La stesura materiale delle bozze parte dall’Unità C.4 (Automotive and Mobility Industries) della Direzione generale del Mercato interno dell’UE, negli uffici della DG GROW, ovvero la Direzione Generale del Mercato Interno, dell’Industria, dell’Imprenditoria e delle PMI (Directorate-General for Internal Market, Industry, Entrepreneurship and SMEs) della Commissione Europea.
  2. I consorzi esterni e i modelli teorici: la Commissione non testa le auto sulle strade reali, ma appalta gli studi d’impatto a consorzi di consulenza esterni (come il consorzio CLOVE per l’Euro 7) e gruppi di lavoro (AGVES) condizionati da ONG ambientaliste.

Le simulazioni lontano dal mondo reale: vengono ideati test con parametri estremi (partenze a freddo polare, guida a pieno carico in salita sostenuta) per giustificare limiti sempre più stringenti, stimando costi di adeguamento per veicolo del tutto irrealistici (poche centinaia di euro contro i 2.000-4.000 euro reali calcolati dalla filiera industriale).

Euro 5 e DPF: il disastro economico e meccanico per i cittadini

L’inadeguatezza di questo approccio non nasce oggi. Con l’introduzione obbligatoria del filtro antiparticolato (FAP/DPF) sulle vetture diesel Euro 5, la burocrazia ha scaricato sulle tasche degli automobilisti un problema che, con il senno di poi, poteva essere pensato e gestito diversamente.

  • Il conto a 130.000 km: in condizioni di utilizzo prevalente urbano o su brevi tragitti, le rigenerazioni del filtro falliscono, portando al ciclico intasamento del DPF intorno ai 130.000–140.000 km.
  • I costi di gestione: un problema del genere comporta interventi di pulizia forzata, ripristino o sostituzione del componente con spese comprese tra i 1.000 e i 3.000 euro. Costi del tutto inesistenti con le precedenti omologazioni Euro 4. A questo è da aggiungere l’usura prematura del motore (cilindri, pistoni e fasce) che si trova a lavorare con continui lavaggi e riduzione del film d’olio. Lavaggi che causano anche una diluizione del lubrificante con il gasolio e relative conseguenza di scarsa lubrificazione sui vari organi meccanici. Questo comporta il dimezzamento della vita utile dei motori: un esempio classico, il motore 1.3 Multijet Fiat con l’euro4 arrivava mediamente a coprire 400.000 km, con l’avvento dell’euro 5 e relativi DPF a 200.000 km è arrivato a fine vita. Insomma oltre al costo di 1.500/3.000 euro per ripristinare il sistema antiparticolato devi aggiungere anche il costo per rifare un motore a 200.000/300.000 km.
FAP DPF dispositivo antinquinamento, Il FAP risulta solitamente intasato tra 100.000 e 150.000 con intervento di pulizia/sostituzione e dimezzamento della vita utile di un motore.
Il FAP risulta solitamente intasato tra 100.000 e 150.000 con intervento di pulizia/sostituzione e dimezzamento della vita utile di un motore.

Dall’Euro 6 all’Euro 7: i limiti della fisica e l’effetto boomerang

Con l’Euro 6 (specialmente nelle evoluzioni Euro 6d-Temp ed Euro 6d dotate di test reali su strada RDE), i motori termici hanno raggiunto il massimo livello di pulizia allo scarico, abbattendo oltre il 90% di NOx e PM rispetto alle generazioni precedenti.

Andare oltre con l’Euro 7 significa inseguire rendimenti marginali a fronte di costi industriali enormi:

  • Scomparsa delle auto popolari: aggiungere migliaia di euro di componenti hardware e sistemi di monitoraggio continuo (OBM) rende antieconomica la produzione di utilitarie dei segmenti A e B (Panda, Yaris, Clio).
  • Invecchiamento del parco circolante: imponendo prezzi di listino inaccessibili per le auto nuove (siano esse termiche iper-regolamentate o elettriche forzate), il cittadino medio è costretto a tenere la propria auto usata. Il risultato è che sulle strade continuano a circolare vetture Euro 3, Euro 4, Euro 5, ottenendo l’effetto esattamente opposto a quello ecologico dichiarato.

La retromarcia dell’UE sull’Euro 7: la prova del fallimento

Il fatto che il Parlamento Europeo e il Consiglio abbiano infine dovuto rimodulare la proposta originale della Commissione sull’Euro 7 — mantenendo per i motori termici i medesimi limiti allo scarico dell’Euro 6d — è la dimostrazione palese dell’errore di impostazione della Fase 1.

La bozza iniziale redatta da burocrati e consulenti “da laboratorio” si è rivelata una cattedrale nel deserto irrealizzabile. Regolamentare la mobilità richiede senso della realtà, analisi accurate dei costi di manutenzione per l’utente e tutela del tessuto industriale, non soluzioni ideologiche che finiscono soprattutto per gravare sulle tasche degli automobilisti.

Appello a Bruxelles: fermatevi all’Euro 6d, chi risponde dei danni?

Fermatevi! L’Euro 6d (e la sua fase transitoria 6d-Temp) ha rappresentato il punto di equilibrio perfetto, il massimo livello tecnico ed ecologico fisicamente ed economicamente sostenibile. Proseguire oltre significa addentrarsi in un territorio fatto di accanimento regolatorio, dove i costi marginali per strappare un decimale di inquinante distruggono la sostenibilità economica delle famiglie e la competitività dell’industria europea. Oltre c’è solo il baratro dell’ideologia.

Se la politica e la burocrazia continuano a imporre normative senza considerare la realtà — partorite nei laboratori e non sulle strade — arrivano nuovi costi che devono sostenere gli utenti finali. Nessuno ne risponde? Non è ammissibile che a pagare per le storture da FAP dell’Euro 5, o per la crisi del mercato provocata dall’Euro 7 e dall’elettrificazione forzata, siano sempre e solo gli automobilisti con i loro risparmi e gli operai delle fabbriche con i loro posti di lavoro.

L’ammissione implicita nell’Euro 7: a conferma che il problema esisteva ed è stato ignorato per oltre un decennio, il testo del Regolamento (UE) 2024/1257 (Euro 7) ha dovuto inserire per la prima volta l’obbligo per i costruttori di garantire la durabilità dei sistemi di abbattimento e dei filtri fino a 200.000 km o 10 anni. Una pezza burocratica arrivata con anni di ritardo, dopo che milioni di utenti hanno pagato di tasca propria i difetti di una regolamentazione mal concepita. Ovviamente sarà a costo degli utenti finali con prezzi maggiori delle nuove auto.

🔍 Chi decide l’Euro 7: nomi, ruoli e partiti a Bruxelles

Per fare chiarezza con trasparenza, ecco i ruoli chiave, i nomi, le nazionalità e le appartenenze politiche e tecniche dei soggetti che hanno ideato, promosso o gestito l’adeguamento alla normativa Euro 7 e la transizione forzata:

I Vertici Politici della Commissione UE (Chi firma e promuove)

→ Frans Timmermans (Olanda — Partito del Lavoro / S&D): ex Vicepresidente della Commissione UE con delega al Green Deal. È stato il principale ideologo della linea dura contro i motori a combustione e della spinta verso l’elettrificazione totale dal 2035.
→ Thierry Breton (Francia — Indipendente / Area Renew Europe): ex Commissario Europeo per il Mercato Interno e l’Industria. La sua direzione (DG GROW) ha presentato materialmente la prima bozza dell’Euro 7 nel novembre 2022.
→ Maroš Šefčovič (Slovacchia — Smer-SD / S&D): vicepresidente della Commissione per il Green Deal (subentrato a Timmermans), che ha difeso il pacchetto di normative sulle emissioni di fronte all’Europarlamento.

I Relatori e la Negoziatrice del Parlamento Europeo (I Parlamentari chiave)

→ Alexandr Vondra (Repubblica Ceca — ODS / Gruppo ECR): relatore principale (Rapporteur) dell’Euro 7 al Parlamento Europeo. È il parlamentare (Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei) che ha guidato la trattativa per ridimensionare la proposta originaria della Commissione, riuscendo a salvare i limiti Euro 6d per i motori termici.
→ Bas Eickhout (Olanda — GroenLinks / Gruppo I Verdi/ALE): uno dei parlamentari più attivi nel richiedere l’inasprimento drastico delle norme sui trasporti e l’imposizione di limiti rigidi fin dalla prima stesura.
→ Roxana Mînzatu (Romania — PSD / Gruppo S&D): impegnata nelle commissioni competenti per l’impatto industriale e sociale delle direttive ambientali.

Alexandr Vondra è il Parlamentare Europeo che ha guidato la trattativa per ridimensionare la proposta originaria Euo7  della Commissione, riuscendo a salvare i limiti Euro 6d per i motori termici.
Alexandr Vondra è il Parlamentare Europeo che ha guidato la trattativa per ridimensionare la proposta originaria Euo7 della Commissione, riuscendo a salvare i limiti Euro 6d per i motori termici.

I Funzionari Apicali (I Burocrati della DG GROW)

→ Kerstin Jorna (Germania — Funzionaria di carriera): Direttrice Generale della DG GROW (Direzione generale del Mercato interno, dell’industria, dell’imprenditoria e delle PMI).

→ Joanna Szychowska (Polonia — Funzionaria di carriera): Direttrice della Direzione C (Automotive and Mobility Industries – DG GROW), l’ufficio da cui escono fisicamente i regolamenti tecnici.

→ Mark Nicklas (Germania — Funzionario di carriera): Capo Unità “Automotive” (DG GROW C.4), direttamente responsabile del team di redazione delle norme Euro 6 ed Euro 7.

Gli “Esperti da Laboratorio”: Il Consorzio CLOVE

I modelli matematici e las imulazioni teoriche su cui la Commissione ha basato la prima bozza Euro 7 (ipotizzando irrealistici extra-costi di appena 150-300 euro per auto) sono stati elaborati dal consorzio esterno CLOVE (Consortium for Ultra-low Vehicle Emissions), coordinato da:

→ Prof. Zissis Samaras (Grecia — Università Aristotele di Salonicco): Coordinatore scientifico dei modelli di simulazione sulle emissioni per conto della Commissione UE.

→ Prof. Stefan Hausberger (Austria — TU Graz): Responsabile dei modelli teorici di simulazione sui banchi di prova e in condizioni ambientali estreme.

Consorzio CLOVE, Consortium for L-category Vehicle Emissions / Consortium for Low Vehicle Emissions è un gruppo di lavoro di esperti e consulenti tecnici indipendenti incaricato dalla Commissione Europea (DG GROW) di condurre studi di impatto e fornire supporto scientifico per la stesura delle normative europee sulle emissioni dei veicoli.

In particolare, CLOVE collabora a stretto contatto con la DG GROW per lo sviluppo, la definizione e la revisione degli standard emissivi e delle omologazioni:

  • Sviluppo delle normative Euro: è stato direttamente coinvolto negli studi preparatori per le normative sulle emissioni, inclusa la definizione dei limiti e dei protocolli di prova per lo standard Euro 7 (per auto e veicoli commerciali) e per la categoria dei veicoli Euro 5 / Euro 5b (veicoli leggeri della categoria L, come moto, scooter e quad).
  • Membri e Composizione: riunisce istituti di ricerca, università e centri di consulenza ingegneristica e ambientale europei (tra cui enti come LAT/AUTH – Laboratory of Applied Thermodynamics, TNO, Ricardo, Emisia, FEV, ecc.).
  • Ruolo pratico: il consorzio analizza i dati reali di emissione (CO2, NOx, particolato, ecc.), valuta la fattibilità tecnologica e i costi per i costruttori, e formula raccomandazioni tecniche ufficiali che la Commissione Europea utilizza poi per redigere i testi di legge e i regolamenti finali.

→ Leggi cosa prevede la normativa Euro 7

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Giovanni Mancini

L'Ing. Giovanni Mancini, ingegnere meccanico e membro della Commissione Motorismo dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, è pilota, giornalista, Direttore Responsabile di NewsAuto.it e dei magazine Elaborare GT e Elaborare 4x4, punti di riferimento per i car enthusiast da oltre trent'anni. Con una carriera agonistica di oltre 100 gare… More »