Crediti CO₂ e sistema ETS dell’Unione Europea: come funziona il mercato delle quote di emissione
Dalle regole di funzionamento del cap-and-trade alle novità del pacchetto Fit for 55, fino all'impatto economico su imprese e consumatori tra prezzi in rialzo e speculazioni finanziarie

Il sistema di scambio delle quote di emissioni (chiamato anche Emission Trading System o ETS) è uno strumento economico utilizzato per ridurre le emissioni di gas serra, in particolare il biossido di carbonio (CO₂). Funziona come un mercato in cui le aziende possono acquistare e vendere quote di emissione. Ogni quota corrisponde al diritto di emettere una certa quantità di CO₂ (tipicamente una tonnellata).
Crediti CO₂, cosa sono gli ETS UE
I crediti di CO₂ nel sistema ETS, istituito nel 2003 dalla direttiva 2003/87/CE, sono strumenti utilizzati per ridurre le emissioni di gas serra, in particolare la CO₂, e consentono alle aziende di acquisire un diritto ad emettere una determinata quantità di inquinamento. Recentemente, il sistema è stato modificato per allinearsi agli ambiziosi obiettivi di riduzione delle emissioni, che prevedono almeno il 55% di riduzione entro il 2030 e la neutralità climatica entro il 2050. L’aggiornamento fa parte del pacchetto “Fit For 55” e questi crediti vengono assegnati o venduti a entità come centrali elettriche, produttori industriali e settori dei trasporti.
Prezzi delle quote di emissioni
La quotazione ETS si riferisce al prezzo di mercato delle quote di emissione nel sistema di scambio delle emissioni, come l’EU ETS (European Union Emissions Trading System). Questo prezzo è determinato dalla domanda e offerta nel mercato delle quote di emissione, che dipende dalla quantità di emissioni consentite (il tetto) e dalla disponibilità di crediti.
Nel 2026 il prezzo dei crediti di CO₂ viaggia nell’intorno degli 80-82 euro per tonnellata, in un contesto in cui l’immissione sul mercato di soli 20 milioni di quote gratuite appare marginale nel coprire un fabbisogno annuo globale stimato in 1.000 milioni di tonnellate. Negli anni precedenti il mercato ha mostrato una forte volatilità, registrando un prezzo medio di 86,17 euro nel 2023 e toccando livelli vicini ai 105 euro negli anni immediatamente successivi, ben lontano da quel limite teorico di 45 euro ipotizzato in sede normativa. Nel medio-lungo termine, diversi analisti di settore prevedono che la stretta sui permessi di emissione possa far schizzare le quotazioni fino alla soglia dei 350 euro al tonnellata.
Come funziona lo scambio delle quote di emissioni
Il loro funzionamento si basa sul sistema di “scambio di emissioni”, in cui un’autorità stabilisce un limite massimo di emissioni (tetto) per un determinato periodo. Ogni azienda riceve una quantità di crediti in base alla propria capacità di emissione. Ogni operatore industriale o aereo nei settori coperti dal sistema deve compensare annualmente le proprie emissioni effettive, che sono verificate da un soggetto terzo indipendente, con un corrispondente quantitativo di crediti di CO₂.

La contabilità di queste compensazioni è gestita tramite il Registro Unico dell’Unione Europea, mentre il controllo delle scadenze e del rispetto delle normative in Italia è affidato alle Autorità Nazionali Competenti (ANC), che vigilano sul corretto funzionamento del sistema.
Questo processo crea incentivi per le aziende a ridurre le proprie emissioni, poiché possono guadagnare vendendo i crediti in eccesso, mentre quelle che superano il limite di emissioni devono acquistare crediti aggiuntivi.
Date quote di emissioni ETS UE per settore
Dal 2024, il sistema ETS UE è stato esteso al trasporto marittimo, includendo le navi da 5.000 tonnellate, mentre dal 2025 è esteso agli edifici, al trasporto stradale e ad altri settori industriali tramite il sistema ETS 2.

Per l’aviazione, l’ETS copre solo i voli interni al SEE fino al 2026, con una valutazione su CORSIA. Gli impianti di incenerimento dei rifiuti, a partire dal 2024, dovranno monitorare e comunicare le emissioni, con una possibile inclusione nel sistema ETS dal 2028. L’obiettivo di riduzione per il 2030 deve passare dal -43% al -62% rispetto al 2005, con una diminuzione delle quote assegnate.
Le assegnazioni gratuite delle quote sono progressivamente ridotte, con eliminazione totale per il trasporto aereo nel 2026 e per altri settori nel 2034, accompagnate dalla revisione dei parametri di riferimento per riflettere i progressi tecnologici. Il sistema include anche un meccanismo per incentivare l’efficienza energetica, con penalità per gli impianti che non adottano misure di miglioramento.

Inoltre, gli Stati membri devono destinare i proventi delle aste delle quote per scopi legati al clima, potenziando fondi per l’innovazione e la modernizzazione. Le fluttuazioni dei prezzi delle quote saranno regolate tramite la Riserva di stabilità del mercato.

Un altro strumento introdotto è il meccanismo CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), che prevede l’applicazione di certificati per le importazioni di prodotti ad alta intensità di carbonio per evitare il rischio di rilocalizzazione delle emissioni, entrando in vigore progressivamente dal 2023 al 2034.
Tassa occulta a carico dei cittadini?
Il meccanismo delle quote e dei crediti di emissione assume sempre più i connotati di una sofisticata ingegneria finanziaria piuttosto che di un reale strumento di tutela ambientale. A fronte di quotazioni che oscillano intorno agli 80-82 euro a tonnellata nel 2026 e previsioni che spingono l’asticella fino a 350 euro, l’impressione è che il mercato dell’ETS (Emission Trading System) si sia trasformato in un’enorme bolla speculativa. Il tetto teorico iniziale di 45 euro appare oggi un lontano ricordo, vanificato da un’offerta di sole 20 milioni di quote gratuite a fronte di una domanda globale di un miliardo di tonnellate di CO₂.
Questo squilibrio strutturale tra domanda e offerta finisce per generare due distorsioni evidenti:
- Tassazione occulta sulle imprese industriali: l’esborso economico legato all’acquisto delle quote grava in maniera sproporzionata sui costruttori e sulla filiera manifatturiera europea, erodendo i margini di profitto necessari proprio per investire in ricerca e sviluppo.
- Paradossale trasferimento di ricchezza: il sistema del pooling costringe i gruppi automobilistici occidentali in ritardo sulle quote a finanziare direttamente i propri concorrenti diretti (spesso marchi asiatici nativi elettrici), trasferendo ingenti liquidità fuori dai confini europei senza che questo si traduca in un’effettiva riduzione complessiva delle emissioni globali.
Il cosiddetto “diritto di inquinare” acquistato dalle aziende finisce per gravare direttamente sulle tasche dei consumatori, traducendosi in una vera e propria tassa occulta per le famiglie europee.
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