Decreto autovelox: le norme per l’omologazione, cosa cambia per multe e ricorsi
Dopo anni di incertezze, critiche e ricorsi, arriva il decreto autovelox che definisce le procedure di omologazione, verifica e taratura dei dispositivi per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità. Definita anche la regolamentazione di quelli già "autorizzati" ed operativi.

Il 12 luglio 2026 è entrato in vigore il decreto del ministero delle Infrastrutture e Trasporti (Mit) che definisce caratteristiche, requisiti e procedure di omologazione degli autovelox, inclusi taratura e verifiche di funzionalità dei dispositivi utilizzati per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità.
Il provvedimento ha come l’obiettivo di uniformare il sistema dopo le pronunce della Corte di Cassazione dal 2024.
Decreto autovelox
- Cosa prevede il decreto
- Autovelox omologati e nuovi criteri
- Cosa cambia con le multe e i ricorsi
- Come funziona l’omologazione del prototipo che si fa una volta sola
- La taratura periodica: i controlli su tutti gli apparecchi
- Gli autovelox già installati che dovranno essere sanati/omologati
- Quanti sono stati spenti
Cosa prevede il decreto
Il decreto disciplina l’intero ciclo di utilizzo degli strumenti di rilevamento della velocità a partire dall’omologazione del prototipo fino alle verifiche periodiche di funzionamento. Sono definite anche le modalità di taratura e i controlli tecnici necessari per garantire l’affidabilità delle misurazioni.
Autovelox omologati e nuovi criteri
Una parte centrale del provvedimento riguarda le 15 apparecchiature, il cui prototipo è stato approvato secondo quanto previsto dal DM 282/2017, che verranno considerate automaticamente omologate a partire dall’entrata in vigore delle nuove regole.
Tali dispositivi sono considerati “automaticamente omologati” in quanto le modalità delle prove effettuate in fase di approvazione e le loro risultanze risultano rispondenti ai requisiti richiesti (sia in termini di taratura dello strumento per le misurazioni della velocità che in termini di verifiche di funzionalità) dall’emanando decreto (disposizioni di cui al Capo 1 dell’Allegato A) per l’ottenimento dell’omologazione del prototipo e consentono, dunque, di dare continuità all’azione amministrativa nel quadro normativo e giurisprudenziale vigente. Questo evita una duplicazione dei procedimenti di omologazione per dispositivi già testati nei rispettivi procedimenti di approvazione.
Quindi non è richiesta una nuova omologazione per i singoli dispositivi già approvati per i quali permane l’obbligo di verifiche periodiche di funzionalità e di taratura annuali ai fini del corretto funzionamento in esercizio.
Di fatto cosi come è stata concepita la norma garantisce continuità operativa degli apparati in esercizio conformi alle previsioni del DM 282/17, senza necessità di re-immissione in iter autorizzativi integrativi, iter previsti invece per i dispositivi approvati in data antecedente al predetto DM.
Cosa cambia con le multe e i ricorsi
Il decreto interviene dopo le decisioni della Cassazione, secondo cui solo i dispositivi “omologati” possono costituire prova valida delle violazioni. Con le nuove disposizioni, le apparecchiature incluse nell’elenco saranno considerate omologate, con l’obiettivo di ridurre il contenzioso sulle multe. Restano però esclusi i procedimenti già avviati, mentre per il futuro si punta a una maggiore certezza normativa sugli accertamenti di velocità.
Nonostante l’intervento normativo, restano alcune criticità interpretative. Secondo parte della dottrina, la sanatoria dei dispositivi già approvati potrebbe essere contestata, poiché un decreto ministeriale non avrebbe la capacità di trasformare retroattivamente un’approvazione in omologazione.
Come funziona l’omologazione del prototipo che si fa una volta sola
Quando un’azienda produttrice (ad esempio la Velocar o la Sodi Scientifica che fa l’Autovelox 106) realizza un nuovo modello di rilevatore di velocità, costruisce un prototipo iniziale.
Questo singolo prototipo sarà inviato ai laboratori del Ministero (o agli enti accreditati). Lì viene testato a fondo: si verifica il software, il margine d’errore del laser o radar, e la resistenza agli agenti atmosferici. Se passa i test, il Ministero rilascia il decreto di Omologazione del Prototipo (od “Omologazione del Tipo”). Questa procedura si fa una volta sola per quel modello e serve a dare il permesso di fabbricarlo e venderlo in serie.
La taratura periodica: i controlli su tutti gli apparecchi
Attenzione a non confondere l’omologazione del prototipo con la verifica periodica e realtiva taratura.
- L’Omologazione riguarda il modello (fatta sul prototipo a monte).
- La revisione periodica e taratura si fa su ogni singolo apparecchio installato sulle nostre strade.
Anche se il prototipo è omologato dal Ministero, ogni singola autovelox posizionato sulle strade deve essere testato sul posto o in laboratorio almeno una volta all’anno (taratura periodica obbligatoria stabilita dalla Corte Costituzionale nel 2015). Se un Comune usa un Velocar il cui modello di prototipo è stato omologato, ma si dimentica di fare la verifica annuale su quell’esemplare specifico appeso al palo, la multa è da annullare.
Gli autovelox già installati che dovranno essere sanati/omologati
Tra i principali dispositivi presenti nell’elenco delle apparecchiature già approvate figurano:
- Autovelox 106
- Vrs-Evo-T12-5-R
- Velocar Red&Speed Evo-R
- Celeritas Mse 2021
- Tutor 3.0
- Vergilius Plus
- Celeritas Mvd 2022
- Vrs Evo 2
- T-Exspeed
- K53800_Speed
- Tcs – Traffic Control System
- Autosc@N Speed
- Celeritas Mvd 2020
- Aguia Red & Speed
- Velocar Red&Speed Evo M
Quanti sono stati spenti
Dopo il decreto entrato in vigore il 12 luglio attualmente risultano 3.150 dispositivi in regola, mentre poco più di 850 devono ancora ottenere l’omologazione.
Gli apparecchi non conformi sono stati spenti perché i rilevamenti effettuati non hanno valore legale. Finora sono stati bloccati 712 autovelox in tutta Italia, con differenze significative tra le regioni.
Le maggiori sospensioni si sono registrate in:
- Lombardia: 144 autovelox spenti
- Piemonte: 131
- Emilia-Romagna: 94
- Veneto: 84
- Toscana: 69
- Friuli-Venezia Giulia: 47
- Lazio: 34
Nessun dispositivo è stato spento in Basilicata e Molise, dove tutti gli autovelox presenti risultano già omologati. Situazioni più contenute si sono registrate anche in Calabria (4), Valle d’Aosta (4), Umbria (3) e Sardegna (6).
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