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Tutor in autostrada: la guida definitiva per evitare le multe

Una piccola, dolorosa lezione di matematica, fisica e buon senso dedicata a chi, dopo vent'anni di Tutor sulle autostrade italiane, ancora non ha capito come funzionano. Spoiler: non sono autovelox


Esiste una categoria di automobilisti che meriterebbe una targa commemorativa, una di quelle in ottone lucido da apporre all’ingresso delle autoscuole come monito perpetuo. Sono quelli che, viaggiando tranquilli a 145 all’ora in terza corsia, all’improvviso vedono il portale grigio del Tutor stagliarsi all’orizzonte come la roccia di Gibilterra e — colti da un misticismo improvviso, una sorta di estasi pseudo-religiosa — pestano sul freno come se davanti gli fosse comparsa la Madonna di Medjugorje in persona.

Risultato: rallentamento brusco a 115 km/h per circa quattro secondi, riaccelerazione immediata appena passato il portale, e ritorno fulmineo ai 145 km/h di crociera. Soddisfazione personale: massima. Hanno fregato il sistema. Hanno vinto loro. Sono i furbi della situazione?

NO e vi spiego perché. E lo faccio con la pazienza di chi, in vent’anni di insegnamento, ne ha viste passare di tutti i colori, ma questa — questa proprio — continua a rappresentare il vertice assoluto della cafonaggine automobilistica nazionale.

Come funziona davvero il Tutor (e no, non è un autovelox)

Partiamo dalle basi, perché evidentemente vent’anni non sono bastati a far arrivare il concetto. Il sistema Tutor, sviluppato da Autostrade per l’Italia in collaborazione con la Polizia Stradale, non misura la velocità istantanea. Non l’ha mai fatto. Non lo farà mai. Ripetetelo davanti allo specchio cinque volte prima di uscire di casa domani mattina.

Il Tutor è un sistema di rilevazione del passaggio. In parole povere: due portali distanti tra loro alcuni chilometri leggono la vostra targa al passaggio sotto il primo, registrano l’ora esatta, e fanno la stessa cosa al secondo portale. Poi il sistema calcola:

Velocità media = Distanza ÷ Tempo impiegato

Stop. Fine. Fine della storia. Non c’è altro.

Se la distanza tra i due portali è di 20 chilometri e voi li percorrete in 8 minuti, la vostra velocità media è stata di 150 km/h. E vi prendete la multa, indipendentemente dal fatto che davanti al portale vi siate inchinati come davanti al Re Sole rallentando teatralmente a 110.

La matematica, la media spietata

Adesso facciamo un esercizio. Niente di complicato, giuro. Roba da terza media, per essere generosi.

Immaginiamo un tratto autostradale tutorato di 20 chilometri. Voi state viaggiando a una velocità di crociera di 140 km/h. Vedete il portale a 300 metri e fate la vostra geniale frenata: scendete a 110 per circa 5 secondi, giusto il tempo di “passare puliti” sotto il sensore. Quanto avete guadagnato sulla vostra velocità media? Calcolatrice alla mano: circa 0,02 km/h. Due centesimi di chilometro orario.

In pratica, se prima della frenata teatrale la vostra media era di 140 km/h, dopo la vostra geniale manovra sarà di 139,98 km/h. Continuerete a prendervi la multa, esattamente con lo stesso importo, esattamente con la stessa decurtazione di punti.

Come non predere la multa sul Tutor: occhio alla velocità media

C’è qualcosa di profondamente italiano in questo comportamento. Una sorta di residuo culturale del “fare i furbi” che ci portiamo dietro dai tempi di Pulcinella. L’idea che la regola sia sempre aggirabile, che basti un piccolo trucco di prestigio per averla vinta sull’autorità.

Solo che qui non c’è autorità da ingannare. C’è solo una formula matematica banale. E la matematica non si commuove davanti alle vostre furberie. Vi calcola la media, vi spedisce il verbale a casa, e amen.

L’unico modo per non prendere la multa al Tutor è uno solo: mantenere una velocità media inferiore al limite per tutto il tratto monitorato. Non sotto al portale. Per tutto il tratto. Tutti i venti chilometri. Sempre. Oppure, tenere una velocità superiore al limite, dello stesso scarto e per lo stesso lasso di tempo in cui avete dovuto una velocità inferiore.

Tradotto in volgare: se un TIR vi ha tenuto in ostaggio a 100 km/h per un minuto durante uno di quei sorpassi geologici che fanno la gioia degli automobilisti, in teoria potreste recuperare quel minuto perso viaggiando a +30 km/h per lo stesso tempo, prima del portale d’uscita. In teoria. Il problema è che nessuno — e dico nessuno — al volante di un’auto, sa esattamente in tempo reale quale portale fa partire il cronometro e quale lo ferma. Altro che stare comodamente seduti alla scrivania con il PC acceso!

Il vero costo: non è la multa, è la sicurezza degli altri

Qui finisce la commedia e comincia il problema serio. Una frenata improvvisa in autostrada produce un’onda di rallentamento che si propaga all’indietro lungo il flusso del traffico. È un fenomeno fisico documentato, studiato, modellizzato matematicamente da ingegneri del traffico in tutto il mondo.

Si chiama traffic shockwave, onda d’urto del traffico. Voi rallentate di 30 km/h. L’auto dietro deve rallentare di 35. Quella ancora dietro di 40. In una giornata di pioggia, basta una catena di sette-otto auto perché qualcuno finisca al pronto soccorso.

Tutto questo per “guadagnare” 0,02 km/h. Frenare senza motivo, in un contesto ad alta velocità, è una delle cose più pericolose che si possano fare al volante.

Una piccola riflessione finale, da istruttore a guidatore

Una delle prime cose che ripeto agli allievi è che la guida non è una questione di furbizia. È una questione di lettura. Lettura della strada, lettura del traffico, lettura del proprio mezzo, lettura del contesto.

Il guidatore davvero bravo non è quello che frega il sistema. È quello che capisce il sistema, lo rispetta dove va rispettato, e soprattutto non mette mai in pericolo gli altri per un proprio capriccio. Chi inchioda sotto al portale del Tutor è esattamente l’opposto di tutto questo. È un guidatore che non ha capito niente di niente.


Giuseppe Piccioni
Istruttore ACI Sport
Rally Factor Driving School
rallyfactor.it

Giuseppe Piccioni

Giuseppe Piccioni è istruttore di guida sportiva certificato ACI Sport, pilota e tester con oltre vent'anni di esperienza nelle discipline più esigenti del motorsport italiano: rally, drift, salita. È fondatore e CEO di Rally Factor Driving School, la scuola di guida sportiva più grande d'Italia con oltre 1.000 allievi formati… More »