FERRARI “LUCE”: il debutto elettrico scuote Piazza Affari e divide i puristi. Tonfo da 5 miliardi in Borsa
FERRARI, l'analisi tra LUCE e OMBRE dopo il lancio della prima supercar 100% elettrica che ha scatenato un vero e proprio terremoto, ma con un verdetto quasi a senso unico: la stragrande maggioranza dei commenti sui social negativa, con i fan storici e i puristi del marchio che bocciano la vettura al 99%. Nel frattempo, nemmeno Piazza Affari ha reagito bene....

Il debutto della Ferrari Luce, prima vettura completamente elettrica di Maranello, ha provocato un vero e proprio terremoto mediatico e finanziario. Si è capito che la svolta green del Cavallino Rampante non è piaciuta affatto: ha scatenato accesi dibattiti tra appassionati e analisti, riflettendosi anche negativamente sul titolo a Piazza Affari. Tuttavia, dietro al forte calo delle azioni Ferrari, non c’è solo il mancato gradimento del nuovo modello elettrico o le performance della scuderia in pista, ma una ben più complessa partita economico-strategica sul futuro del marchio. Entriamo nei dettagli.
IL CONFRONTO: PREZZI, VOLUMI E METRICHE FINANZIARIE
- Prezzo di partenza Ferrari Luce: 550.000 €
- Prezzo medio di vendita Ferrari (Q1 2026): 453.000 €
- Prezzo Ferrari Testarossa (Top di gamma precedente): 460.000 €
- Capitalizzazione bruciata post-lancio: ~5 miliardi di €
- Previsione mix di prodotto elettrico al 2030: 20% (dimezzato rispetto al 40% previsto nel 2022)
E’ chiarissimo che la Ferrari Luce nasce per essere un modello di nicchia. Secondo Mediobanca, rappresenterà appena l’1% dei volumi totali del Cavallino. Anche Equita evidenzia come un modello elettrico con un posizionamento di prezzo così elevato (ben superiore ai 440.000 euro di media della gamma 2025) non sia strutturato per generare grandi volumi, quanto piuttosto per preservare l’immagine di qualità e performance tecnologica.
Il verdetto di Piazza Affari: i numeri del ribasso
All’indomani della presentazione ufficiale della Luce, il titolo Ferrari ha accusato una netta flessione a Piazza Affari, registrando una chiusura in calo dell’-8,37% a quota 284,05 euro, con una perdita di capitalizzazione complessiva pari a circa 5 miliardi di euro (l’equivalente commerciale del listino di circa 9.000 unità del nuovo modello).

Questo scivolone si inserisce in un contesto più ampio, avviato già durante le sessioni del Capital Markets Day tenutosi il 9 ottobre 2025, dove il titolo aveva registrato le prime flessioni (fino al -15,4% a 354 euro in una singola sessione correttiva precedente). L’arrivo della Ferrari Luce tra il 25 e 26 maggio 2026 ne ha dato poi il colpo di grazia.

Analisi: perché non è (solo) colpa dell’elettrico
Mentre i fan più tradizionalisti imputano il calo del titolo alla fredda accoglienza della prima Ferrari 100% elettrica, gli analisti di settore dicono anche altro.
Il vero motivo della reazione fredda dei mercati risiede anche nel piano industriale al 2030 presentato dal CEO Benedetto Vigna. Per gli investitor è troppo conservativo se paragonato alla straordinaria cavalcata del precedente piano strategico 2022-2026, che prevedeva di traguardare il 2026 con ricavi fino a 6,7 miliardi di euro e un EBIT monstre tra 1,8 e 2,0 miliardi. Nonostante l’innalzamento dei target 2025 (ricavi portati a 7,1 miliardi di euro e utile per azione a 8,8 euro), a colpire negativamente i mercati è stata la proiezione sulla crescita dell’EBIT (utile operativo) della seconda metà del decennio: la crescita media annuale è prevista al 6% per il piano 2030, contro il ben più aggressivo 10% che ha caratterizzato la corsa verso i target del 2026. Gli investitori istituzionali, abituati a tassi di crescita dell’EBIT al 10% all’anno, non hanno gradito la prudenza di Benedetto Vigna, che lo ha ricalibrato al 6%.
Il mercato ha quindi punito il titolo proprio per la crescita annua dei ricavi ridotta fino al 2030. Questo è uno dei motivi principali a cui il clamore (negativo) della Ferrari Luce ha dato una spinta sensibile a liberarsi delle azioni Ferrari e monetizzare per investire altrove.
I timori più marcati sul fronte prettamente industriale arrivano da Oddo BHF, che paventa il rischio di una “potenziale diluizione dei margini” dovuta anche agli astronomici costi di sviluppo legati alla nuova piattaforma e alle incognite sui valori residui commerciali, storicamente più complessi da gestire nel comparto delle vetture a zero emissioni (EV).
Secondo gli analisti di Mediobanca, la vettura è destinata a rimanere un prodotto di nicchia estrema, stimando che coprirà appena l’1% dei volumi complessivi di vendita del gruppo. Sulla stessa linea si esprimono gli esperti di Equita, i quali pongono l’accento sulla totale assenza di indicazioni ufficiali da parte del management in merito ai volumi produttivi attesi, sottolineando che un prezzo così elevato non consentirà numeri elevati di vendita, spostando il focus sulla necessità di preservare l’immagine di eccellenza e performance tecnologica del brand.
Il nodo del valore residuo
Un’ulteriore riflessione riguarda la tenuta del suo valore nel tempo. Se il 90% delle Ferrari prodotte nella storia è ancora in circolazione e si rivalutano, c’è al contrario l’incognita sulla rapida svalutazione di una vettura sportiva come la Ferrari Luce che potrebbe seguire quella della Porsche Taycan Turbo S Cross Turismo, ad esempio. Insomma, tra due anni si rischia di trovare sul mercato una Ferrari Luce con valore dimezzato.
La rivolta dei social e dei “Ferraristi”: bocciatura al 99%
Se i mercati finanziari hanno risposto con cautela e prese di beneficio, il verdetto delle community online è stato unanime e spietato. Sui canali social e nei forum dedicati, i commenti negativi rasentano il 99% dei messaggi pubblicati dai ferraristi storici e dai puristi del marchio. Per chi è cresciuto con il mito dell’endotermico e il ruggito dei motori V12, l’assenza del sound tradizionale e una linea giudicata troppo vicina agli standard della Silicon Valley rappresentano un tradimento del DNA di Maranello.
Critiche all’estetica, alla tecnologia e rottura con la tradizione
Design e tecnologia della Ferrari Luce sono finite nel mirino della critica internazionale. Alcuni osservatori ritengono che le linee stilistiche si discostino eccessivamente dai canoni tradizionali che hanno reso immortale il Cavallino Rampante.
A lanciare la provocazione più pesante dalle colonne di Bloomberg è Pierre-Olivier Essig, capo della ricerca presso Air Capital:
“La Luce sembra un mix tra una Honda Accord EV e una Tesla Model 3. Siamo persi nella traduzione della nuova strategia di Ferrari che cerca di emulare il design di Apple. Personalmente preferirei auto cinesi o giapponesi con lo stesso look e prestazioni a una frazione di questo prezzo.”
Anche l’istituto di analisi Oxcap ha ammesso che l’estetica della Luce risulta “difficile da digerire per molti”, sebbene possa rappresentare una mossa strategica mirata a presidiare e sbloccare le complessità commerciali del mercato cinese.
Scontro politico e reazioni illustri: Calenda e Montezemolo all’attacco
Il cambio di paradigma non ha lasciato indifferente il mondo politico e i protagonisti storici dell’automobilismo italiano. Le critiche più severe sono rimbalzate via social e durante i vertici industriali a Roma.
Il leader di Azione, Carlo Calenda, ha espresso un giudizio durissimo tramite una nota su X:
“La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato. Complimenti a Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci prova ora con Ferrari. E non era facile.”
Parole di profonda preoccupazione e amarezza sono arrivate anche dall’ex storico presidente della Ferrari, Luca Cordero di Montezemolo, intercettato all’ingresso dell’Assemblea di Confindustria:
“Se dovessi dire quello che penso, farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito e mi dispiace moltissimo. Almeno si tolga il cavallino… Almeno è una macchina che i cinesi non copieranno.”
Dall’altro lato, il management difende la scelta industriale. Il presidente di Ferrari, John Elkann, ha rivendicato la genesi del progetto Luce sottolineando la visione pionieristica dell’azienda: “Abbiamo voluto osare, con coraggio e tecnologia”, confermando l’intenzione di Maranello di guidare la transizione delle supercar senza subire passivamente i mutamenti del mercato. Sarà totale “neutralità tecnica“: l’endotermico (compreso il V12) e l’ibrido non verranno abbandonati, e la Luce servirà principalmente ad ampliare la clientela, intercettando nuovi acquirenti che non si accosterebbero al brand senza una proposta 100% green.
Da tutto questo si deduce che la Ferrari Luce non rappresenterà sicuramente l’inizio di un’invasione elettrica a Maranello, ma soltanto una raffinata operazione di nicchia che coprirà appena l’1% dei volumi industriali del marchio.
A chi è rivolta la Ferrari Luce, ai Nativi Digitali”?
Tuttavia, l’apparente rottura con il passato potrebbe rispondere ad una lucida strategia di posizionamento a lungo termine. Una vettura così estrema sul piano tecnologico e digitale non è stata concepita per i collezionisti legati ai V8 e V12, bensì guarda ai nuovi nati, cresciuti nell’era degli ecosistemi digitali e della transizione energetica, per i quali molto probabilmente in futuro l’esclusività non sarà più attraverso i decibel dello scarico, ma tramite le performance abbinate all’innovazione tecnologica. Per questa generazione “all-digital”, la Ferrari Luce incarna lo status symbol perfetto di un futuro dove la tecnologia prenderà probabilmente il sopravvento sulla meccanica pura.