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Dalla Ferrari il caso “Luce”: quando il nome dell’auto diventa un affare di tribunale

Da Maranello a Tokyo, le dispute più celebri per il marchio: perché Ferrari, Porsche, Fiat e Alfa Romeo hanno dovuto (o voluto) lottare per un nome.

La nuova supercar elettrica di Maranello, la Ferrari Luce, ha rischiato di inciampare in un ostacolo legale prima ancora di scendere in strada. Il pomo della discordia? Il termine “Luce”, già utilizzato da Mazda per una storica berlina prodotta tra il 1966 e il 1991.

Nonostante il marchio giapponese avesse registrato nuovamente il nome in Giappone il 4 marzo 2026, Ferrari aveva già depositato il marchio in Italia il 9 febbraio dello stesso anno. Con una nota ufficiale, il Cavallino ha confermato la piena titolarità del nome: grazie a controlli approfonditi nei database internazionali, Ferrari potrà utilizzare “Luce” a livello globale, celebrando l’era dell’elettricità e la collaborazione con lo studio LoveFrom di Jony Ive.

La Mazda Luce: l’antenata giapponese col motore rotativo

Per i puristi, il nome “Luce” richiama immediatamente la Mazda Luce del 1966, un’auto che segnò un’epoca per il brand nipponico. Disegnata da Giugiaro, era disponibile in diverse varianti inclusa la versione con motore Wankel, e fu esportata nel mondo con la sigla 929. Un’eredità importante che, tuttavia, non ha impedito a Ferrari di rivendicare il nome per il proprio futuro elettrico.

Porsche 911: la nascita di un mito per colpa di Peugeot

Il caso più famoso della storia riguarda la Porsche 911. Nel 1963, l’auto fu presentata come “901”. Tuttavia, Peugeot alzò subito la voce: il costruttore francese vantava l’esclusiva sui nomi di auto a tre cifre con lo zero al centro. Porsche, per evitare una lunga battaglia legale proprio al lancio, decise di sostituire lo 0 con un 1, creando involontariamente il nome di auto più iconico di sempre.

Fiat Gingo e la sfida con Renault Twingo

Nel 2003, la seconda generazione della Fiat Panda stava per arrivare sul mercato con il nome Gingo. A pochi mesi dal lancio, Renault si oppose fermamente: il nome suonava troppo simile a quello della loro piccola Twingo. Fiat, nonostante avesse già preparato loghi e materiale pubblicitario, preferì fare un passo indietro e tornare al rassicurante e storico nome Panda.

Alfa Romeo: da Milano a Junior per questioni politiche

Un caso recentissimo (2024) riguarda il SUV compatto di Alfa Romeo inizialmente battezzato Milano”, il nome è stato cambiato in Junior a pochi giorni dalla presentazione. La causa non è stata un altro brand, ma una contestazione del Governo Italiano legata all’ “Italian Sounding”: essendo l’auto prodotta in Polonia, l’uso del nome Milano è stato ritenuto fuorviante per i consumatori.

Alfa Romeo Junior che ha cambiato nome a Milano a Junior
Nel 2024, l’Alfa Romeo Milano è stata rinominata “Junior”

Più di recente, nel 2024, l’Alfa Romeo Milano è stata rinominata “Junior” a seguito di contestazioni governative legate all’uso del nome per un’auto prodotta in Polonia.

Chrysler vs Lamborghini (Portofino)

Quando Chrysler possedeva Lamborghini, presentò una concept chiamata Portofino. Anni dopo, il nome è diventato terreno di scontro simbolico prima di finire ufficialmente sulla scocca di una Ferrari.

Tesla vs Ford (Model E)

Elon Musk voleva chiamare la sua berlina “Model E” per completare la parola “S-E-X-Y” con i modelli S, X e Y. Ford però bloccò tutto, detenendo i diritti storici sulla sigla “Model E” e Musk dovette “ripiegare” sul numero 3 (Model 3).

Audi vs Volvo (S4)

Negli anni ’90, Audi voleva lanciare la versione sportiva della A4 come “S4”. Volvo si oppose perché utilizzava già la sigla S40/V40. Dopo una breve disputa, si giunse a un accordo che permise ad Audi di mantenere la sigla S4.

Nomi registrati di un’auto, la Proprietà Intellettuale

La vicenda tra Ferrari e Mazda per il nome “Luce” mette a nudo quanto sia complessa la gestione dei marchi (o trade marks) nel mercato globale. Non basta avere un’idea brillante: bisogna blindarla legalmente.

1. La ricerca di anteriorità: il primo passo

Prima di annunciare un modello, i costruttori interrogano enormi database internazionali (come TMview dell’EUIPO o il Global Brand Database della WIPO).

  • L’obiettivo: verificare che il nome non sia già registrato da altri per la stessa categoria di prodotti (la Classe 12 di Nizza, che comprende i veicoli).
  • Il caso Ferrari: Maranello ha dichiarato di aver effettuato ricerche approfondite che non hanno evidenziato “diritti attivi di terzi” al momento del deposito di “Ferrari Luce”.

2. I tre livelli di protezione

Un marchio può essere protetto su scale diverse, a seconda delle ambizioni commerciali:

  • Nazionale (UIBM in Italia): protegge il nome solo entro i confini italiani. Economico, ma rischioso per l’export.
  • Europeo (EUIPO): con un’unica domanda si ottiene protezione in tutti i 27 Paesi UE.
  • Internazionale (WIPO/OMPI): attraverso il “Sistema di Madrid”, un’azienda può estendere la protezione in oltre 120 Paesi (inclusi USA, Cina e Giappone).

Curiosità, lo sapevi che?

Molte case automobilistiche registrano decine di nomi “fantasma” ogni anno solo per evitare che la concorrenza li usi, anche se poi quei modelli non vedranno mai la luce. È una vera e propria partita a scacchi industriale.

Giovanni Mancini

L'Ing. Giovanni Mancini, ingegnere meccanico e membro della Commissione Motorismo dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, è pilota, giornalista, Direttore Responsabile di NewsAuto.it e dei magazine Elaborare GT e Elaborare 4x4, punti di riferimento per i car enthusiast da oltre trent'anni. Con una carriera agonistica di oltre 100 gare… More »