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Guida dopo aver assunto droghe: per la Consulta è reato solo se c’è pericolo reale

Cosa cambia per gli automobilisti: i giudici dovranno valutare caso per caso se la droga assunta giorni prima comprometta davvero i riflessi, salvando chi guida in stato di lucidità.

Arriva il tanto atteso verdetto della Corte Costituzionale sulla guida dopo aver assunto droghe: il conducente è punibile solo se rappresenta un pericolo per la sicurezza stradale. Così recita la sentenza 10/2026, depositata il 29 gennaio 2026.

Guida e droghe: l’articolo 187 del Codice della Strada, la riforma e le criticità

Perché la Consulta è stata chiamata a pronunciarsi? La base di partenza è che, fino al 13 dicembre 2024, si configurava reato per guida in stato di alterazione psicofisica, in base all’articolo 187 del Codice della Strada. Bisognava dimostrare che il conducente fosse alterato mentre era al volante. Siccome trovare la prova era difficilissimo, allora il legislatore (dietro la spinta del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini) ha rivoluzionato l’articolo 187: la riforma – in vigore dal 14 dicembre 2024 – ha eliminato il riferimento allo stato di alterazione, introducendo la fattispecie di chi guida semplicemente dopo aver assunto sostanze stupefacenti. Target: semplificare l’iter probatorio, spesso reso complesso dalla difficoltà di certificare l’alterazione immediata. 

Il principio di offensività: perché la norma rischiava l’illegittimità

Questa modifica ha sollevato forti dubbi di legittimità costituzionale. Diversi tribunali hanno sollevato questione di costituzionalità, ravvisando una possibile violazione del principio di offensività. Il problema tecnico risiede nella persistenza dei metaboliti di alcune droghe (come il THC della cannabis) nell’organismo, che possono restare rilevabili nei liquidi biologici (urine e sangue) per giorni o settimane dopo l’assunzione, quando l’effetto psicotropo sarebbe in teoria svanito. Senza il requisito dell’alterazione, la norma rischiava di punire non una condotta pericolosa, ma lo stile di vita di un soggetto, sanzionando chi guidava in piena lucidità (almeno sulla carta) solo perché aveva consumato droga giorni prima.

Sentenza 10/2026: quando scatta la punibilità secondo la Corte Costituzionale

Con la sentenza 10/2026, la Corte Costituzionale ha salvato la norma, ma ne ha vincolato l’interpretazione in modo rigoroso. Non serve la prova dell’alterazione visibile: la Corte ha confermato che il legislatore può legittimamente decidere di non richiedere più la prova clinica dello stato di alterazione (spesso difficile da ottenere tempestivamente). La norma deve essere interpretata nel senso che non basta la mera presenza di tracce della sostanza. Deve essere accertata una quantità di stupefacente nei liquidi corporei che sia idonea ad alterare le capacità di un assuntore medio. La guida deve avvenire in una finestra temporale in cui la sostanza è ancora in grado di esercitare un’influenza sulle funzioni cognitive. In modo che l’automobilista sia pericoloso per la sicurezza stradale.

Controlli della Polizia Stradale dopo la sentenza 10/2026 della Corte Costituzionale:la Consulta fa chiarezza sulla guida dopo aver assunto droghe, ma la questione rimane complessa e delicata.
Controlli della Polizia Stradale dopo la sentenza 10/2026 della Corte Costituzionale:
la Consulta fa chiarezza sulla guida dopo aver assunto droghe, ma la questione rimane complessa e delicata.

Stop agli automatismi: l’importanza della concentrazione del principio attivo

Non si potrà più essere condannati automaticamente solo perché positivi a un test delle urine se la quantità rilevata non è compatibile con una compromissione delle capacità di guida. La Consulta spinge verso l’utilizzo di test più precisi (preferibilmente su sangue o fluido orale) che indichino la concentrazione del principio attivo e non solo la sua presenza storica. Spetterà ai giudici di merito valutare, caso per caso, se la concentrazione rilevata fosse tale da rappresentare un pericolo concreto per la sicurezza stradale, eventualmente ricorrendo a perizie tossicologiche.

Da vedere se il Ministero dell’Interno e delle Infrastrutture emetteranno nuove circolari operative per uniformare i protocolli di controllo, garantendo che i test utilizzati siano in grado di distinguere tra un assuntore abituale lucido e un guidatore effettivamente sotto l’effetto di sostanze. La materia era, resta e rimarrà complicatissima, a rischio di ricorsi e appelli.

Cosa succede ora ai controlli di Polizia e ai ricorsi

L’articolo 187 è salvo. Ma va interpretato nel senso che dice la Consulta. Che dichiara non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate. Di certo, gli organi di polizia stradale, nel rispetto della riservatezza personale e senza pregiudizio per l’integrità fisica, possono sottoporre i conducenti ad accertamenti qualitativi non invasivi o a prove, anche attraverso apparecchi portatili. Dopodiché, si andrà a interpretazione: se il soggetto era un pericolo per la sicurezza stradale, si configurerà il reato.

Francesca Calonzi

Avvocato con studio a Roma e Rieti, specializzato in diritto diritto assicurativo, sinistri stradali e tematiche legate al Codice Stradale.