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Targhe polacche a Napoli: non c’è nessuna truffa

Auto a Napoli con targa polacca: un fenomeno legale basato su noleggio a lungo termine europeo, per via di normative oscure

Il fenomeno delle auto con targa polacca a Napoli e in altre città italiane suscita spesso dubbi e polemiche tra i cittadini: molti pensano subito a un espediente illegale per evitare i costi elevati delle assicurazioni o del bollo auto nella zona dove le polizze RCA sono carissime. In realtà, analizzando le normative vigenti e le recenti sentenze della magistratura, emerge una realtà molto diversa. Non si tratta di una truffa, ma dell’applicazione di regole europee sul noleggio a lungo termine. Sono queste ultime a essere caotiche. Prima di introdurre quelle normative, il legislatore – a Bruxelles – avrebbe potuto fare ordine per impedire espedienti del genere. Se si trattasse di una frode, pioverebbero sanzioni pesantissime, e non esisterebbe più neppure una targa polacca all’ombra del Vesuvio.

Come funziona la targa polacca a Napoli

Il proprietario italiano decide di vendere il proprio veicolo, effettuando la regolare radiazione per esportazione dal Pubblico registro automobilistico. Successivamente, una società di noleggio con sede in Polonia o in un altro Paese dell’Est Europa acquista il mezzo e lo immatricola nuovamente secondo le leggi locali. Il cittadino italiano stipula quindi un contratto di noleggio a lungo termine con la società estera per utilizzare la medesima vettura. Nel canone mensile pagato dal conducente sono già inclusi i costi della polizza assicurativa e le tasse di proprietà, che in Polonia sono decisamente inferiori rispetto all’Italia. Il risparmio economico è notevole poiché le tariffe RCA polacche possono costare fino a un decimo rispetto a quelle applicate a Napoli, dove i prezzi delle polizze toccano vette stellari per i residenti. A causa di sinistri carissimi e truffe su incidenti mai avvenuti.

La Cassazione ha tolto la multa

C’è una decisione chiave della Cassazione con la sentenza 4811 del 23 febbraio 2024 della seconda sezione civile. Il caso riguardava un automobilista sanzionato dalle Forze dell’Ordine per la violazione dell’articolo 100, comma 12, del Codice della Strada, poiché l’auto viaggiava con targa polacca pur essendo ancora iscritta al PRA italiano. I giudici supremi hanno accolto il ricorso contro la Prefettura di Pordenone, specificando che le targhe erano state regolarmente rilasciate dalle autorità polacche dietro consegna dei documenti originali. La Cassazione ha stabilito l’assoluta legittimità della circolazione, poiché l’infrazione scatta solo se la targa appartiene a un altro veicolo o se è contraffatta. Di conseguenza, la Prefettura è stata condannata a pagare le spese legali per un totale di 1.100 euro per il primo grado, 1.600 euro per l’appello e 1.700 euro per il giudizio di legittimità.

Sinistro, chi paga

Un aspetto che genera preoccupazione riguarda la sicurezza stradale e la gestione dei sinistri con veicoli stranieri. Se un’auto con targa polacca provoca un incidente in Italia, il danneggiato non si trova affatto senza tutela. Esistono infatti procedure comunitarie gestite dall’Ufficio Centrale Italiano che garantiscono la copertura dei danni. Tuttavia, è innegabile che le pratiche burocratiche per ottenere il risarcimento possano rivelarsi più lunghe e complesse rispetto a un normale sinistro tra veicoli italiani. La tutela del danneggiato è sempre garantita dalle normative europee sulla responsabilità civile automobilistica, anche se i tempi di liquidazione possono prolungarsi a causa dei passaggi di documentazione tra i diversi Paesi coinvolti nel processo.

Dal punto di vista puramente giuridico, il fenomeno delle targhe polacche a Napoli non è una truffa
Dal punto di vista puramente giuridico, il fenomeno delle targhe polacche a Napoli non è una truffa

C’è un registro con qualche anomalia

Per monitorare la circolazione dei mezzi con targa straniera, l’Italia ha introdotto il REVE, ovvero il Registro dei veicoli esteri. Secondo le regole attuali, chi risiede in Italia e utilizza per più di 30 giorni un veicolo intestato a un soggetto estero deve registrare il titolo di utilizzo in questa banca dati. Si registrano però alcune anomalie operative, poiché molte vetture risultano iscritte al REVE pur figurando ancora nei registri del PRA italiano senza una formale radiazione. La maggior parte delle iscrizioni al REVE si concentra proprio nella zona di Napoli, evidenziando una diffusione massiccia di questa modalità contrattuale che sfrutta le pieghe della legislazione europea sul mercato unico dei servizi.

E i fermi amministrativi?

Esiste un altro fenomeno legato alla compravendita di veicoli che coinvolge il mercato estero e riguarda i mezzi sottoposti a fermo amministrativo. Alcuni commercianti acquistano queste vetture effettuando una minivoltura all’interno del PRA gestito dall’Automobile Club d’Italia. Anche se le ganasce fiscali bloccano la radiazione per demolizione o esportazione, la legge non vieta la vendita del bene. Il mezzo viene quindi alienato all’estero e reimmatricolato, generando una situazione complessa in cui lo stesso telaio risulta legato a due targhe diverse. Il fisco incontra notevoli difficoltà nel recuperare il credito, poiché il Comune o l’Agenzia di riscossione non trovano più il bene sul territorio nazionale. Per limitare queste storture, il decreto dirigenziale numero 89 del 14 marzo 2024 ha stabilito che dal 15 aprile 2024 per i minipassaggi non si utilizzi più il Documento unico introdotto il 4 maggio 2020. Al suo posto serve un Certificato di minivoltura su carta A4 che non consente la circolazione.

Redazione NEWSAUTO

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