Green Deal auto elettrica: picconata da Germania e Francia
La Germania (e in parte la Francia) ridisegna la politica climatica dell'UE: la spinta politica ridimensiona i vincoli sulle auto elettriche
Inversione a U della Germania, in coppia con la Francia: la pressione di Berlino induce il Parlamento UE a cancellare il ban termico 2035 del Green Deal. Niente obiettivo di tagliare del 100% le emissioni di CO2, con nuovo target: -87,5%. La nazione, da sempre considerata il motore industriale d’Europa e tra i principali promotori della transizione ecologica, guida un ridimensionamento del tutto elettrico e del tutto verde.
Retromarcia Germania sull’auto elettrica: perché
Le difficoltà economiche dei giganti tedeschi dell’auto, derivanti dalla complessa conversione verso i veicoli elettrici, dalle incertezze sulla catena di fornitura delle batterie e dalla concorrenza dei mercati esteri, hanno costretto il governo e gli eurodeputati di Berlino a fare pressione sulle istituzioni comunitarie. La richiesta fondamentale riguarda l’introduzione di una maggiore flessibilità nei target intermedi sulle emissioni di CO2 e la salvaguardia della competitività industriale europea.
Discorso a parte e molto delicato per la poderosa avanzata della destra a Berlino e dintorni, che induce il Governo a essere molto meno green.
Sì al termico anche dopo il 2035
Le decisioni emerse nei lavori parlamentari europei e nelle commissioni di settore riflettono la necessità di ricalibrare gli obiettivi: pur mantenendo una traiettoria di riduzione dei gas serra, il percorso per raggiungere i target (come la proposta di ridurre le emissioni dell’87,5% rispetto ai livelli di partenza prima del bando totale) concede maggiore margine di manovra ai costruttori. L’apertura ai carburanti sintetici (e-fuel) e ai biocarburburanti con la riconsiderazione dei tempi per l’uscita definitiva dai motori a combustione interna rappresenta il cuore di questa svolta pragmatica.
Cosa sono i supercrediti
Per sostenere la produzione di auto elettriche nel territorio dell’Unione Europea, la normativa introduce un sistema di supercrediti nel calcolo delle emissioni medie di flotta. Questo meccanismo permette ai costruttori di pesare maggiormente i veicoli a zero emissioni fabbricati in UE.
Prima le citycar e compatte elettriche (lunghezza inferiore a 4,2 metri): registrate come 1,4 vetture nel calcolo di flotta (valore che sale a 1,5 se destinate a programmi di leasing sociale). Poi i modelli ad alta efficienza energetica: conteggiati come 1,2 veicoli (o 1,3 tramite leasing sociale). Quindi i furgoni elettrici prodotti in UE: ponderati 1,2 veicoli fino al 2034, con una quota che sale a 1,4 a partire dal 2035.
Il ridimensionamento delle scadenze e la revisione delle sanzioni ambientali offrono ossigeno all’industria, ma segnano una picconata fondamentale all’impianto originale del Green Deal, dimostrando come la transizione ecologica debba necessariamente fare i conti con la sostenibilità sociale e produttiva. Intanto, siamo al -87,5%. Nei prossimi mesi, quella percentuale potrebbe precipitare, per lo tsunami della disoccupazione auto in Germania e in UE.