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Freedom Car negli USA: auto senza ADAS e connettività per ridurre i costi

Fare a meno di radar e chip per risparmiare migliaia di euro all'acquisto e in riparazione: la ricetta americana della Freedom Car analizzata tra normative globali e uso reale in città.

Negli Stati Uniti prende forma un nuovo progetto destinato a far discutere. Si chiama Freedom Car e non identifica un nuovo modello di automobile, bensì una proposta legislativa sostenuta dall’amministrazione Trump che punta a consentire la vendita di auto prive di sistemi di assistenza alla guida (ADAS) obbligatori e di connettività wireless.

La proposta è contenuta in un documento inviato al Congresso il 22 luglio 2026 dal Segretario ai Trasporti Sean Duffy e rientra nel più ampio disegno di legge sui trasporti che dovrà essere esaminato entro la scadenza dei finanziamenti federali del 30 settembre 2026.

Auto senza ADAS

La proposta vieterebbe ai governi federale, statale e locale di imporre ai costruttori l’adozione obbligatoria di sistemi di guida automatizzata o di tecnologie per lo scambio di dati wireless. In pratica, gli automobilisti potrebbero acquistare veicoli non costantemente connessi alla rete e privi di alcuni sistemi elettronici oggi richiesti dalla normativa statunitense.

L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione Trump è garantire una maggiore libertà di scelta ai consumatori, mantenendo però separato lo sviluppo dei veicoli a guida autonoma, che continuerebbe attraverso programmi di sperimentazione dedicati.

Cosa succede nel resto del mondo: il contrasto con Europa e Cina

Se negli Stati Uniti il dibattito si riapre sulla spinta della deregulation, il resto del mercato globale viaggia in direzione diametralmente opposta, spinto da requisiti normativi e standard di sicurezza sempre più stringenti.

In Europa, la regolamentazione GSR2 (General Safety Regulation) ha reso obbligatoria dal 2024 una vasta suite di dispositivi di assistenza alla guida — dalla frenata automatica d’emergenza (AEB) al mantenimento della corsia, fino allo scatola nera e al rilevatore di stanchezza — imponendoli su tutti i veicoli di nuova immatricolazione.

In Cina, il contesto è ancora più avanzato: Pechino non solo ha standardizzato l’obbligatorietà degli ADAS primari per l’ottenimento delle 5 stelle nei test di sicurezza C-NCAP, ma sta spingendo aggressivamente sulla connettività V2X (Vehicle-to-Everything) e sui sistemi di guida autonoma di Livello 2+ e Livello 3.
Per i costruttori cinesi, la presenza di sensori avanzati (come Radar e LiDAR) e l’integrazione di software nativo non sono considerati un costo aggiuntivo superfluo, bensì il principale fattore di competitività commerciale per conquistare i consumatori più giovani.

Tutela della privacy

Uno dei principali argomenti a favore della proposta riguarda la tutela della privacy. Negli ultimi anni diversi costruttori sono stati criticati negli Stati Uniti per la raccolta di dati relativi allo stile di guida dei clienti e, in alcuni casi, per la condivisione di tali informazioni con compagnie assicurative, che possono utilizzarle per determinare il costo delle polizze.

Secondo i sostenitori della Freedom Car, eliminare l’obbligo della connettività consentirebbe agli automobilisti di scegliere un’auto meno invasiva dal punto di vista della raccolta dei dati personali.

ADAS: sicurezza o costi aggiuntivi?

Il progetto riapre anche il dibattito sui sistemi di assistenza alla guida. Negli Stati Uniti molti dispositivi di sicurezza sono diventati obbligatori con l’Infrastructure Investment and Jobs Act, approvato nel 2021 durante l’amministrazione Biden. Tra questi figurano la frenata automatica d’emergenza, l’avviso di collisione frontale e il mantenimento della corsia.

Secondo il Dipartimento dei Trasporti statunitense, tali tecnologie non avrebbero prodotto una riduzione significativa degli incidenti e potrebbero contribuire ad aumentare la distrazione del conducente. Una valutazione che resta oggetto di confronto, poiché numerosi studi internazionali attribuiscono proprio agli ADAS una riduzione dei tamponamenti e di altri incidenti.

Auto più economiche

Uno degli obiettivi della proposta è favorire la disponibilità di modelli più economici, eliminando parte delle dotazioni elettroniche oggi obbligatorie. Tuttavia, diversi analisti sottolineano che la maggior parte delle piattaforme automobilistiche è ormai progettata per il mercato globale. Rimuovere hardware e centraline già integrati potrebbe comportare costi di produzione superiori rispetto al mantenerli installati.

Per questo motivo alcuni costruttori potrebbero continuare a equipaggiare le vetture con gli stessi componenti, limitandosi a disattivare o rendere opzionali alcune funzioni software, come già avviene su diversi modelli.

Pochi chilometri e città: quando la “Freedom Car” ha davvero senso

Al di là delle battaglie ideologiche e normative, la logica di una Freedom Car priva di ADAS complessi e connettività perenne trova una sua solida giustificazione economica e pratica per una specifica categoria di automobilisti: chi usa l’auto esclusivamente in ambito urbano e per percorrenze contenute (sotto i 5.000–8.000 km l’anno).

Per chi impiega il veicolo solo per brevi spostamenti quotidiani — fare la spesa, accompagnare i figli a scuola o muoversi nel traffico cittadino a basse velocità —, la presenza di radar, sensori di parcheggio attivi, frenata automatica radar-guidata e moduli di connessione 5G rappresenta spesso una complicazione inutile.

Oltre ad alzare artificialmente il prezzo di listino all’acquisto, questi sistemi aumentano drasticamente i costi di manutenzione e riparazione: un banale urto da parcheggio o un piccolo tamponamento urbano che una volta si risolveva con poche centinaia di euro dal carrozziere, oggi può costare migliaia di euro per la sostituzione e la ricalibrazione dei sensori integrati nei paraurti.

Per questo profilo d’uso, un’auto essenziale, meccanicamente robusta, facile da riparare e priva di abbonamenti software o moduli di tracciamento dati non è un salto indietro nel tempo, ma una scelta di pura razionalità finanziaria.

Iter legislativo

La Freedom Car è, al momento, soltanto una proposta legislativa e dovrà ottenere l’approvazione del Congresso prima di diventare legge. Il progetto si inserisce nel più ampio dibattito sul futuro dell’automobile negli Stati Uniti, dove temi come sicurezza, privacy, libertà di scelta e costi delle nuove tecnologie sono sempre più al centro del confronto politico e industriale.

La visione della Freedom Car si scontra quindi con un ecosistema automobilistico globale che punta all’azzeramento degli incidenti e alla digitalizzazione totale, creando un netto divario tra la ricetta americana di semplificazione e la corsa all’hi-tech di Europa ed Estremo Oriente.

Marco Savo

Marco Savo, classe 1983. La mia carriera è iniziata nel mondo del calcio per poi approdare a quello dell’auto. Cerco di aggiornare gli appassionati e gli utenti dell'auto con gli argomenti più interessanti legati alle automobili.