Dazi UE auto elettriche cinesi: Pechino pressa per il prezzo minimo
Si fa molto più forte il pressing di Pechino su Bruxelles affinché l’UE elimini i dazi sulle auto elettriche cinesi, ma l’Europa tiene duro

Pechino esercita in queste ore la massima pressione politica e mediatica su Bruxelles in tema di auto elettriche: obiettivo, far sì che l’UE cancelli i dazi sulle BEV Made in China ed esportate in Europa. Da sostituire con un prezzo minimo. Mediante un giro di parole complesso e utilizzando una terminologia burocratica, la Camera di commercio cinese in UE dà per certo l’accordo fra la superpotenza asiatica e il Vecchio Continente. Che tuttavia para il colpo e dice: abbiamo fornito solo linee guida per eventuali proposte sul prezzo minimo che mai dovessero provenire dal Paese della Grande Muraglia.
Come stanno le cose: i dazi c’erano e ci saranno
Il 31 ottobre 2024, dopo una lunga indagine, l’UE ha introdotto i dazi sulle auto elettriche prodotte in Cina ed esportate qui da noi con due target. Uno: punire Pechino per gli immensi sussidi dati alle Case orientali, alterando la concorrenza, divenuta sleale. Due: proteggere i costruttori europei, che propongono BEV a prezzi molto più elevati rispetto ai listini cinesi.
Il braccio di ferro tra Bruxelles e Pechino sulle auto elettriche è entrato in una fase decisiva proprio a metà gennaio 2026. La Camera di commercio cinese in UE ha annunciato con toni trionfalistici il raggiungimento di un consenso per sostituire i dazi con un meccanismo di prezzo minimo all’importazione. La narrazione di Pechino parla di un impegno a non vendere sotto una determinata soglia di prezzo in cambio della cancellazione dei dazi punitivi.
Solo linee guida nel Documento di orientamento tecnico
Tuttavia, la Commissione Europea ha prontamente gelato gli entusiasmi, precisando che non esiste ancora un accordo formale per la rimozione delle sovrattasse e che i dazi restano, per ora, pienamente in vigore. La risposta di Bruxelles è stata chirurgica. Il portavoce per il Commercio, Olof Gill, ha chiarito che il documento pubblicato dalla Commissione è un Documento di orientamento tecnico. In sostanza, l’UE ha spiegato ai cinesi a quali condizioni accetterebbe un impegno sui prezzi, ma non ha ancora firmato alcun decreto di sospensione delle tariffe.
I dazi UE su Auto Elettriche Cinesi (2026)
A oggi, le auto elettriche prodotte in Cina che entrano nel mercato unico europeo devono pagare il dazio standard del 10%, a cui si aggiunge la sovrattassa definita nell’ottobre 2024.
| Produttore / Gruppo | Dazio Aggiuntivo (%) | Dazio Totale Finale (%) | Note |
| Tesla (Made in China) | 7,8% | 17,8% | Aliquota più bassa grazie alla cooperazione specifica. |
| BYD | 17,0% | 27,0% | Tra i produttori più efficienti e competitivi. |
| Geely | 18,8% | 28,8% | Include marchi come Volvo, Polestar e Lotus. |
| Aziende Collaboranti | 20,7% | 30,7% | Es. Xpeng, Nio, BMW Brilliance, Cupra Tavascan. |
| SAIC (MG) | 35,3% | 45,3% | Aliquota massima per scarsa collaborazione all’inchiesta. |
| Aziende NON Collaboranti | 35,3% | 45,3% | Tariffa punitiva standard per chi non ha fornito dati. |
Ciò significa che per gruppi come SAIC (proprietaria di MG), il carico fiscale complessivo sfiora il 45,3%, un fardello che rende i loro listini molto meno competitivi rispetto a quelli dei costruttori europei.
Il prezzo minimo: perché piace a Pechino
Il prezzo minimo è un impegno legale previsto dalle norme dell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Il produttore si impegna a vendere i propri prodotti a un prezzo che elimini l’effetto dannoso dei sussidi ricevuti in patria. Per Pechino, il prezzo minimo è di gran lunga preferibile ai dazi per due motivi principali. Con i dazi, l’extra-costo viene versato nelle casse dell’Unione Europea. Con il prezzo minimo, la differenza tra il costo di produzione (basso grazie ai sussidi) e il prezzo di vendita (alto per regolamento) resta nelle tasche dell’azienda cinese, garantendo margini elevati che possono essere reinvestiti. Sostituire una tassa punitiva con un accordo sul prezzo è un beneficio sotto il profilo dell’immagine.

I dubbi di Bruxelles
L’UE è scettica perché il prezzo minimo è estremamente difficile da monitorare. Con decine di modelli, allestimenti e sconti variabili, i produttori potrebbero facilmente aggirare la norma tramite pacchetti di assistenza gratuiti, incentivi al ritiro dell’usato o finanziamenti a tasso zero. La Commissione ha infatti specificato che ogni proposta deve essere verificabile e applicabile in modo efficace.
L’Europa tiene duro perché la posta in gioco non è solo commerciale, ma esistenziale per l’industria automobilistica del continente. Il calo della domanda interna di auto elettriche in Europa nel 2025 ha messo in crisi colossi come Volkswagen e Stellantis, rendendo ancora più intollerabile la concorrenza asiatica percepita come sleale. Il prezzo minimo non può essere scelto a piacimento, ma deve essere basato sui costi di produzione di veicoli simili prodotti in Europa, includendo margini di profitto ragionevoli. Non ci sarà un unico accordo per tutta la Cina. Ogni produttore (BYD, Nio, XPeng e altri) deve presentare la propria offerta, che verrà valutata singolarmente.
Geopolitica e ritorsione
Pechino non si limita alla diplomazia tecnica. In questi mesi ha esercitato pressioni enormi, minacciando ritorsioni su settori sensibili per l’economia europea. Mira a colpire i costruttori premium tedeschi (BMW, Mercedes, Porsche), che esportano massicciamente in Cina. La posizione della Germania è, infatti, la più ambigua: Berlino teme che una guerra commerciale totale porti alla chiusura del mercato cinese per le sue auto di lusso, mentre la Francia spinge per una protezione rigorosa dei marchi generalisti.
Intanto, la Cina premia chi ha votato contro i dazi: la Spagna per esempio. Producendo in loco. E punisce chi ha votato a favore dei dazi: l’Italia per esempio. Qui, zero investimenti. Comunque, BYD e altri potranno aggirare i dazi producendo in Ungheria o Spagna o altrove, purché non in Cina. L’auto elettrica Made by China è in regola.
Possibili scenari
La Commissione potrebbe accettare impegni sui prezzi solo per alcune aziende (magari quelle che già investono in fabbriche europee) mantenendo i dazi per le altre. Se Bruxelles giudicherà i prezzi minimi proposti come troppo bassi o facilmente aggirabili, i dazi rimarranno per i prossimi cinque anni. La Cina continuerà la sua azione legale presso l’OMC, sperando in una sentenza che dichiari i dazi illegittimi, processo che però richiederà anni.
