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BYD senza freni in Europa: 40.000 assunzioni e nuove fabbriche per sfidare i dazi di Bruxelles

Il colosso cinese dell'auto elettrica punta su una massiccia localizzazione industriale in Ungheria, Spagna e Francia per abbattere le barriere doganali e radicarsi nel mercato europeo.

Il colosso cinese dell’auto BYD accelera la propria espansione industriale e occupazionale nell’Unione Europea, con l’obiettivo di consolidare la presenza sul mercato e avvicinare la produzione ai clienti europei. Il piano è ambizioso: superare i 40.000 dipendenti in Europa entro il 2030, rispetto ai circa 10.000 attuali. Una crescita che potrebbe ridisegnare gli equilibri del settore automobilistico, proprio mentre diversi costruttori tradizionali affrontano ristrutturazioni, chiusure di impianti e tagli al personale.

BYD in Ungheria

BYD ha scelto la città ungherese di Szeged come sede del suo primo stabilimento automobilistico in Europa per la sua posizione strategica nel cuore del continente, le infrastrutture ben consolidate e un’industria automobilistica solida e matura. Szeged, quarta città dell’Ungheria e snodo logistico chiave vicino alla linea ferroviaria Belgrado-Budapest, offre una rete di trasporti eccellente, un tessuto industriale diversificato e prestigiose università locali che garantiscono un costante bacino di talenti qualificati.

Le prime fasi della costruzione della fabbrica BYD a Szeged  in Ungheria (2024)
Le prime fasi della costruzione della fabbrica BYD a Szeged in Ungheria (2024)

BYD sta completando qui il suo primo grande stabilimento europeo per la produzione di automobili. Il sito, esteso su circa 300 ettari, rappresenta uno dei pilastri della strategia di localizzazione industriale del gruppo. Sotto la guida del governo ungherese, il Paese è diventato un hub primario per i veicoli elettrici e la produzione di batterie, attraendo ingenti investimenti esteri grazie a un ambiente normativo aperto ed efficiente.

 Lázár János (Ministro delle Costruzioni e dei Trasporti) in visita al cantiere di BYD a Szeged a luglio 2024.
Lázár János (Ministro delle Costruzioni e dei Trasporti) in visita al cantiere di BYD a Szeged a luglio 2024.

L’avvio della produzione di serie è previsto nel quarto trimestre del 2026, con la Dolphin Surf, versione europea della cinese Seagull.

La capacità produttiva iniziale è indicata nell’ordine di 150.000-200.000 veicoli all’anno, con possibilità di ampliamento nel tempo. L’impianto dovrebbe generare occupazione diretta e sostenere una rete di fornitori locali, contribuendo allo sviluppo di un ecosistema industriale legato alla mobilità elettrica. Acciaio, componentistica, logistica e servizi tecnici sono alcuni dei comparti che potrebbero beneficiare degli investimenti.

La presenza di BYD in Ungheria non si limita però alla fabbrica di automobili. Budapest ospita il quartier generale europeo del gruppo e un centro di ricerca e sviluppo destinato a sostenere l’innovazione nei sistemi di elettrificazione e nelle tecnologie intelligenti. Il Paese diventa così una base strategica per coordinare le attività commerciali, industriali e tecnologiche della società nel continente.

Spagna e Francia nel mirino per i prossimi investimenti

Il Gruppo valuta anche un secondo sito produttivo europeo, con Spagna e Francia tra le destinazioni considerate più interessanti. L’obiettivo è ampliare rapidamente la capacità di assemblaggio e rafforzare la presenza industriale in mercati importanti per l’automobile.

La ricerca di nuove opportunità non riguarda soltanto la costruzione di fabbriche da zero. BYD guarda anche agli stabilimenti esistenti e alle capacità produttive inutilizzate, che potrebbero consentire di accelerare l’ingresso sul mercato e contenere i tempi degli investimenti. Tra le ipotesi allo studio figura inoltre la realizzazione di un impianto dedicato alle celle o alle batterie, un componente essenziale per la competitività delle auto elettriche.

La scelta della prossima sede sarà determinante per definire la geografia industriale del gruppo in Europa. La disponibilità di infrastrutture, fornitori, personale qualificato e collegamenti logistici potrebbe pesare quanto gli incentivi e le condizioni normative.

Occupazione e concorrenza: le sfide per l’industria europea

L’espansione di BYD apre prospettive occupazionali, ma solleva anche interrogativi sulla concorrenza. Da una parte, nuovi impianti e investimenti possono creare posti di lavoro e rafforzare le filiere locali. L’azienda intende valorizzare le competenze già presenti sul territorio, assumendo tecnici, operai specializzati e professionisti provenienti anche dall’industria automobilistica europea.

Il traguardo di oltre 40.000 addetti entro il 2030 resta un obiettivo, non un risultato acquisito. La sua realizzazione dipenderà dalla velocità con cui entreranno a regime gli stabilimenti, dall’andamento delle vendite e dalle future decisioni industriali.

Più BYD in UE per aggirare i dazi

La strategia di BYD punta così anche a ridurre l’impatto dei dazi sulle auto elettriche importate dalla Cina. Produrre direttamente in Europa consente infatti a BYD di contenere i costi legati alle barriere commerciali e di rendere più competitivi i propri modelli.

Dall’altra, l’arrivo di un concorrente con grandi capacità produttive e una forte integrazione della catena di fornitura aumenta la pressione sui costruttori europei.

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Giovanni Mancini

L'Ing. Giovanni Mancini, ingegnere meccanico e membro della Commissione Motorismo dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, è pilota, giornalista, Direttore Responsabile di NewsAuto.it e dei magazine Elaborare GT e Elaborare 4x4, punti di riferimento per i car enthusiast da oltre trent'anni. Con una carriera agonistica di oltre 100 gare… More »