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Pompa di calore auto elettriche: come funziona, perché conviene averla

Scopri come funziona la pompa di calore sulle auto elettriche: il confronto tecnico tra il sistema Ford a 5 vie e l'Octovalve di Tesla. Efficienza, sbrinamento e iniezione di vapore.

Nel mondo dell’automotive “termica”, abbiamo sempre dato per scontato il riscaldamento: un sottoprodotto “gratuito” dell’inefficienza del motore termico che ci porta calore generato dal funzionamento di un motore. Ma con l’avvento della mobilità elettrica, la gestione termica è diventata una sfida ingegneristica di alto livello. Non si tratta più solo di scaldare, ma di gestire flussi di energia. In questo scenario entra la pompa di calore, non un semplice accessorio, ma il cuore pulsante dell’efficienza invernale. Cerchiamo di capire come funziona e il ruolo che ha anche per lo sbrinamento.

Cosa è

Cerchiamo di capire il funzionamento di una pompa di calore sulle auto elettriche.

Nell’auto elettrica dotata di pompa di calore, il concetto cambia radicalmente: il calore non viene creato, viene spostato. Come funziona il complesso sistema di riscaldamento e raffreddamento con la pompa di calore sulle auto elettriche? Come avviene lo sbrinamento a basse temperature se la pompa di calore sta scaldando l’abitacolo?

A cosa serve la pompa di calore in un’auto elettrica?

L’obiettivo primario della pompa di calore non è solo il comfort, ma la massimizzazione dell’efficienza termodinamica dell’intero veicolo. In un’auto elettrica, ogni watt utilizzato per riscaldare l’abitacolo è un watt sottratto alla trazione. La pompa di calore rompe questo compromesso, offrendo vantaggi strategici:

  • Salvaguardia dell’autonomia reale: riducendo drasticamente l’energia necessaria per il riscaldamento (fino a 3-4 volte meno rispetto a un riscaldatore PTC), il sistema permette di preservare tra il 15% e il 30% di autonomia supplementare durante i mesi invernali.
  • Gestione Termica di Sistema (Thermal Management): la pompa di calore moderna è un sistema “multisorgente”. Non preleva calore solo dall’aria esterna, ma recupera il calore di scarto generato da motori elettrici, inverter e caricabatterie di bordo, trasformando perdite energetiche in comfort gratuito.
  • Condizionamento della Batteria: il sistema gioca un ruolo cruciale nel mantenere il pacco batterie nel suo “goldilocks zone” (solitamente tra 20°C e 30°C). Questo accelera le velocità di ricarica fast alle colonnine e protegge la chimica delle celle nel lungo periodo.
  • Comfort Dinamico e Deumidificazione: grazie alla capacità di gestire cicli combinati (reheat), la pompa di calore elimina l’umidità in cabina e sbrina il parabrezza in tempi record, garantendo visibilità e sicurezza senza i picchi di consumo tipici dei sistemi a resistenza.

In sintesi: la pompa di calore trasforma l’auto elettrica da un sistema che subisce il clima a uno che lo governa, ottimizzando ogni singolo joule per garantire che la priorità resti sempre una sola: la strada da percorrere.


Come funziona la Pompa di Calore (PdC)?

La pompa di calore in un’auto elettrica (Pdc) non è un semplice “riscaldatore”, ma un sistema di gestione termica a ciclo reversibile. A differenza dei riscaldatori resistivi (PTC), che convertono direttamente l’elettricità in calore con un rapporto 1:1, la pompa di calore sfrutta le leggi della termodinamica per trasferire energia termica da un ambiente a un altro. Per comprendere il miracolo dell’efficienza (che permette di consumare fino al 75% di energia in meno rispetto a un sistema tradizionale), dobbiamo guardare ai suoi componenti chiave:

  1. Compressore Elettrico: alimentato dal pacco batteria (spesso a 400V o 800V), comprime il gas refrigerante aumentandone drasticamente pressione e temperatura. È il “motore” che spinge il calore.
  2. Evaporatore (Scambiatore Esterno): qui avviene la magia. Il refrigerante, allo stato liquido e a bassissima temperatura, assorbe il calore dall’aria esterna (anche se gelida!) e passa allo stato gassoso.
  3. Condensatore (Scambiatore Interno): il gas rovente proveniente dal compressore attraversa questo radiatore posto nel cruscotto. Cedendo calore all’aria dell’abitacolo, il gas si raffredda e torna allo stato liquido.
  4. Valvola di Espansione: riduce istantaneamente la pressione del refrigerante liquido, facendolo diventare freddissimo prima che ritorni nell’evaporatore per ricominciare il ciclo.

Il “Miracolo” del COP (Coefficient of Performance)

Il vero vantaggio è numerico: mentre una stufetta elettrica per ogni 1 kW prelevato dalla batteria produce 1 kW di calore, una pompa di calore moderna può produrre fino a 3 o 4 kW termici con lo stesso consumo di 1 kW elettrico.

In breve: la pompa di calore non “crea” calore, ma lo “ruba” all’esterno (o ai componenti meccanici come motore e inverter) e lo “pompa” all’interno. È questa efficienza a salvare l’autonomia della tua auto elettrica durante i mesi invernali.

Lo sapevi che? | PdC vs PTC: la sfida dell’efficienza

Esiste una differenza abissale tra come scalda un’auto elettrica economica (scalda tramite resistenza PTC) e una dotata di Pompa di Calore. Tutto si gioca sul COP (Coefficient of Performance):

  • Riscaldatore PTC (Resistenza): funziona come un phon o un bollitore. Converte l’elettricità direttamente in calore. Il suo rapporto è 1:1. Per ogni 1 kW prelevato dalla batteria, ottieni 1 kW di calore. Semplice, ma energivoro.
  • Pompa di Calore (PdC): non “fabbrica” calore, lo trasporta. Grazie al ciclo termodinamico, con lo stesso 1 kW prelevato dalla batteria, riesce a “spostare” nell’abitacolo fino a 3 o 4 kW di calore.

Il Risultato? In pieno inverno, un’auto con pompa di calore può consumare il 75% in meno di energia per scaldarti, lasciando quegli elettroni preziosi dove servono davvero: nei motori per darti più chilometri di autonomia!


Auto elettrica senza pompa di calore: cosa cambia nella pratica?

Non tutte le auto elettriche nascono con la pompa di calore: molti modelli entry-level o versioni meno accessoriate si affidano ancora ai classici riscaldatori a resistenza (PTC). Sebbene questo sistema assolva al compito di scaldare l’abitacolo, l’impatto sulla gestione quotidiana del veicolo è significativo.

Ecco cosa deve aspettarsi un automobilista nella guida reale:

  • Il “taglio” dell’autonomia invernale: senza pompa di calore, il riscaldamento attinge massicciamente alla batteria di trazione. Mentre un’auto con PdC mantiene mediamente l’83% della sua autonomia anche con temperature vicine allo zero, un modello con sole resistenze PTC può scendere rapidamente al 75% o meno. In termini pratici, su un viaggio di 300 km, potresti perderne oltre 50 solo per mantenere l’abitacolo al caldo.
  • Consumi energetici costanti: il riscaldatore PTC ha un rapporto di efficienza 1:1. Questo significa che per ogni kW di calore prodotto, consuma 1 kW di elettricità. A differenza della pompa di calore, che diventa più efficiente una volta a regime recuperando calore dai componenti meccanici, la resistenza continua a “pescare” energia in modo lineare per tutto il tempo in cui resta accesa.
  • Velocità vs Efficienza: un piccolo vantaggio dei sistemi a resistenza è la reattività. Essendo essenzialmente dei grossi “phon” elettrici, iniziano a emettere aria calda quasi istantaneamente. Tuttavia, questo comfort immediato viene pagato a caro prezzo in termini di efficienza energetica complessiva, specialmente nei viaggi medio-lunghi dove la pompa di calore vincerebbe a mani basse.
  • Gestione della batteria sotto stress: in assenza di un sistema termico integrato (come l’Octovalve di Tesla o il sistema Ford), l’auto fatica a recuperare calore dai motori per riscaldare la batteria. Questo si traduce in tempi di ricarica più lunghi alle colonnine fast in inverno, poiché la batteria impiega molto più tempo a raggiungere la temperatura ideale per accettare alte potenze.

Funzionamento, entriamo nel dettaglio

Una pompa di calore avanzata non si limita a “pescare” calore dall’aria esterna (operazione difficile sotto i -10°C). Il sistema è integrato con la gestione termica globale del veicolo tramite scambiatori di calore a piastre (chiamati chiller) che permettono di recuperare il calore attraverso il liquido di raffreddamento che attraversa la batteria di trazione, il motore e l’inverter.

  • Recupero dalla batteria: anche in inverno, la batteria genera calore durante la scarica. La pompa di calore “ruba” questo calore residuo per evaporare il gas refrigerante.
  • Elettronica di potenza: inverter e motori sono raffreddati liquido e producono calore che viene convogliato nel sistema, ottimizzando ogni singolo wattora disponibile.

Tabella Comparativa: termico vs elettrico (Pompa di Calore)

Funzione Auto Termica Auto Elettrica (PdC)
Origine Calore Liquido raffreddamento motore Compressione gas / Batteria / Aria est.
Velocità Sbrinamento Quasi istantanea Quasi istantanea
Disappannamento Combinazione AC + Radiatore acqua Ciclo combinato Evaporatore/Condensatore
Efficienza (COP) N/A (calore di scarto) Fino a 3:1 (3kW termici per 1kW elettrico)

La pompa di calore rappresenta la maturità tecnologica dell’auto elettrica. Non serve solo a preservare l’autonomia (risparmiando fino al 20-30% di energia rispetto ai riscaldatori a resistenza PTC), ma offre un comfort superiore grazie alla precisione con cui gestisce l’umidità e la temperatura. È un sistema che non spreca nulla, trasformando ogni componente dell’auto in una potenziale fonte di calore per il nostro benessere e la nostra sicurezza alla guida.

Per gestire tutti questi flussi ci sono diverse valvole di cui alcune sono a cinque vie o a otto vie.

La valvola a 5 vie: il vigile del traffico termico

La valvola a 5 vie gestisce il “vettore” del calore (il liquido), mentre le valvole di espansione gestiscono il “generatore” di salto termico (il gas refrigerante). Immagina la valvola a 5 vie come uno snodo ferroviario complesso. In un’auto elettrica, hai diversi “anelli” di liquido di raffreddamento:

  • Anello Batteria: deve stare tra i 20°C e i 30°C.
  • Anello Powertrain: raffredda motori e inverter (che scaldano molto).
  • Anello Radiatore: dissipa il calore all’esterno.
  • Anello Chiller/Condensatore: scambia calore con il circuito del refrigerante (aria condizionata/pompa di calore).

Come funziona:

La valvola a 5 vie può collegare questi anelli in serie o in parallelo.

  • In serie: il calore generato dai motori non viene buttato via dal radiatore, ma viene inviato direttamente alla batteria per riscaldarla in inverno.
  • In parallelo: se la batteria è già calda e i motori stanno spingendo al massimo, la valvola separa i circuiti affinché ognuno possa essere raffreddato indipendentemente dai propri radiatori.

Utilizzando due di queste valvole e fino a quattro pompe nel caso di Ford, il sistema può creare percorsi fluidi estremamente specifici per massimizzare il recupero di ogni singolo Watt di calore di scarto.

La pompa di calore a iniezione di vapore

L’evoluzione dei veicoli elettrici passa inevitabilmente per la gestione intelligente dell’energia termica. Una delle innovazioni più significative in questo campo è l’introduzione della pompa di calore a iniezione di vapore, un sistema progettato per superare i limiti fisici dei sistemi tradizionali, specialmente in climi rigidi.

Il cuore della tecnologia: l’iniezione di vapore

A differenza di una pompa di calore standard, la variante a iniezione di vapore permette al sistema di mantenere un’alta resa termica anche quando la temperatura esterna scende drasticamente. Per ottenere questo risultato, l’intero comparto anteriore del veicolo è stato riprogettato:

  • Condensatore maggiorato: la serpentina è stata notevolmente ingrandita per massimizzare lo scambio termico. Per ospitare una superficie così ampia senza sacrificare eccessivamente lo spazio, il condensatore non è più verticale ma inclinato, una soluzione ingegneristica che ottimizza i flussi d’aria sotto il cofano.
  • Gestione degli spazi: l’adozione di questa geometria ha richiesto una riduzione del vano di carico anteriore (frunk), segno di quanto la gestione del calore sia diventata prioritaria rispetto alla volumetria di carico.

La pompa di calore nel sistema Ford uno dei più sofisticati
La pompa di calore nel sistema Ford uno dei più sofisticati

La pompa di calore a iniezione di vapore (in inglese vapor injection heat pump o EVI – Enhanced Vapor Injection) è un’evoluzione avanzata della pompa di calore tradizionale, progettata per mantenere alte prestazioni anche con temperature esterne molto basse (tipicamente sotto i -10°C).

Come funziona

In una pompa di calore “normale”, il ciclo è:

  1. Il gas refrigerante evapora (assorbe calore)
  2. Viene compresso → si scalda
  3. Cede calore (condensa)
  4. Si espande → si raffredda

Il problema: quando fuori fa molto freddo, c’è poco calore da “rubare” e l’efficienza cala.


Cosa cambia con l’iniezione di vapore

La differenza chiave è che il sistema:

  • preleva una parte del refrigerante a metà ciclo
  • lo fa espandere e poi
  • lo reinietta nel compressore sotto forma di vapore

Risultato:

  • il compressore lavora meglio
  • aumenta la portata di refrigerante
  • si genera più calore utile
  • ✅ Più potenza di riscaldamento
  • ✅ Efficienza migliore con clima rigido
  • ✅ Minore perdita di autonomia nelle auto elettriche
  • ✅ Miglior sbrinamento e comfort immediato

Focus Ford: l’ecosistema a 8 modalità

Il sistema implementato da Ford si distingue per una complessità straordinaria, operando attraverso 8 diverse modalità di funzionamento. Il cervello dell’operazione è il nuovo HPVCM (Heat Pump Valve Control Module), un modulo di controllo dedicato che coordina una rete idraulica e frigorifera di precisione.

Lo schema di funzionamento della pompa di calore nel sistema Ford uno dei più sofisticati

L’architettura dei fluidi rimane una delle più sofisticate sul mercato. Il sistema utilizza una configurazione a quattro pompe (tre sui modelli non GT) e due iconiche valvole a 5 vie.

Componenti chiave del sistema Ford:

  1. Tre valvole di espansione elettroniche (EEV): permettono una regolazione millimetrica del flusso di refrigerante, adattandosi istantaneamente alle condizioni di carico termico.
  2. Separatori ciclonici e accumulatore d’aspirazione: due valvole cicloniche separano la fase gassosa da quella liquida, mentre un capiente accumulatore garantisce che il refrigerante arrivi al compressore esclusivamente sotto forma di gas, evitandone il danneggiamento meccanico.
  3. Scambio termico ibrido: l’aggiunta di un condensatore raffreddato ad acqua permette di trasferire il calore dal refrigerante al circuito del liquido di raffreddamento, fungendo da ponte termico per riscaldare simultaneamente l’abitacolo e il pacco batteria.

Perché la “5 vie” è superiore alle vecchie valvole?

Nelle auto termiche tradizionali avevamo semplici termostati o valvole a 2 vie (aperto/chiuso) per il circuito dell’acqua.
In un’elettrica:

  1. Recupero attivo: puoi prendere calore dall’inverter e “iniettarlo” nella batteria.
  2. Pre-condizionamento: puoi scaldare la batteria mentre l’auto è in carica usando l’energia della colonnina stessa.
  3. Disaccoppiamento: puoi raffreddare l’abitacolo (AC) e contemporaneamente scaldare la batteria usando il calore sottratto all’abitacolo stesso.

Integrazione e gestione del flusso tra motori, batteria e abitacolo

Questa rete complessa di tubi che contengono acqua a glicole permette una flessibilità quasi totale: il calore può essere prelevato dai motori elettrici o dall’elettronica di potenza e “spostato” dove serve (batteria o abitacolo), o viceversa. All’interno dell’abitacolo, il modulo HVAC ottimizza ulteriormente i consumi: attraverso sensori di presenza, il sistema può isolare i flussi d’aria (come la bocchetta piedi del passeggero) se il sedile non è occupato, riducendo ogni spreco energetico.

Nota Tecnica: nonostante l’efficienza della pompa di calore, Ford ha scelto di mantenere il riscaldatore resistivo PTC da 5 kW. Questa scelta garantisce comfort immediato in condizioni estreme (deep freeze), dove la pompa di calore, pur efficiente, potrebbe non avere la potenza istantanea necessaria.

Siamo di fronte a un sistema che trasforma l’auto in una centrale termica intelligente. La transizione dal riscaldamento resistivo alla pompa di calore a iniezione di vapore non è solo un upgrade, ma una riprogettazione totale che coinvolge aerodinamica, spazio interno e logica software.


Confronto: Ford (Multi-Valvola) vs. Tesla (Octovalve)

Sebbene l’obiettivo sia lo stesso — l’efficienza termica — la filosofia costruttiva è diametralmente opposta.

Caratteristica Sistema Ford (Multi-Valvola) Tesla Octovalve
Architettura Decentralizzata. Utilizza valvole a 5 vie e 4 vie distribuite nel vano motore. Centralizzata. Un unico mozzo centrale (Octovalve) che gestisce tutti i flussi.
Complessità Meccanica Alta. Molte tubazioni lunghe che collegano i vari moduli separati. Altissima nel singolo pezzo. Un unico componente complesso con 8 vie d’uscita.
Flessibilità Molto alta, grazie alle 8 modalità di funzionamento della pompa di calore. Estrema, grazie al controllo millimetrico di un unico motore passo-passo.
Manutenibilità Più semplice sostituire un singolo modulo o valvola se si guasta. Se l’Octovalve fallisce, va sostituito l’intero blocco centrale.

L’approccio Tesla (Octovalve)

L’Octovalve non è solo una valvola, è un collettore con un attuatore a quattro posizioni che mette in comunicazione diverse porte del circuito del liquido contemporaneamente. Tesla punta sull’integrazione: l’Octovalve è montata direttamente sopra un supporto che contiene anche le pompe del liquido di raffreddamento, riducendo drasticamente la lunghezza dei tubi e, di conseguenza, la perdita di calore lungo il percorso.

Octovalve, il sistema di controllo dei flussi sulla pompa di calore della Tesla
Octovalve, il sistema di controllo dei flussi sulla pompa di calore della Tesla

L’approccio Ford

Ford utilizza una pompa di calore a iniezione di vapore, che è intrinsecamente più complessa dal lato “refrigerante” (il gas dell’aria condizionata) rispetto a Tesla. Per compensare questa complessità del gas, utilizza un sistema di gestione del “liquido” (acqua/glicole) più tradizionale nel layout ma estremamente raffinato nella logica delle valvole a 5 vie.

In sintesi: mentre i vecchi sistemi servivano a “buttare via il calore”, le valvole a 5 vie servono a “gestire il patrimonio termico”, trattando il calore come una risorsa preziosa da non sprecare mai.

Sbrinamento e disappannamento, come funziona sull’auto elettrica

Nelle auto termiche, il riscaldamento avviene semplicemente prelevando calore dal liquido di raffreddamento del motore (circa 90°C) che passa attraverso un radiatore posto all’interno dell’abitacolo. Lo sbrinamento del parabrezza richiede però un passaggio extra: l’accensione del compressore AC per deumidificare l’aria, che viene poi scaldata dal radiatore dell’acqua. È un sistema che lavora “per contrasto”.

La vera magia avviene all’interno dell’unità HVAC (Heating, Ventilation and Air Conditioning) dove sono presenti solitamente due radiatori. Mentre sul motore motore termico uno è attraversato dall’acqua del motore e l’altro dal gas refrigerante, sull’auto elettrica i radiatori sono sempre due ma attraversati entrambi dal gas refrigerante. A differenza di un sistema tradizionale, la pompa di calore di un’auto moderna può far lavorare entrambi i radiatori i in modo combinato e alternato per risolvere il problema della condensa.

Per ottenere il massimo effetto sbrinante, il sistema attiva una modalità definita di “reheat” (riscaldamento post-raffreddamento). All’interno del cruscotto troviamo i due attori protagonisti che lavorano in serie:

  1. L’evaporatore interno (raffredda l’aria e deumidifica): l’aria umida dell’abitacolo passa prima attraverso questo scambiatore, che viene mantenuto a temperature prossime allo zero. L’umidità condensa sulle alette e viene espulsa sotto l’auto. L’aria ne esce secca, ma gelida.
  2. Il condensatore interno (riscaldatore): immediatamente dopo, l’aria secca attraversa il condensatore. Qui il gas refrigerante, appena compresso dal compressore elettrico, è rovente. L’aria assorbe questo calore e viene proiettata sul parabrezza.

Il risultato è un flusso di aria calda e secca disponibile in pochi secondi, poiché il compressore elettrico raggiunge la pressione operativa molto più velocemente di quanto un motore termico impieghi a scaldare litri di liquido refrigerante.

Dinamica degli scambiatori: chi scalda e chi raffredda?

Ma come avviene lo sbrinamento a basse temperature se la pompa di calore sta scaldando l’abitacolo? La risposta risiede nella capacità del sistema di configurare i radiatori in tempo reale. Ecco uno schema di come cambiano stato gli scambiatori:

Modalità Operativa Scambiatore ESTERNO (Frontale) Evaporatore INTERNO (Cruscotto) Condensatore INTERNO (Cruscotto) Risultato in Abitacolo
Raffreddamento (Estate) BOLLENTE (Espelle calore) GELIDO (Raffredda l’aria) Disattivato Aria Fredda
Riscaldamento (inverno secco) GELIDO (assorbe calore da fuori) Disattivato BOLLENTE (Scalda l’aria) Aria Calda
Sbrinamento/Disappannamento GELIDO (Pesca energia) GELIDO (Deumidifica/Toglie acqua) BOLLENTE (Riscalda l’aria secca) Aria Calda e Secca

Lo sbrinamento combinato

Come vedi dalla tabella, nella modalità sbrinamento, l’auto elettrica riesce a far convivere due stati opposti nello stesso modulo climatico.

L’aria esterna (o di ricircolo) incontra per primo l’evaporatore interno. Qui, l’umidità presente nell’aria si congela o condensa sulle alette del radiatore, “seccando” il flusso. Un istante dopo, questa stessa aria passa attraverso il condensatore interno, che la scalda prepotentemente.

Perché è più veloce del termico? Perché mentre nel termico dobbiamo aspettare che la pompa dell’acqua faccia circolare il liquido scaldato lentamente dal metallo del motore, qui il calore è generato dalla compressione del gas, che diventa rovente pochi secondi dopo l’avvio del compressore elettrico a 400V o 800V.

✔️ Sì, ci sono due scambiatori interni
✔️ Sì, possono lavorare contemporaneamente
✔️ Sì, uno deumidifica mentre l’altro riscalda

👉 ed è proprio questo che permette lo sbrinamento rapidissimo delle auto moderne.

Schemi di funzionamento di una pompa di calore sulle automobili
Schemi di funzionamento di una pompa di calore sulle automobili

FAQ: tutto quello che devi sapere sulla Pompa di Calore (PdC)

È davvero indispensabile acquistare un’auto elettrica con pompa di calore?

Non è obbligatoria, ma è caldamente consigliata se vivi in zone dove le temperature scendono spesso sotto i 10-12°C. L’investimento iniziale si ripaga non solo con l’autonomia extra (fino al 20-30% in più in inverno), ma anche con una minore usura della batteria, che soffre meno i cicli di scarica profondi dovuti al riscaldamento resistivo.

Quali modelli montano la pompa di calore di serie

Oggi la tecnologia è standard su quasi tutte le ammiraglie e i SUV di fascia alta come Tesla Model 3/Y/S/X, Hyundai Ioniq 5 e 6, Kia EV6/EV9, Audi Q6 e-tron e la gamma BMW i. Su modelli più compatti come Jeep Avenger, Fiat 600e o Renault Mégane E-Tech, spesso è inclusa negli allestimenti superiori o in pacchetti specifici per i climi freddi (“Winter Pack”).

La pompa di calore smette di funzionare sotto i -10°C?

No, ma la sua efficienza (il COP) diminuisce. È qui che entra in gioco l’innovazione: sistemi avanzati come quello a iniezione di vapore di Ford o l’Octovalve di Tesla riescono a estrarre calore dai motori e dall’inverter anche quando l’aria esterna è gelida. In condizioni di freddo estremo (-15°C/-20°C), il sistema attiva comunque il riscaldatore PTC di supporto per garantire il comfort.

Posso installare la pompa di calore dopo l’acquisto (aftermarket)?

No. La pompa di calore non è un semplice modulo aggiuntivo, ma un’architettura integrata che coinvolge tubazioni del refrigerante, valvole di espansione elettroniche (EEV), scambiatori a piastre (chiller) e un software di gestione termica dedicato. È una scelta che va fatta tassativamente in fase di configurazione dell’auto.

Quanto aumenta l’autonomia reale con questo sistema?

In condizioni invernali tipiche (tra 0°C e 5°C), un’auto dotata di pompa di calore può percorrere tra i 30 e i 50 km in più rispetto allo stesso modello che utilizza solo resistenze elettriche. Questo accade perché il sistema “moltiplica” l’energia della batteria invece di limitarsi a consumarla.

Esistono svantaggi tecnici o di manutenzione?

L’unico svantaggio è la complessità meccanica: più valvole), più sensori e un circuito del refrigerante più articolato. Tuttavia, l’affidabilità nel tempo si è dimostrata eccellente e i benefici sul valore residuo dell’usato sono notevoli: un’auto elettrica usata con pompa di calore è molto più appetibile sul mercato.

Le auto senza pompa di calore caricano più lentamente alle colonnine?

Spesso sì. Senza un sistema di gestione termica a pompa di calore, il veicolo fatica a portare la batteria alla temperatura ottimale di ricarica (pre-condizionamento) usando solo il calore residuo dei motori. Questo può tradursi in “coldgate”, ovvero velocità di ricarica molto basse nelle stazioni Fast durante l’inverno.

Giovanni Mancini

L'Ing. Giovanni Mancini, ingegnere meccanico e membro della Commissione Motorismo dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, è pilota, giornalista, Direttore Responsabile di NewsAuto.it e dei magazine Elaborare GT e Elaborare 4x4, punti di riferimento per i car enthusiast da oltre trent'anni. Con una carriera agonistica di oltre 100 gare… More »