Differenziale autobloccante: come è fatto, tipologie e come funziona
Scopri cos'è e come funziona il differenziale autobloccante (LSD), le differenze tra a lamelle, Torsen ed elettronico, e perché è indispensabile sulle auto sportive per scaricare a terra la potenza.
Il differenziale autobloccante rappresenta l’unica soluzione per garantire la giusta trazione quando i cavalli da scaricare a terra sono tanti oppure in presenza di scarsa aderenza. Si tratta di un dispositivo meccanico o elettro-idraulico che ha la capacità di trasferire la coppia motrice in diversa percentuale tra le singole ruote dello stesso asse. Al contrario, un differenziale “libero” (od open) ripartisce sempre la coppia in modo eguale (50/50), portando all’inutile pattinamento della ruota scarica se una delle due perde aderenza. Conosciamo meglio le principali tipologie e il funzionamento di questo fondamentale componente!
Differenziale autobloccante, come funziona
Un differenziale autobloccante parte dalla struttura base di un differenziale tradizionale (open), a cui viene aggiunto un sistema interno capace di incrementare la differenza di coppia trasmessa ai due semiassi. Grazie a questo meccanismo, la ruota con maggiore aderenza riceve dal differenziale una percentuale di coppia motrice superiore rispetto a quella con minore aderenza (che altrimenti tenderebbe a girare a vuoto).
A differenza dei sistemi di controllo elettronico della trazione basati esclusivamente sull’azione dei freni — che spesso riducono la potenza del motore e rischiano di surriscaldare le pinze —, l’autobloccante meccanico agisce direttamente sul trasferimento di coppia senza “strozzare” l’erogazione.
Sulle vetture sportive di alto livello, l’uso del differenziale autobloccante è indispensabile. Sui modelli a trazione anteriore, ad esempio, permette di ridurre drasticamente il cronico sottosterzo quando si spalanca l’acceleratore a ruote sterzate nelle marce basse. Finché la ruota interna mantiene un grip sufficiente, la spinta viene trasferita all’esterna, aiutando la vettura a “chiudere” la curva e ad inserirsi con molta più precisione ed efficacia.
Negli ultimi anni le potenze delle auto sportive (anche a trazione anteriore) sono aumentate vertiginosamente: se un tempo 300 CV rappresentavano il limite fisico scaricabile a terra, oggi si superano agevolmente i 400 CV. Senza un differenziale autobloccante (meccanico o a controllo elettronico), gestire tali potenze su strada o in pista risulterebbe pressoché impossibile.

Principali tipologie di differenziale autobloccante
I differenziali autobloccanti si dividono in diverse famiglie tecniche a seconda del principio di funzionamento:
- A lamelle / frizioni: utilizza pacchi di frizioni precaricati da molle o azionati dalle forze assiali dei satelliti/planetari per bloccare progressivamente i due semiassi.
- Torsen (Torque Sensing): sfrutta l’ingranamento a vite senza fine tra i rotori interni. È un sistema puramente meccanico, ad azione immediata e progressiva.
- Giunto Viscoso / Ferguson: utilizza un fluido siliconico ad alta viscosità per trasferire il moto quando si verifica una differenza di velocità tra le ruote.
- A controllo elettronico (e-LSD): sfrutta attuatori elettro-idraulici comandati da centraline dedicate, in grado di variare la percentuale di bloccaggio in tempo reale in base a sensori di angolo sterzo, accelerazione laterale e slittamento.

La tecnica del differenziale autobloccante è stata trattata in modo approfondito sul magazine ELABORARE n° 240 QUI
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