Kimi Antonelli campione del mondo: l’Italia s’è desta in Formula 1
Kimi Antonelli è campione del mondo di Formula 1 e lo diventa a Città del Messico, sede della consacrazione dell'italiano. Il bolognese è il più giovane della storia e riporta l'Italia sul tetto del mondo dopo ben 73 anni.

Kimi Antonelli ha riscritto la storia della Formula 1 e dell’Italia diventando campione del mondo. È il trentaseiesimo campione del mondo della categoria, il terzo italiano a riuscire nell’impresa dopo 73 anni e anche il più giovane della storia a farlo. Nessuno credeva in lui, solo Toto Wolff e un’altra manciata di “folli” che, follemente, hanno confidato e puntato su di lui fin da piccino.
Kimi Antonelli è campione del mondo e tanto basta
Kimi Antonelli è campione del mondo. Un pilota italiano di Formula 1 è campione del mondo. Roba da matti, forse non ci credeva nessuno fino a qualche anno fa, eppure quello scenario quasi irrealizzabile è diventato realtà. Perché noi italiani siamo un po’ così: siamo abituati a vedere gli altri fare le “cose”, gli altri sono quelli bravi e noi, quasi con imbarazzo, ci mettiamo in disparte nello scrutare attentamente gli avversarsi destreggiarsi sui migliori palcoscenici mondiali e celebrandone sportivamente i successi. Poi, però, quando capita di avere tra le mani il talento vero fatichiamo a metterlo a fuoco.
È capitato anche con Kimi, non fa eccezione il bolognese. Era il 2024 quando il pilota italiano si apprestava a scendere in pista a Monza, davanti al pubblico di casa a bordo della Mercedes di George Russell in una sessione finita prematuramente a causa del crash di Alboreto. Fischi, boati. Tutti contro di lui quasi a dire «Ma questo è troppo giovane, non può sostituire Hamilton in Mercedes. Toto Wolff ha sbagliato». E poi inizia la stagione 2025: prima gara a Melbourne e Antonelli recupera un sacco di posizioni sotto la pioggia del cielo australiano concludendo la gara a punti, ma la stagione non fu delle più rosee poiché la concluse al settimo posto con 150 punti, mentre Russell ne aveva 319 (più del doppio). E forse è così che doveva andare nella mente di molti, speranzosi nel vedere un atleta italiano festeggiare in F1 visto che in altre competizioni di italiani bravi ce ne sono. Ci eravamo illusi? Neanche per sogno.

Eppure questo ragazzo, umile e gentile nell’animo, ha mostrato dalla Cina il suo talento magistrale portando a segno nell’Estremo Oriente una vittoria dopo l’altra divenendo quasi inarrestabile e mandando in pappa la testa del compagno di squadra che Kimi neanche lo etichettava come “rivale”, un po’ snobbandolo all’inglese e sottovalutandolo. Non vi fu errore più grande per il nativo di King’s Lynn.
Antonelli non è solo talento e velocità pura, ma è anche (e soprattutto) un ragazzo genuino la cui genuinità sa essere disarmante. La sua personalità riesce a catturare e conquistare le persone completamente. Kimi è quella persona che riesce a farti vibrare le corde dell’anima, a insidiare dentro di te quel briciolo di curiosità e minimo interesse nell’avere un italiano in Formula 1. Dobbiamo informarci, lui vince, è forte. Cosa avrà fatto questo weekend? Ed è così che anche tua mamma – poco interessata alla Formula 1 – arriva a chiederti durante la cena di domenica sera: «Che cosa ha fatto Kimi oggi?» in un tono che unisce la curiosità alla speranza di ottenere una risposta positiva per festeggiare e acclamare il beniamino di casa. Il tutto quasi come se Kimi fosse un tuo amico d’infanzia, uno con cui andavi a scuola assieme la mattina, ci dividevi la merenda rigorosamente fatta di pane e nutella e il pomeriggio veniva a casa tua per fare i compiti assieme. Un amico. Kimi è anche questo. Porta al concilio, all’interesse e fa riavvicinare alla Formula 1 persone che ormai si erano oltremodo alienate da questa categoria.

A poco più di 20 anni, a Città del Messico l’unificatore è stato sollevato da 11 titoli mondiali sulle spalle. Preso sul groppone da Lewis Hamilton – persona da cui ha ereditato il sedile in Mercedes – e Max Verstappen – suo amico e sostenitore – è una di quelle immagini che quasi sicuramente rimarrà negli annali della storia della Formula 1, una di quelle foto che vanno per forza di cose inserite nei corsi universitari dedicati allo sport e alla comunicazione. Da quel momento, però, i titoli non erano più 11, bensì 12, così come il numero che Kimi porta gelosamente (e con orgoglio) sulla sua monoposto; il numero di Ayrton Senna, suo idolo e fonte d’ispirazione. Se non è una coincidenza questa, non so cosa sia. Voglio vederci del romanticismo in tutto ciò, è vero, sono sempre stato un romantico e anche inguaribilmente. Però, alla fine, un finale del genere non sarebbe venuto fuori neanche se fosse stato studiato a tavolino dai migliori sceneggiatori di Hollywood.
In Game of Thrones: “A song of Ice and Fire” c’è un passo che recita: «Kill the boy and let the man be born» (uccidi il bambino e lascia che l’uomo nasca). È una citazione simbolica della collana firmata dall’affilata penna George R.R. Martin, vuol dire che per raggiungere grandi ambizioni, per completare grandi imprese, bisogna crescere, maturare e guardare in faccia la realtà con coraggio. Questo passaggio, Kimi Antonelli lo ha fatto inconsapevolmente in Brasile 2025 quando era stato visto visitare la tomba di Ayrton Senna, rivivendone le gesta attraverso la lettura di uno dei tanti libri dedicati al campione brasiliano.

Il bambino ha lasciato posto all’uomo, più maturo ma sempre dotato di grandi virtù impartitegli da papà Marco e mamma Veronica perché la presenza della sua famiglia nel paddock ha dato modo anche di far vedere al mondo la semplicità (ed unicità) di noi italiani.
Kimi Antonelli in Messico è diventato il campione più giovane della storia della Formula 1, il 36esimo a ottenere la corona iridata. Alcuni di questi hanno perso la testa, altri no. Il consiglio che ti diamo è quello di continuare ad essere chi sei, ma sei talmente saggio che questo tu lo sai già. Grazie Kimi, grazie per averci fatto sognare ed aver portato il Bel Paese sul tetto del mondo. Grazie a te, l’Italia s’è desta anche in Formula 1.
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