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Stellantis e Volkswagen all’UE al Salone di Parigi 2026: servono incentivi auto

Stellantis e Volkswagen chiedono all’Unione Europea incentivi strutturali, aiuti all’acquisto e tutele per il "Made in Europe" contro la concorrenza cinese

Al Salone di Parigi 2026, Stellantis e Volkswagen hanno lanciato un allarme all’Unione Europea: per proteggere la filiera locale e salvaguardare centinaia di migliaia di posti di lavoro servono incentivi strutturali e una strategia d’urto a difesa della produzione europea.

Il settore dell’automobile europeo si trova infatti al centro di una tempesta perfetta. Da un lato vi è l’imminente transizione verso la mobilità a zero emissioni, scandita dagli obiettivi del Green Deal e dal ban alle vendite di auto a motore termico dal 2035; dall’altro, l’inasprirsi della concorrenza globale, capitanata dai costruttori cinesi favoriti da costi di produzione nettamente inferiori e da un forte sostegno statale. 

I vertici dei due colossi automobilistici sostengono la necessità improrogabile di introdurre meccanismi europei e nazionali volti a favorire i veicoli elettrici realizzati entro i confini dell’Unione. L’obiettivo fondamentale è evitare la delocalizzazione della produzione e arginare l’invasione di modelli fabbricati in Paesi terzi con standard sociali, ambientali ed energetici molto differenti.

Incentivi auto su tre livelli

Primo, etichettatura “Made in UE”: creare un marchio di origine certificato per garantire che i veicoli assemblati in Europa ottengano un riconoscimento chiaro nei mercati dei Paesi membri. I requisiti per ottenere questo bollino prevedono lavorazioni chiave svolte nel Continente (dalla fase di stampaggio e saldatura alla verniciatura e montaggio finale), escludendo semplici operazioni di assemblaggio di kit pre-prodotti all’estero.

Secondo, bonus condizionati: riservare i contributi statali e gli incentivi nazionali all’acquisto (eco-bonus) in via prioritaria ai modelli elettrici “Made in Europe”, oltre a concedere corsie preferenziali nelle gare d’appalto della pubblica amministrazione.

Terzo, flessibilità e crediti CO2: introdurre meccanismi di flessibilità sui target emissivi della flotta (i cosiddetti “super-crediti” o bonus CO2) per alleggerire il peso delle sanzioni pecuniarie sui costruttori. L’idea fondamentale consiste nel permettere alle aziende di convertire le potenziali multe per lo sforamento delle emissioni in investimenti diretti nella reindustrializzazione locale e nello sviluppo di tecnologie strategiche, come la filiera delle batterie.

Le sfide strutturali: costi, burocrazia e catene di fornitura

Produrre un veicolo elettrico in Europa presenta costi notevolmente superiori rispetto ad altre regioni del mondo, in particolare a causa del costo dell’energia, della forza lavoro e degli elevati adempimenti normativi. Per questo motivo, Stellantis, Volkswagen e altri attori del settore sottolineano come, senza un adeguato coordinamento delle politiche pubbliche, la decarbonizzazione rischi di tradursi in una deindustrializzazione irreversibile dell’Europa.

Il tutto riassumibile in queste parole di Antonio Filosa, CEO Stellantis: “In Europa abbiamo la necessità di recuperare rapidamente competitività. Questa competitività può arrivare attraverso importanti flessibilità da introdurre nella regolamentazione delle emissioni di CO2 sulle automobili e, in modo ancor più urgente, sui veicoli commerciali. Su questo penso che ci sia un’unità di intenti“.

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Giovanni Mancini

L'Ing. Giovanni Mancini, ingegnere meccanico e membro della Commissione Motorismo dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Roma, è pilota, giornalista, Direttore Responsabile di NewsAuto.it e dei magazine Elaborare GT e Elaborare 4x4, punti di riferimento per i car enthusiast da oltre trent'anni. Con una carriera agonistica di oltre 100 gare… More »