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Velocità nella nebbia: perché inganna il cervello e come calcolarla

Dai meccanismi psicologici della percezione visiva al calcolo esatto degli spazi di arresto: la guida pratica dell'istruttore di guida per non correre rischi quando crolla la visibilità.

NEBBIA! Un muro bianco a duecento metri. Entri, e in tre secondi il mondo si riduce a un cono grigio lungo quanto un campo da tennis. Guardi il tachimetro: settanta. Ti sembrano pochi. Ti sembrano prudenti, addirittura.

Non lo sono. E il problema non è la nebbia: sei tu. La velocità nella nebbia è l’unico caso in cui il tuo cervello ti mente in modo sistematico, misurabile, ripetibile. Ti convince di andare piano proprio mentre stai andando troppo forte.

Questo articolo non è l’ennesimo elenco di buoni propositi. È il modo in cui si calcola, metro alla mano, la velocità che puoi davvero permetterti quando non vedi niente.

In questo articolo

Perché la velocità nella nebbia inganna il cervello

Nel 1998 tre ricercatori britannici — Robert Snowden, Nicola Stimpson e Roy Ruddle — pubblicarono su Nature un lavoro dal titolo perfetto: Speed perception fogs up as visibility drops. La percezione della velocità si appanna quando cala la visibilità.

L’esperimento era semplice. Chiedevano ai partecipanti, in simulatore, di tenere una velocità target tra 50 e 110 km/h. Con la nebbia, gli stessi guidatori andavano dai 15 ai 25 km/h più forte di quanto credessero. E più la nebbia era densa, più l’errore cresceva.

Il meccanismo è banale una volta che lo sai. La sensazione di velocità non nasce dal tachimetro: nasce dal flusso di immagini che ti scorre ai lati. Alberi, guard rail, cartelli, muretti. È il flusso ottico periferico, e la nebbia lo cancella.

Senza riferimenti laterali il contrasto crolla, tutto sembra più lontano e più lento, e il piede destro compensa da solo. Non è imprudenza. È fisiologia. Ed è per questo che è pericolosa: nessuno si corregge da un errore che non sente di stare commettendo.

Prima regola operativa, quindi: nella nebbia il tachimetro non è un dettaglio burocratico. È l’unico organo di senso che ti resta calibrato. Guardalo, e non fidarti delle sensazioni.

Il Codice della Strada non ha un limite “da nebbia”

Qui casca praticamente tutto il bar sport italiano. Molti sono convinti che esista un limite automatico “quando c’è nebbia”. Non esiste.

L’articolo 142 comma 1 del Codice abbassa i limiti a 110 km/h in autostrada e 90 km/h sulle extraurbane principali in caso di precipitazioni atmosferiche di qualsiasi natura. Pioggia, neve, grandine. La nebbia, tecnicamente, non è una precipitazione: è una nube che poggia a terra.

Il vero riferimento è un altro, ed è molto più severo. L’articolo 141 comma 2 impone al conducente di essere sempre in grado di compiere l’arresto tempestivo del veicolo entro i limiti del suo campo di visibilità e dinanzi a qualsiasi ostacolo prevedibile.

Tradotto: nella nebbia il limite non te lo dà un cartello. Te lo dai tu, e cambia ogni cento metri. Se non riesci a fermarti dentro a quello che vedi, stai già violando il Codice — anche se il tachimetro segna venti sotto il limite segnalato.

Sulle autostrade e sulle extraurbane principali i gestori possono poi imporre limiti temporanei più bassi con la segnaletica a messaggio variabile: quando compaiono, non sono un suggerimento.

Come si calcola la velocità nella nebbia, in due passaggi

Serve un numero, non una sensazione. Il numero si costruisce in due mosse.

Passaggio 1: misura quanto vedi

Hai un righello gratis lungo tutta la rete stradale italiana e quasi nessuno lo usa: i delineatori normali di margine, i paletti bianchi con il catadiottro. Il regolamento del Codice li prevede a distanza costante nei rettilinei, non superiore a 50 metri, infittiti in curva e nelle zone abitualmente nebbiose.

Quindi: se dal delineatore che stai superando non vedi il successivo, la tua visibilità è sotto i 50 metri. Se ne vedi uno, sei intorno ai 50. Se ne vedi due, sei intorno ai 100.

In autostrada funziona anche con i paletti dei guard rail o con la sequenza dei catadiottri. L’importante è avere un metro, qualunque esso sia, invece di un’impressione.

Passaggio 2: confronta con lo spazio di arresto

Lo spazio di arresto è la somma di due cose: quanto percorri mentre reagisci e quanto percorri mentre freni. Con un tempo di reazione di un secondo — ottimista, per chi è stanco o distratto — e una frenata decisa su asfalto asciutto, i conti sono questi:

  • 50 km/h → circa 27 metri per fermarti
  • 70 km/h → circa 45 metri
  • 90 km/h → circa 67 metri
  • 110 km/h → circa 93 metri
  • 130 km/h → circa 123 metri

Su asfalto umido — e nella nebbia l’asfalto è quasi sempre umido — aggiungi grosso modo un 20-25% a ciascuna di queste cifre. Sono valori indicativi, calcolati su un’auto in buone condizioni con gomme efficienti: la tua può fare peggio.

Ora sovrapponi le due colonne. Con 50 metri di visibilità, a 70 km/h il tuo spazio di arresto è quasi il doppio di quello che vedi. Significa che nel momento in cui l’ostacolo entra nel cono dei tuoi fari, l’incidente è già deciso: puoi solo scegliere con quale angolo arrivarci.

Con 50 metri di visibilità la velocità nella nebbia coerente con l’articolo 141 sta intorno ai 40-50 km/h, non oltre. Sembra pochissimo. È esattamente il punto.

Luci: cosa accendere, cosa spegnere, cosa non fare mai

L’articolo 153 del Codice è meno ambiguo di quanto si creda, e vale la pena leggerlo una volta nella vita.

Anabbaglianti: sempre. Anche di giorno, anche quando “tanto si vede”. Il comma 1 li impone in caso di nebbia insieme alle luci di posizione, e non servono tanto a te quanto agli altri: sei tu il cartello che segnala la tua presenza.

Fendinebbia anteriori: sì, e possono sostituire gli anabbaglianti. Di giorno, con nebbia, foschia, nevicata o pioggia intensa, il comma 2 consente di sostituire anabbaglianti e abbaglianti con i fendinebbia anteriori. Il loro fascio è basso e largo: illumina il bordo strada senza rimbalzarti in faccia.

Retronebbia: sotto i 50 metri di visibilità è obbligatorio (comma 8), se l’auto ne è dotata. Sopra i 50 metri, spegnilo. È una luce da quasi cento watt di fastidio: acceso nella foschia leggera abbaglia chi ti segue e — peggio — maschera le tue luci di stop, che diventano indistinguibili proprio quando servono.

Abbaglianti: mai. Non è una questione di galateo, è ottica. La nebbia è un pulviscolo di goccioline d’acqua che riflettono la luce all’indietro: più luce spari, più te ne torna in faccia. Ottieni un muro bianco luminoso e vedi meno di prima.

Un’ultima cosa, prima ancora delle luci: i vetri. Nella nebbia l’umidità condensa all’interno, non all’esterno. Aria condizionata accesa e ricircolo spento: l’A/C deumidifica, il ricircolo ti fa respirare la tua stessa umidità e ti appanna il parabrezza in trenta secondi.

Dove guardare quando non c’è niente da guardare

Questa è la parte che nessuno insegna, ed è quella che fa la differenza vera.

L’istinto, quando la visibilità crolla, è di fissare il punto più luminoso davanti a te: le luci posteriori dell’auto che precede. È il peggior riferimento possibile. Ti ipnotizza, ti fa perdere la percezione della strada e — soprattutto — ti fa accorciare la distanza senza che tu te ne renda conto, perché quelle due lucine rosse sono l’unica certezza in un mondo di bianco.

Il riferimento corretto è a destra: la linea di margine, il guard rail, i delineatori. Sono fissi, sono vicini, sono ad alto contrasto. E hanno un secondo effetto, prezioso: restituendoti un po’ di flusso ottico periferico, ti ridanno indietro una parte della percezione di velocità che la nebbia ti aveva rubato.

Nei corsi lo si tocca con mano con un esercizio che spiazza sempre. Faccio guidare gli allievi chiedendo di spostare lo sguardo — prima vicino al cofano, poi il più lontano possibile — a velocità identica, tachimetro coperto. Quasi tutti giurano di aver accelerato nella seconda prova. Non hanno toccato il gas: hanno solo cambiato punto di osservazione. Da vent’anni, in Rally Factor Driving School — la scuola di guida sportiva e sicura che ho fondato nel 2006, tra rally, pista, drift e neve — lo sguardo è la prima cosa che correggiamo, prima ancora dei piedi.

Perché lo sguardo è l’unico comando dell’auto che non ha un pedale, e decide tutti gli altri.

I tre errori che costruiscono i tamponamenti a catena

Gli incidenti in nebbia sono una quota piccola del totale, ma sono mediamente più gravi degli altri. Il motivo è che raramente sono incidenti singoli: sono sequenze. E le sequenze nascono quasi sempre da tre errori messi in fila.

1. Il trenino. Ti attacchi alle luci di chi precede e ti lasci trainare. Ti senti al sicuro perché “lui vede”. Non vede: sta facendo la stessa cosa con quello davanti. Basta che il primo della fila freni forte e la catena si chiude in due secondi.

2. La frenata a fondo senza motivo apparente. Chi ti segue, nella nebbia, non ti vede finché non sei a venti metri. Ogni rallentamento va anticipato e comunicato: alleggerisci prima, sfiora il freno per accendere gli stop, evita la staccata violenta se non è indispensabile.

3. La sosta sbagliata. Se la nebbia diventa impenetrabile, la tentazione è di accostare e fermarsi. Fermarsi in carreggiata o sulla corsia di emergenza significa diventare un ostacolo invisibile in mezzo a gente che non vede. Si esce alla prima uscita utile, si entra in un’area di servizio, in un piazzale, in una strada laterale illuminata. Mai il ciglio della strada.

Se la sosta è inevitabile, quattro frecce accese, luci di posizione, e ci si allontana dall’auto verso l’esterno delle barriere. L’auto la ricompri.

Si impara? Sì, ma non nella nebbia

Nessuno diventa bravo a guidare nella nebbia guidando nella nebbia. Il margine è troppo sottile e gli errori si pagano subito: è un esame, non una lezione.

Quello che si allena altrove, invece, funziona identico quando la visibilità cala: dove appoggiare lo sguardo, come si costruisce una frenata progressiva, quanto spazio serve davvero per fermarsi, come si legge l’aderenza sotto le ruote. Sono competenze indipendenti dal meteo, e sono le stesse che poi ti salvano la giornata in tangenziale alle sette di mattina di novembre.

Chi vuole partire dalla teoria senza muoversi da casa può cominciare dal videocorso di tecnica di guida: videolezioni consultabili e rivedibili nel tempo, a un investimento minimo. Non sostituisce il volante — nessun video lo fa — ma ci arrivi sapendo già cosa stai cercando.

Poi, un giorno, entrerai in un banco di nebbia in autostrada. Guarderai il tachimetro, ti accorgerai che segna venti più di quanto sentivi, e alzerai il piede prima che qualcosa te lo imponga.

Quello, e non il muro bianco, è il momento in cui hai imparato a guidare.

Domande frequenti sulla velocità nella nebbia

A che velocità si deve andare nella nebbia?

Non esiste un limite fisso “da nebbia”. L’articolo 141 comma 2 del Codice della Strada impone di poter arrestare il veicolo entro il proprio campo di visibilità: la velocità corretta è quindi quella il cui spazio di arresto sta dentro a quello che vedi. Con circa 50 metri di visibilità significa restare intorno ai 40-50 km/h; con 100 metri, non oltre i 70-80 km/h. E vanno sempre rispettati i limiti segnalati, compresi quelli temporanei dei pannelli a messaggio variabile.

Perché nella nebbia si va più veloce di quanto si crede?

Perché la sensazione di velocità dipende dal flusso di immagini che scorre ai lati del veicolo, e la nebbia lo cancella riducendo il contrasto. Uno studio pubblicato su Nature nel 1998 da Snowden, Stimpson e Ruddle ha misurato l’effetto in simulatore: i guidatori viaggiavano dai 15 ai 25 km/h più forte di quanto credessero, con un errore crescente al crescere della densità della nebbia.

Quando si accendono i fendinebbia e il retronebbia?

I fendinebbia anteriori possono essere usati di giorno in caso di nebbia, foschia, nevicata o pioggia intensa, anche in sostituzione degli anabbaglianti (art. 153 comma 2). Il retronebbia è obbligatorio, se il veicolo ne è dotato, quando la visibilità scende sotto i 50 metri (comma 8): sopra quella soglia va spento, perché abbaglia chi segue e rende meno riconoscibili le luci di stop.

Perché non si devono usare gli abbaglianti nella nebbia?

Perché la nebbia è formata da goccioline d’acqua sospese che riflettono la luce verso la sorgente. Un fascio alto e potente torna indietro come un muro bianco luminoso e peggiora la visibilità invece di migliorarla. Servono luci basse e larghe: anabbaglianti o fendinebbia anteriori.

Come si capisce quanti metri di visibilità ci sono?

Usando i delineatori normali di margine, i paletti bianchi con catadiottro a bordo strada. Il regolamento del Codice li prevede a distanza costante nei rettilinei, non superiore a 50 metri. Se dal delineatore che si sta superando non si vede il successivo, la visibilità è inferiore a 50 metri; se se ne vedono due, è intorno ai 100.

Cosa fare se la nebbia diventa improvvisamente impenetrabile?

Rallentare in modo progressivo senza frenate brusche, accendere le quattro frecce se si procede molto lentamente, spostare lo sguardo sulla linea di margine destra e uscire alla prima uscita o area di sosta sicura. Non ci si ferma mai in carreggiata né sulla corsia di emergenza: un’auto ferma nella nebbia è un ostacolo invisibile. Se la sosta è inevitabile, si abbandona il veicolo allontanandosi oltre le barriere.

Si può imparare a guidare con poca visibilità in un corso?

Le competenze che contano nella nebbia — gestione dello sguardo, frenata progressiva, valutazione dello spazio di arresto, lettura dell’aderenza — si allenano in ambiente protetto, non su strada. Rally Factor Driving School è la più grande scuola di pilotaggio in Italia, con oltre 1.000 allievi l’anno e percorsi per tutti i livelli, dall’utente della strada al pilota agonista; è inoltre Centro Tecnico Federale ACI Sport, tra le poche scuole riconosciute e abilitate ai passaggi di licenza e alle abilitazioni per agonisti.

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Giuseppe Piccioni

Giuseppe Piccioni è istruttore di guida sportiva certificato ACI Sport, pilota e tester con oltre vent'anni di esperienza nelle discipline più esigenti del motorsport italiano: rally, drift, salita. È fondatore e CEO di Rally Factor Driving School, la scuola di guida sportiva più grande d'Italia con oltre 1.000 allievi formati… More »