James May prova la nuova Fiat Panda e sentenzia: «È solo un elettrodomestico con le ruote»
L'ex conduttore di Top Gear e The Grand Tour non resiste al richiamo delle automobili e si è concesso un giro sulla nuova Fiat Grande Panda. Sarà piaciuta al buon James May?

C’è un tizio inglese con i capelli bianchi e l’aria da professore di storia della meccanica che negli ultimi vent’anni ha fatto più pubblicità gratuita alla Fiat Panda di qualsiasi ufficio marketing di Torino. Si chiama James May, lo conoscete per Top Gear e The Grand Tour, e ha una particolarità che lo rende un caso più unico che raro nel panorama dei “car guy”: possiede sul serio una Panda, e ci tiene pure.
Quindi quando sul suo canale YouTube è arrivata la Grande Panda – la nuova generazione, quella coi fari a LED squadrati e l’aria da elettrodomestico scandinavo – la domanda che tutti si aspettavano non era “gli piacerà?“, ma “gli farà lo stesso effetto della sua vecchia Panda con 75 cavalli?”. Risposta breve: no. E lo dice lui stesso, senza troppi giri di parole.
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Il verdetto: onesta, ma senza “fizz”
May prende in mano la versione Hybrid da 110 cavalli della Fiat Grande Panda, un tre cilindri 1.2 abbinato al cambio automatico, e la porta in giro sotto la pioggia inglese, perché ovviamente pioveva, siamo in Inghilterra, mica a Portofino. Il giudizio complessivo è tutt’altro che disastroso: la definisce un’auto onesta, capace di fare bene il suo lavoro senza fronzoli. Il problema, per uno come lui, è che “fare bene il suo lavoro” non è mai stato sinonimo di entusiasmo. Insomma, fa il compitino e non va oltre.

La sintesi migliore la offre lui stesso, in una delle sue classiche battute all’inglese: pur riconoscendole i meriti, ammette candidamente che si tratta di un mezzo che lascia decisamente indifferenti, il classico elettrodomestico a quattro ruote che fa tutto correttamente e non emoziona in nulla.
“È un po’… francese”
E qui arriva la stoccata più pungente del video, quella che farà storcere il naso a Torino e sorridere a Poissy: guardando la nuova Panda, con le sue linee squadrate e il minimalismo da C3 con targa Stellantis, May non riesce a trattenersi e lascia cadere, con la sua ironia proverbiale classica inglese, che il risultato gli pare fin troppo “francese”. Detto da un inglese che ha dedicato mezza carriera a prendere in giro le auto francesi per la loro inaffidabilità cronica, non è propriamente un complimento, ma nemmeno un insulto vero e proprio. È più che altro la fotografia di quello che è realmente la Grande Panda oggi: una piattaforma CMP condivisa con mezza gamma Stellantis, con la carrozzeria e il nome storico Fiat sopra, come un vestito d’epoca su un manichino nuovo di zecca.

Sul piano dinamico, il verdetto non è entusiasmante: le sospensioni gli sembrano un filo troppo rigide sulle sconnessioni e lo sterzo particolarmente pigro nella risposta, difetti che a un guidatore poco esigente potrebbero anche sfuggire, ma che a un ex conduttore di Top Gear e The Grand Tour non passano certo inosservati.
I dettagli che salvano la baracca
Non è tutto da buttare, per carità. May apprezza le scelte essenziali dell’abitacolo: i comandi fisici per il climatizzatore (finalmente qualcosa che non passa per un touchscreen), la posizione di guida rialzata che garantisce una visibilità superiore a qualunque assetto sportivo per un’auto pensata per la città (secondo lui sembra di guidare una Land Rover), e persino il dettaglio, quasi feticista, della regolazione della temperatura che salta da 17 a 18 gradi senza sprecare tempo in mezzi gradi inutili. Piccola soddisfazione da ingegnere mancato, ma tant’è.

Ci sono anche i materiali riciclati, compreso il celebre “Bambox” con fibre di bambù nella plancia, e i richiami stilistici alla Panda originale del 1980, le lettere in rilievo sulla carrozzeria, la firma luminosa ispirata allo stabilimento Lingotto. Tutta roba che May registra con l’occhio di chi ha fatto della memoria automobilistica un mestiere, ma che non basta a colmare il vuoto lasciato dall’assenza di carattere.
Cos’è rimasto della Fiat Panda originale secondo James May
Il punto più interessante del video, quello che va oltre la solita prova su strada, è la domanda che May si pone a voce alta guardando la Grande Panda: è ancora davvero una Panda? La sua vecchia terza serie, con cambio manuale a cinque marce e appena 75 cavalli, chiedeva di essere guidata, spinta, tenuta su di giri, un’auto essenziale che comunicava con chi la guidava. La Grande Panda di oggi, per sua stessa ammissione, ha spostato il baricentro del concetto “Panda” dall’esperienza di guida allo stile e al logo stampato sulla carrozzeria: una trasformazione che lui giudica piuttosto radicale rispetto allo spirito originale del modello.

Non proprio un tradimento, ma quasi. Come se la Fiat avesse preso il nome più amato e popolare della sua storia recente e l’avesse rivestito con l’estetica di un prodotto lifestyle da esporre in vetrina, più che da sporcare di fango in un parcheggio di Derbyshire.
Il sondaggio in redazione (o quel che ne fa le veci)
Non paghissimo del proprio giudizio, May interpella anche il suo staff – Lucy, Eve e Peter – chiedendo un parere sulla nuova arrivata. Risposta corale: sì, è un’auto solida, ben fatta, senza controindicazioni evidenti. Ma nessuno, tra loro, sembra avere una gran voglia di saltarci sopra per il gusto di guidarla. Esattamente la sintesi del pensiero di May: la Grande Panda è un elettrodomestico a quattro ruote, efficiente, pulito, moderno. Manca solo quella “fizz” – quella scintilla – che per un patito di motori come lui vale più di ogni optional.
Il video prova di James May a bordo della Fiat Panda
Anche il nostro Marco Paternostro ha testato la nuovissima Fiat Grandy Pandy – scusate, la nuovissima Fiat Grande Panda! Sarà dello stesso parere dello storico conduttore televisivo britannico?
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