GUIDE CONSIGLI AUTO

L’auto perfetta non esiste. Ma quella che ti fa diventare un guidatore migliore, sì

Non servono supercar da centinaia di cavalli per affinare la tecnica: per crescere al volante occorre un mezzo leggero e comunicativo che parli chiaramente al guidatore.

Ci passiamo la vita a cercarla. L’auto perfetta! Quella con abbastanza cavalli, ma non troppi. Comoda ma sportiva. Che consuma poco ma va forte. Che tenga la famiglia e faccia il tempo sul giro. La cerchiamo nei listini, nei video, nelle chiacchiere al bar. E non la troviamo mai, perché non esiste: ogni auto è un compromesso, e più promette di essere tutto, più finisce per non insegnarti niente.

C’è però un’altra domanda, molto più utile, che quasi nessuno si fa: qual è l’auto giusta per diventare un guidatore migliore? Quella esiste. E raramente è quella che compreresti d’istinto.

Perché l’auto perfetta non esiste

Un’auto è una somma di compromessi tenuti insieme da un progetto. Sospensioni rigide per la pista o morbide per il comfort. Sterzo diretto o rilassato. Motore pieno ai bassi o rabbioso in alto. Non puoi avere tutto insieme: ogni scelta ne esclude un’altra.

Le auto moderne sono diventate bravissime a nascondere questi compromessi. Modalità di guida, sospensioni adattive, sterzi a rapporto variabile: girano una manopola e cambiano carattere. Sembra la soluzione. In realtà è il problema, perché un’auto che è tutto non è mai chiara su cosa sta facendo — e tu, dietro il volante, smetti di capirlo.

L’auto che ti rende migliore, invece, è chiara. Fa poche cose e te le dice tutte.

Cosa rende un’auto una buona maestra

Una buona maestra non è quella che ti protegge di più. È quella che ti parla di più. La differenza è tutta qui.

Ci sono tre cose che rendono un’auto capace di insegnarti qualcosa. La prima è che ti comunichi cosa stanno facendo le gomme, attraverso lo sterzo, il sedile, i suoni. La seconda è che reagisca in modo proporzionale ai tuoi input: se sbagli poco, succede poco; se sbagli tanto, succede tanto. La terza è che ti lasci arrivare vicino al limite senza spingertici dentro di sorpresa.

Sono esattamente le qualità che un’auto pensata solo per coccolarti non ha. E sono quelle che, curiosamente, ritrovi in tante auto vecchie di vent’anni e in poche berline nuove di zecca.

La potenza giusta è meno di quella che pensi

Qui casca l’asino, e casca sempre. Tutti vogliono più cavalli. Pochi sanno cosa farci.

Un’auto di media potenza ti obbliga a portare velocità in curva, a non sprecare slancio, a essere pulito. Un’auto strapotente ti perdona ogni errore in uscita con una manciata di cavalli in più: sbagli l’ingresso, ma tanto poi riaccarezzi il gas e recuperi. Impari a coprire gli sbagli, non a non farli.

È un concetto che riassumo così ai miei allievi: con poca potenza impari a guidare, con tanta impari a spaventarti. Le auto che hanno formato generazioni di bravi guidatori — le piccole sportive leggere degli anni Ottanta e Novanta — raramente superavano i 130 cavalli. Bastavano e avanzavano.

Peso leggero e sterzo onesto

Il peso è il nemico numero uno del feedback. Più un’auto è pesante, più le sue reazioni sono lente, ovattate, in ritardo. Un’auto leggera cambia direzione quando glielo chiedi e ti risponde subito se hai chiesto male.

Lo sterzo, poi, è il canale principale del dialogo. Uno sterzo onesto ti fa sentire quando l’anteriore inizia a scivolare, alleggerendosi; ti fa capire quanto carico hai sulle ruote. Molti sterzi moderni, tarati per essere leggeri a tutte le velocità, questo dialogo lo smorzano. E un’auto che non ti parla non può insegnarti a rispondere.

Attenzione, però: leggerezza e comunicatività non vogliono dire assenza di sicurezza. Un’auto moderna ben fatta protegge molto più di una youngtimer, e questo resta un valore. La buona maestra è quella che riesce a comunicare pur restando sicura — non quella che rinuncia alla sicurezza per emozionare.

Il guidatore conta più dell’auto

E arriviamo al punto che nessun concessionario ti dirà mai: l’auto conta molto meno di quanto credi.

Ho visto allievi fare cose straordinarie con utilitarie modeste e ho visto proprietari di sportive da centomila euro non saperle nemmeno mettere in curva. La macchina è uno strumento. Suonare, lo impari tu.

Nei corsi che tengo con la Rally Factor Driving School, la scuola di guida sportiva e sicura che ho fondato nel 2006 — rally, pista, drift e neve, oltre mille allievi l’anno — la prima cosa che smonto è proprio questa fissazione per il mezzo. Prima si impara a leggere l’auto che si ha sotto, qualunque sia. Poi, semmai, si parla di quale comprare.

Ed è lì che l’auto giusta diventa importante: non come feticcio, ma come palestra.

Come diventare un guidatore migliore, davvero

Se vuoi migliorare sul serio, l’ordine delle cose è questo, e non è negoziabile.

Prima le basi: posizione di guida corretta, sguardo lungo, mani educate, dolcezza sui comandi. Sono gratis e valgono più di qualsiasi optional. Poi la comprensione della dinamica: come si sposta il carico, cosa succede quando freni in curva, perché l’auto sottosterza o sovrasterza. Su questo, se vuoi ripassare, trovi già su newsauto.it una guida su cosa fare quando l’auto scivola.

Solo dopo viene l’auto. E se cerchi quella che ti farà crescere, cercala leggera, comunicativa, non troppo potente. Ma soprattutto cercala insieme a qualcuno che sappia leggerla con te: un percorso di perfezionamento individuale ti mostra in un giorno cose che da solo non scopriresti in dieci anni di strada.

Perché alla fine è tutto qui. L’auto perfetta non esiste. Ma il guidatore migliore, quello sì. E sei sempre tu, un po’ più avanti di adesso.

Domande frequenti su come diventare un guidatore migliore

Serve un’auto potente per diventare un guidatore migliore?

No, anzi spesso è controproducente. Un’auto di potenza moderata costringe a essere precisi e a portare velocità con la tecnica, mentre l’eccesso di cavalli tende a mascherare gli errori invece di correggerli. Per imparare conta molto più la comunicatività del mezzo della sua potenza.

Qual è l’auto migliore per imparare a guidare bene?

Non esiste un modello unico, ma un identikit: leggera, con uno sterzo comunicativo e una potenza gestibile. Molte piccole sportive degli anni Ottanta e Novanta rispondono a questa descrizione, così come diverse auto moderne semplici e ben bilanciate. L’importante è che l’auto trasmetta chiaramente cosa fanno le gomme.

Meglio la trazione anteriore o posteriore per imparare?

Entrambe insegnano, ma cose diverse. La trazione anteriore è più stabile e perdona di più, buona per costruire le basi; la posteriore, con la separazione tra ruote sterzanti e motrici, offre uno sterzo più pulito e obbliga a gestire il sovrasterzo, un ottimo esercizio ma da affrontare in un contesto controllato.

Come si diventa concretamente un guidatore migliore?

Lavorando prima sulle basi (posizione, sguardo, dolcezza sui comandi), poi sulla comprensione della dinamica del veicolo e infine con la pratica guidata. Un corso in un contesto protetto accelera enormemente il processo. Rally Factor Driving School è la più grande scuola di pilotaggio in Italia e segue tutti i livelli, dall’utente della strada al pilota agonista, con oltre mille allievi ogni anno.

Le auto moderne aiutano o ostacolano l’apprendimento?

Le aiutano sul fronte della sicurezza, che resta un valore fondamentale, ma le tante assistenze e le tarature molto filtrate possono ridurre la sensazione di cosa sta facendo l’auto. Non sono un ostacolo in sé: semplicemente richiedono più consapevolezza da parte del guidatore per cogliere le informazioni che restano.

Giuseppe Piccioni

Giuseppe Piccioni è istruttore di guida sportiva certificato ACI Sport, pilota e tester con oltre vent'anni di esperienza nelle discipline più esigenti del motorsport italiano: rally, drift, salita. È fondatore e CEO di Rally Factor Driving School, la scuola di guida sportiva più grande d'Italia con oltre 1.000 allievi formati… More »