Guerra in Iran, benzina e gasolio alle stelle: spunta l’ipotesi di sterilizzazione delle accise
Il Governo valuta il taglio delle accise tramite l'extra-gettito IVA per frenare l'impennata di benzina e diesel causata dal conflitto in Iran. La misura punta a neutralizzare i rincari speculativi alla pompa e a proteggere il potere d'acquisto di famiglie e imprese dall'inflazione energetica.

Con la guerra in Iran, il panorama energetico globale è stato scosso da un terremoto geopolitico senza precedenti: per la paura del boom dei prezzi di benzina e diesel, prende corpo l’idea di sterilizzare le accise dei carburanti. Una misura che punta a compensare l’aumento del prezzo industriale dei carburanti attraverso un taglio proporzionale della componente fiscale.
Aumento prezzi carburante e accise
L’escalation militare in Medio Oriente ha innescato una reazione a catena che dai mercati petroliferi internazionali si è riversata istantaneamente sui cartelloni dei distributori italiani. Con il Brent che sfiora vette preoccupanti e l’incertezza legata allo Stretto di Hormuz, il governo italiano si trova costretto a rispolverare strumenti di emergenza per evitare il collasso dei consumi e della logistica.
L’innesco del conflitto e la reazione dei mercati
L’attacco in Iran ha colpito direttamente uno dei polmoni energetici del pianeta. Sebbene la produzione iraniana pesi per circa il 4% del petrolio mondiale, il vero punto critico è lo Stretto di Hormuz. Da questo passaggio obbligato transita circa il 20% del greggio consumato globalmente. La sola minaccia di una chiusura o di una limitazione del traffico marittimo ha spinto gli investitori a una corsa agli acquisti “per precauzione”, facendo impennare le quotazioni del Brent di oltre il 9% in poche sessioni.
Per l’Italia, la situazione è resa ancora più complessa dalla struttura del mercato interno. Da gennaio 2026, infatti, è entrata in vigore la riforma dell’allineamento delle accise tra benzina e gasolio, che ha già portato il prezzo del diesel a superare quello della “verde” a causa di un incremento del carico fiscale di circa 4 centesimi per il gasolio e una corrispondente riduzione per la benzina. Su questa base già tesa si sono innestati i rialzi dovuti alla guerra, portando i prezzi medi al self-service sopra quota 1,70 euro per la benzina e oltre 1,80 euro per il gasolio in diverse regioni, con punte drammatiche nelle aree più isolate o in autostrada.
Che cos’è la sterilizzazione delle accise?
L’ipotesi che sta circolando nelle stanze del Ministero dell’Economia e del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) riguarda l’attivazione di una clausola prevista dalla Legge di Bilancio 2008. Questo meccanismo, spesso invocato ma raramente applicato in modo automatico, permette al governo di ridurre le accise nel momento in cui il prezzo del petrolio sale oltre una certa soglia, a condizione che l’aumento dei prezzi generi un extra-gettito IVA per lo Stato.
In termini semplici: quando il prezzo del carburante aumenta, lo Stato incassa più IVA (che è calcolata in percentuale sul prezzo finale). Questo “tesoretto” non previsto può essere utilizzato per tagliare le accise (che sono invece una cifra fissa per litro), mantenendo invariate le entrate complessive per l’erario ma calmierando il prezzo finale alla pompa per i cittadini. Si tratta, di fatto, di una compensazione fiscale che impedisce allo Stato di “lucrare” sulle difficoltà causate dalla crisi bellica.
L’impatto economico sulle famiglie e sulle imprese
Secondo le prime stime delle associazioni dei consumatori, se il trend rialzista non dovesse arrestarsi, il costo medio annuo per i rifornimenti di una famiglia tipo potrebbe aumentare di oltre 180 euro solo per il consumo diretto di carburante. A questo bisogna aggiungere l’effetto indiretto: l’Italia trasporta circa l’85% delle merci su gomma. Un aumento del gasolio si traduce immediatamente in un rincaro dei beni di largo consumo, a partire dagli alimentari freschi, alimentando una nuova ondata inflattiva che potrebbe mettere a rischio la ripresa economica del 2026.
I trasportatori sono già in stato di agitazione. Per un camionista che percorre migliaia di chilometri ogni mese, un aumento di 10 o 15 centesimi al litro significa una voragine nei conti aziendali che spesso non può essere ribaltata interamente sui committenti senza perdere competitività.

Le sfide del governo: tra conti pubblici e urgenza sociale
Il governo si trova davanti a un dilemma complesso. Da un lato, la sterilizzazione delle accise rappresenterebbe un sollievo immediato per il consenso politico e per la tenuta dei consumi. Dall’altro, i conti pubblici sono già sotto pressione per gli impegni legati alla transizione energetica e al debito pubblico.
Inoltre, la recente riforma che ha equiparato le accise di benzina e gasolio era stata giustificata come una misura ambientale, volta a scoraggiare l’uso di combustibili fossili più inquinanti (il gasolio, appunto). Tornare a tagliare le tasse sui carburanti potrebbe essere visto come un passo indietro rispetto agli obiettivi del Green Deal, ma l’emergenza bellica e la sicurezza energetica sembrano aver scalato la lista delle priorità.
Il ruolo del gas e dell’energia elettrica
Non è solo la benzina a preoccupare. Il conflitto in Iran ha fatto schizzare verso l’alto anche le quotazioni del gas naturale al TTF di Amsterdam, superando i 39 euro al megawattora. Poiché gran parte della produzione elettrica italiana dipende ancora dal gas, il rischio è che alla stangata al distributore si aggiunga, nel giro di poche settimane, quella sulle bollette di luce e gas. La crisi iraniana sta dunque assumendo i contorni di una crisi energetica sistemica, molto simile a quella vissuta nel 2022 allo scoppio del conflitto in Ucraina.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane?
Nelle prossime ore sono attesi tavoli tecnici tra il governo e le rappresentanze di settore. La decisione sulla sterilizzazione delle accise dipenderà dalla durata prevista del conflitto e dalla stabilità dei prezzi del greggio sopra la soglia degli 80-85 dollari al barile. Se la tensione nello Stretto di Hormuz dovesse permanere alta, l’intervento fiscale diventerà quasi inevitabile per evitare che il prezzo del gasolio sfondi stabilmente la barriera psicologica dei 2 euro al litro, con conseguenze sociali imprevedibili.
L’Italia e l’Unione Europea si riscoprono, ancora una volta, estremamente vulnerabili agli shock geopolitici esterni, confermando quanto la strada verso l’indipendenza energetica sia ancora lunga e costellata di ostacoli imprevisti. Nel frattempo, gli automobilisti tornano a guardare con ansia i prezzi della rete, sperando che la manovra fiscale possa mitigare gli effetti di una guerra che sembrava lontana, ma che è già arrivata nei loro serbatoi.