Porsche in crisi per l’auto elettrica: un 2025 da dimenticare
Cronaca di un anno difficile per Porsche, con la sfida della transizione verso l’auto elettrica davvero ardua in Europa, e la tremenda concorrenza cinese

Il 2025 si chiude per Porsche con un bilancio pesante. Con 279.449 vetture consegnate, il marchio ha registrato una flessione del 10% rispetto al 2024. Si tratta del peggior risultato operativo dal 2009, anno in cui i mercati mondiali subirono il colpo della crisi finanziaria dei subprime.
Il 2025 si chiude per Porsche con un bilancio pesante: con 279.449 vetture consegnate, la Casa di Zuffenhausen ha registrato una flessione del 10% rispetto al 2024. Si tratta del peggior risultato operativo dal 2009, quando i mercati mondiali tremavano sotto i colpi della crisi finanziaria dei subprime USA.
L’insidia elettrica e il fattore Cina
Le ragioni del calo sono strettamente legate alla strategia sull’elettrico e al mutamento del mercato cinese. Porsche si trova oggi a un bivio: difendere i propri simboli storici o rischiare di affogare in un mercato, quello asiatico, diventato improvvisamente ostile.
In Europa, la situazione non è migliore. La burocrazia e l’incertezza normativa spaventano: l’ipotesi di ridurre il taglio della CO2 dal 100% al 90% per il 2035 non sembra essere una soluzione decisiva. Nel frattempo, il Parlamento e il Consiglio Europeo continuano a discutere le proposte della Commissione nate dal Piano d’Azione auto del marzo 2025.
Il crollo nel “Paese del Dragone”
Quello che per anni è stato il bancomat dei profitti Porsche, la Cina, oggi è un terreno impervio. Nel 2025, le immatricolazioni sono crollate del 26%, con appena 41.938 unità consegnate. Per capire l’entità del danno, basti pensare che nel 2023 le vendite toccavano quota 79.000: in due anni il volume d’affari si è quasi dimezzato.
La causa? I marchi premium locali come Yangwang (BYD) e Nio offrono prestazioni e tecnologie paragonabili a prezzi molto più competitivi, integrandosi perfettamente nell’ecosistema digitale cinese. In questo contesto, la Taycan e gli altri modelli a batteria faticano a imporsi.
In Germania, il calo è stato del 16% (meno di 30.000 auto), mentre il resto d’Europa ha segnato un -13%. L’uscita di scena dei modelli termici della famiglia 718 (Cayman e Boxster) e, soprattutto, della Macan termica, ha lasciato un vuoto che l’elettrico non ha ancora colmato. Queste vetture sono state rimosse dal listino europeo perché le loro architetture elettroniche datate non potevano essere aggiornate per rispettare i severissimi criteri UE sulla cybersecurity. Ora si spera nella Cayenne termica o PHEV. Poi entro il 2028, si attende un crossover compatto ibrido posizionato sotto la Cayenne.
Nordamerica: isola felice
L’unica nota positiva arriva dal Nordamerica. Nonostante i dazi, USA e Canada hanno mantenuto volumi stabili (86.229 unità). Il cliente americano appare meno sensibile ai diktat dell’elettrico, rimanendo legato al fascino del motore a combustione e dei grandi SUV. La recente politica pro-termico del governo statunitense rappresenta, in questo senso, un “assist” fondamentale per Zuffenhausen.

L’ammissione: “Abbiamo sbagliato”
D’altronde, qualche giorno fa, l’ex CEO Porsche Oliver Blume – che aveva fatto la scelta di una Macan solo elettrica, ha ammesso : “Ci siamo sbagliati”. La decisione venne presa nel 2019, quando la Germania verde spingeva a più non posso per il Green Deal e il tutto elettrico europeo. Adesso Berlino, di fronte all’elettrico che non va e alla crescente disoccupazione nel settore automotive, ha fatto una retromarcia politica. Che per il momento ha portato solo alla proposta di un -10% nel taglio CO2: davvero poco.
