Dakar 2017 Scandola/fossà Grande Prova

L'equipaggio Graziano Scandola/Giammarco Fossà, a bordo di un Ford Raptor SVT T2 preparato da RTeam, alla loro prima esperienza alla Dakar tagliano il traguardo di Buenos Aires.

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16 gennaio, 2017 - Buenos Aires (Argentina)

Obbiettivo raggiunto! Quando dal parco partenza di Asuncion anche il solo pensiero di arrivare era un qualcosa da dire solo sottovoce e con molto rispetto ora finalmente si è materializzato in una splendida realtà: arrivati e classificati in 57^ posizione assoluta. Per Graziano Scandola e Giammarco Fossà la Dakar era un sogno che finalmente il due di gennaio si realizzava mentre scendevano con il loro Ford Raptor SVT dal palco della capitale del Paraguay, un sogno però fino a quel momento che si concretizzava solo a metà, perché per fregiarsi del titolo di “Dakariano” quell’impresa bisognava portarla a termine. Davanti a loro l’equipaggio veneto aveva quella che era stata definita la Dakar più dura da quando il rally-raid più famoso e difficile al mondo si era spostato dall’Africa al Sud America. E le promesse non sono state disattese anzi, l’inclemenza del tempo ha ingigantito ancor di più le difficoltà di un percorso a dir poco estremo.Dakar-2017-Ford-SVT-Raptor-T2-Scandola-Fossà

Dakar-2017-Ford-SVT-Raptor-T2-Scandola-Fossà-2Dakar 2017 | SCANDOLA – FOSSA’ – Più di novemila chilometri da percorrere in poco meno di tredici giorni, con tappe anche di quasi mille chilometri al giorno in condizioni climatiche che nel giro di pochi giorni, se non di ore, sono andate dagli oltre quaranta gradi a sottozero, con una settimana di gara costantemente sopra i tremila metri di altitudine con punte sopra i quattromila. A questo vanno aggiunte le piogge torrenziali che hanno colpito la Bolivia portando gli organizzatori a sospendere una tappa per soccorrere le sfortunate popolazioni colpite. In mezzo a tutto questo c’era la competizione automobilistica, una tabella di marcia da rispettare, ed un unico obbiettivo: andare avanti. Fin dal secondo di gara Scandola e Fossà hanno sofferto di malanni “tipici” – ma no solo – che un mezzo, seppur preparato (anche se derivato dalla serie)  può arrivare a denunciare, e così hanno iniziato con l’esplosione della batteria a causa delle elevate temperature, arrivando al problema principale che li ha afflitti e purtroppo anche spesso rallentati durante la gara, un intasamento del radiatore a causa del fango nei primi giorni ha portato alla parziale rottura della guarnizione della testata, costringendoli nei giorni successivi a continue soste per raffreddare il motore. dakar-2017-scandola-fossa-3A questo va poi aggiunto anche in una tappa la rottura dello stelo di un ammortizzatore. Questi inconvenienti hanno portato più volte l’equipaggio veneto a partire per una tappa ed arrivare solo la mattina successiva, portandoli a guidare per quasi 24 ore consecutive, arrivare a fine prova, riposarsi solo un paio d’ore per poi ripartire su un di un percorso di  gara limite della percorribilità, ogni giorno diverso: sabbia, dune, fango, foresta, guadi e passaggi trialistici il tutto magari concentrato nella stessa giornata.
Una competizione che però ha regalato paesaggi splendidi, una natura incontaminata, selvaggia e meravigliosa come solo certi posti non a caso negli angoli più sperduti della Terra sanno esserlo, ma soprattutto popolazioni che hanno accolto la carovana della Dakar a braccia  aperte, donando tutto il loro affetto a questi “matti” pronti a sfidare prima di tutto loro stessi in quella che senza ombra di smentita si può ancora chiamare Avventura.
Per questo e per molti altri motivi per Graziano Scandola e Giammarco Fossà l’essere arrivati al termine di questo raid motoristico ha il sapore di una vittoria che va anche ben oltre l’aspetto sportivo: ricordi, persone e paesaggi  che ora e per sempre resteranno indelebili e che forse spiegano il sogno di diventare “Dakariani”.dakar-2017-scandola-fossa

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