La mobilità urbana in Italia subisce una scossa sismica: ieri, il TAR dell’Emilia-Romagna ha bocciato il provvedimento della Città 30 a Bologna, accogliendo il ricorso presentato da un tassista e mettendo in discussione uno dei progetti più divisivi degli ultimi anni. No ai 30 km/h estesi ovunque, dice la sentenza. Al massimo, il Comune può piazzare le zone 30 nei posti sensibili, nei pressi di asili, scuole, ospedali, parchi gioco, in presenza di utenti vulnerabili come pedoni e ciclisti.
No al limite di 30 km/h ovunque
Secondo i giudici amministrativi, il Comune di Bologna è incorso in una violazione della competenza regolatoria. La circolazione stradale è infatti materia di pertinenza dello Stato e il Codice della Strada stabilisce che il limite standard nei centri abitati sia di 50 km/h. Il TAR ha chiarito un punto fondamentale: il limite di 30 km/h non può essere “generalizzato” a tappeto su quasi tutto il territorio comunale (a Bologna copriva circa il 70% delle strade). La legge consente deroghe al ribasso solo in presenza di esigenze specifiche e documentate. In altre parole, il Comune può imporre i 30 km/h su strade particolarmente strette e pericolose, ma non può trasformare l’eccezione in regola.
Gli enti proprietari della strada hanno l’obbligo di adeguare tempestivamente i limiti di velocità al venir meno delle cause che hanno indotto a disporre limiti particolari. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti può modificare i provvedimenti presi dagli enti proprietari della strada, quando siano contrari alle proprie direttive.
L’ordinanza è stata definita carente di motivazione tecnica strada per strada. Il Tribunale ha quindi annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano, invalidando di fatto le sanzioni e l’obbligo di marcia ridotta laddove non sussistano criticità oggettive.
Cosa farà il Comune
L’amministrazione felsinea tira dritto: tutto come prima, i 30 all’ora restano. Perché fanno calare gli incidenti. La decisione del TAR arriva in un clima di forte tensione tra il Ministero delle Infrastrutture e i Comuni. Il ministro Matteo Salvini aveva già espresso una netta contrarietà alle Zone 30 indiscriminate, emanando una direttiva specifica nel 2024.
Il governo ha sempre sostenuto che rallentare eccessivamente il traffico senza una reale giustificazione di sicurezza porti a un aumento dei tempi di percorrenza per i mezzi di soccorso e il trasporto pubblico, con danni economici. Ci sono incongruenze ambientali, poiché marciare a marce basse per tempi prolungati non sempre riduce le emissioni di CO2.
Il sindaco Lepore ha difeso strenuamente la sua scelta, citando i dati sulla riduzione degli incidenti e il supporto di 20.000 firme. Tuttavia, i detrattori sottolineano che il calo dei sinistri è un trend nazionale iniziato ben prima della riforma e che i cantieri del tram a Bologna hanno comunque influenzato la velocità media, indipendentemente dai cartelli stradali. Molti sostengono che la sicurezza non si ottenga abbassando i limiti a livelli “innaturali”, ma migliorando l’educazione stradale, l’illuminazione e la qualità del manto stradale. Vengono citati esempi di cordoli eccessivamente alti nelle corsie ciclabili o spartitraffico pericolosi che, in caso di impatto, trasformano piccoli urti in incidenti mortali.
Effetto domino su Milano e Roma?
La sentenza di Bologna gela le amministrazioni di Milano e Roma, che stavano procedendo verso una direzione simile. Tuttavia, notando la reazione del Comune di Bologna alla sentenza del TAR, è immaginabile che tutto resti così com’è. La “rivoluzione lenta” di Bologna subisce una battuta d’arresto che segna una vittoria per chi crede che la strada debba restare, prima di tutto, un’infrastruttura di collegamento efficiente. Ma permane la confusione totale fra governo centrale, amministrazioni locali e sentenze di vario genere.
Cosa rischia chi ha preso una multa?
Con l’annullamento del Piano Particolareggiato del traffico urbano da parte del TAR, si apre un capitolo complesso per chi ha ricevuto sanzioni nei tratti stradali coinvolti. In teoria, l’annullamento di un’ordinanza rende illegittimi gli atti derivati (come le multe), ma la questione non è automatica.
Chi ha già pagato la sanzione, purtroppo, difficilmente potrà ottenere un rimborso: il pagamento in misura ridotta chiude solitamente il procedimento. Per chi ha invece un ricorso pendente davanti al Prefetto o al Giudice di Pace, la sentenza del TAR rappresenta un’arma potentissima per ottenere l’annullamento della multa. È probabile un’ondata di nuovi ricorsi per le sanzioni notificate di recente e non ancora pagate, anche se bisognerà attendere le prossime mosse del Comune: l’amministrazione potrebbe infatti presentare appello al Consiglio di Stato o varare nuove ordinanze “corrette” con effetto retroattivo, rendendo la battaglia legale ancora più lunga.
Sentenza TAR Bologna: i punti chiave
- Bocciatura Legale: il TAR ha annullato il limite generalizzato di 30 km/h perché il Codice della Strada prevede i 50 km/h come standard nei centri abitati.
- Mancanza di Motivazioni: il Comune non può abbassare i limiti a tappeto: servono giustificazioni tecniche strada per strada (es. scuole, ospedali o pericoli specifici).
- Multe: chi ha un ricorso in corso ha ora ottime possibilità di vittoria. Chi ha già pagato, invece, difficilmente potrà essere rimborsato.
- La risposta del Comune: il Sindaco Lepore ha annunciato che i limiti restano in vigore e l’amministrazione tirerà dritto nonostante la sentenza.
- Effetto Domino: la decisione del TAR potrebbe bloccare progetti simili di Milano e Roma.
