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2^ Best Of Italy Race BOIR

Anteprima primaverile della seconda edizione del “BOIR 2017”. Il Best Of Italy Race riunisce le eccellenze meccaniche doc rigorosamente Made in Italy.

La formula del “Best Of Italy Race” riunisce, dal 15 al 17 Settembre p.v., alcune fra le più ammirate supercars, motorbikes e superbicycles (l’inglese non è casuale) di attuale o recente produzione come testimoni e patrimonio del miglior ingegno italico. Immersi nel territorio piacentino, dove le strade iniziano a scalare colline e rilievi, l’evento permette di sfogare l’indole agonistica sia su quattro sia su due ruote, lungo 26 km, chiusi al traffico, che dal borgo medioevale di Castell’Arquato conducono a Morfasso. Il tutto per merito della passione del gentlemen italo inglese Enzo Scalzo, (notare la targa della sua 599) residente in loco, per condividere con i partecipanti uno scorcio di “stile di vita” italiano nella sua accezione più affascinante e positiva. Con una squadra di valenti collaboratori è riuscito a superare tutte le difficoltà per organizzare l’edizione BOIR 2017.

Facile immaginare quelle burocratiche ad es. per chiudere al traffico per 48 ore un percorso cos lungo di una strada provinciale, accogliere circa 250 supercars in parco chiuso (di cui la maggioranza giunge con bisarca ed assistenza al seguito) un centinaio di moto e quasi altrettante biciclette, il tutto con le necessarie precauzioni e garanzie di sicurezza per la sorveglianza ed ospitalità. Certamente è stato più semplice convincere oltre 250 entusiasti a passare un week end dove poter sfogare cavalli e consumare pneumatici in un’atmosfera glamour (alcuni usufruiranno del servizio elicottero da e per il resort) ma informale (a chi il fisico lo permette, toccherà la salita in bicicletta!).
Nella prima edizione classe e onore sono stati rappresentati dal duo Drago e Ago, all’anagrafe Sandro Munari e Giacomo Agostini, tanto pieni di gloria quanto gentili ed aperti nel porsi agli appassionati sia ai box sia a cavallo dei rispettivi destrieri.  Quest’anno sono graditi ospiti l’indomito David Piper e l’affabile Valentino Balboni. Sono iscritte rare e preziose -per citare i marchi più noti Ferrari (quest’anno si festeggiano i 70 anni del Cavallino), Lamborghini, Maserati, Pagani, ma anche prototipi, auto da corsa, esemplari unici, storiche, moto Ducati, MV, Aprilia, Bimota, nonché le preziose biciclette prodotte dai più capaci “artigiani del pedale”, ecc.

Abbiamo provato una Romeo Ferraris Cinquone, la suddetta 599 (con specifiche GTO) ed una one-off Maserati 420 SM “supermonoposto” (ed una Fiat barchetta per sciogliere il ghiaccio con il percorso). Il Cinquone è efficacissimo fra le curve, con il suo bel differenziale autobloccante meccanico, non presenta sottosterzo, la frenata è potente ed il motore colpisce piacevolmente per il gran tiro anche dai regimi più bassi e la cattiveria che mantiene fino ai seimila giri. Conserva ed amplifica tutti i pregi delle più conosciute Abarth, anzi in virtù del suo ottimo telaio e del divertimento che elargisce fa desiderare ancor più una posizione di guida meno “seduta” ed un cambio sequenziale “vero” con tocco in avanti per scalare.

La Ferrari, la 599 del generoso Enzo,  conferma anche al neofita le caratteristiche che hanno reso celebre la stirpe delle V12 a motore anteriore: finché si rimane al 90% delle sue potenzialità, (e tenendo il manettino in posizione  “sale in zucca”) la serenità al volante è disarmante! Un vero piacere usare le levette del cambio al volante anche solo per sentire ogni nota del concerto offerto dal  “motorone” e ritrovarsi a scalare ad ogni minimo rallentamento o passare a due marce superiori se non è il caso di farsi troppo sentire dai residenti nelle loro villette. Seicento cavalli tenuti facilmente alle briglie che ti sparano in avanti appena spingi sul gas. Ma la bestiola non è affatto impacciata nemmeno sui tornanti, e danza leggiadra fra le curve. Solo l’asfalto molto sconnesso può creare scompensi alla direzione impostata, ma insomma chi si lamenta quando sei avvolto in un abitacolo che profuma di pelle connolly e sai che in pochi secondi potrebbe portarti a “300 allora”?
Per ultima la Monoposto: semplicemente troppo! Cioè troppo racing per sfruttarla su questa strada; il V8 da 430 cv ha gioco facile sui 1150 kg e spinge con veemenza se provocato; lo sterzo è diretto, il nolder non fa granché per deviare il vento che arriva sul casco (un improbabile jet invece del più consono integrale, colpa mia il giorno della prova) Metteteci anche il cambio a sx ed un assetto molto rigido, ecco capirete perché dopo due o tre km si prova ad emulare Merzario al Giro di Italia, ho preferito guidare in modalità “a casa ti aspetta la famiglia” o se preferite “devi ancora finire di pagare il mutuo prima casa”.

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